Italiana Coke, approvato il bilancio: 200 milioni di fatturato, 26 milioni ebitda

L'a.d. Cervetti: «Ragionare insieme su come realizzare il primo distretto energetico industriale italiano: si può fare, e per la Valbormida è essenziale. Ma occorre muoversi insieme»

Italiana Coke, approvato il bilancio: 200 milioni di fatturato, 26 milioni ebitda

Un fatturato di oltre 200 milioni di euro e un ebitda positivo di 26 milioni caratterizzano il bilancio al 30 giugno di Italiana Coke, approvato dall’assemblea dei soci.

L’esercizio dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022, si legge nel comunicato, è stato l’anno di svolta della società, dopo il periodo di difficoltà del quinquennio precedente.

La forte domanda di prodotto e di energia elettrica, il relativo incremento dei prezzi, nonché la crisi russo – ucraina hanno caratterizzato il periodo, ma Italiana Coke ha gestito le perturbazioni e sfruttato le opportunità. L’azienda ha riguadagnato quote di mercato in Europa, e consegnato 374 mila tonnellate di coke a clienti in oltre 25 paesi nel mondo. Inoltre, ha prodotto e immesso con regolarità sul mercato elettrico italiano circa 112 milioni di kwh, contribuendo a mitigare la dipendenza energetica dell’Italia dal gas russo e assicurando stabilità al comparto energetico di Liguria e basso Piemonte, di cui è uno dei produttori principali.

Il caro energia, che ha creato notevole incertezza sui programmi industriali dei clienti, l’imprevedibile incremento di molti fattori produttivi – in particolare delle materie prime, del nolo, e di tanti altri fattori di produzione (acciaio, cemento, legnami, servizi, prodotti chimici per l’ambiente) – insieme con la marcata volatilità dei tassi di cambio euro/dollaro hanno obbligato a un’attenta gestione dei flussi finanziari e il rapido adattamento a mutevoli condizioni.

La società della famiglia Ascheri ha potuto in quest’anno consolidare la sua posizione centrale nell’industria europea della fonderia, dell’acciaio e dei coibentanti, e ha garantito ai partner dell’indotto valbormidese non solo continuità di lavoro, ma anche un incremento delle attività e dei prezzi.

«In un clima difficilissimo e incerto, ancora caratterizzato dalla pandemia Covid 19, cui si sono aggiunte perturbazioni sui mercati e il dramma della crisi russo-ucraina − dichiara l’amministratore delegato, Paolo Cervetti − Italiana Coke ha retto bene, e migliorato sensibilmente tutti gli indicatori. Inoltre, la società ha chiuso il concordato (provvedimento del Tribunale di Genova, marzo 22), incassato il residuo finanziamento Mise (3 milioni di euro) e definito con gli istituti finanziari la rimodulazione delle rate di rimborso del debito concordatario (fino al 2027). Ciò ha già permesso il rimborso in corso di esercizio di oltre 19 milioni di euro di debito, in gran parte destinati ad aziende del territorio».

«Commercialmente − spiega Cervetti − per Italiana Coke è stato importante consolidare i rapporti ultradecennali esistenti, e stipulare un accordo trilaterale per la fornitura programmata e di lungo periodo di coke siderurgico con il leader europeo dell’acciaio green, in Svezia e il socio di minoranza Metalcorp (38,7%). L’anno scorso si è avuto inoltre lo sblocco della complicata vicenda delle funivie Savona San Giuseppe: tra il fermo impianti dell’alluvione 2019, la ricostruzione affidata al provveditore alle opere pubbliche (e quindi fuori dalla competenza del gruppo) e un’attività comunque mantenuta sui parchi e manovre con una società in liquidazione, la situazione non era semplice. Tuttavia, grazie al buon rapporto con il Mims, questi ha prima delineato una strada di continuità, e poi ha determinato la consegna del compendio e del gruppo dei lavoratori al presidente di Adspmlo: auspichiamo che ciò avvenga nelle prossime settimane, anche per consentire la necessaria proroga dei programmi di sostengo al reddito dei lavoratori che Funivie aveva attivato».

«Da ultimo, ma non meno importante − sottolinea Cervetti −, abbiamo investito oltre 1 milione di euro per i collaboratori, realizzando programmi di incentivazione e premi, e oltre 10 milioni sugli impianti, progettando e realizzando nei tempi previsti le opere collegate alla rinnovata AIA (pavimentazioni parchi carbone, sistemi di monitoraggio delle emissioni), alla prevenzione e sicurezza (nuovi impianti antincendio e programma di esercitazioni congiunte con i Vigili del Fuoco), alla ricerca verso la decarbonizzazione (con l’impianto di sperimentazione realizzato per Paul Wurth Italia e gli studi sulle materie prime seconde con Iren e Relife). È nostra intenzione proseguire la continua mitigazione dell’impatto ambientale dell’attività, la ricerca ininterrotta della sicurezza sul lavoro, e lo sfruttamento delle nuove opportunità di business che questo periodo intenso ha evidenziato. Per questo motivo, stiamo cercando risorse umane di valore che vogliano accompagnarci nella trasformazione, e stiamo perfezionando accordi con partner industriali di primissimo livello».

«Adesso − conclude Cervetti – abbiamo intenzione di coinvolgere il territorio su un tema per noi importante: l’energia elettrica. Vorremmo che l’energia prodotta a Cairo con la nostra centrale di cogenerazione restasse in loco, come motore di rilancio dell’area di crisi complessa, come aiuto alle imprese del territorio, agli enti locali, ai cittadini. Appena possibile, inviteremo i nostri partner, gli imprenditori, gli enti territoriali e i cittadini interessati, per ragionare insieme su come realizzare il primo distretto energetico industriale italiano: si può fare, e per la Valbormida è essenziale. Ma occorre muoversi insieme».

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