«L’apertura del Governo alle strutture sanitarie del privato accreditato tramite il riconoscimento alle stesse, con il decreto Aiuti-ter, del diritto ad accedere alle risorse destinate a fronteggiare il caro energia può rappresentare senz’altro un punto di partenza significativo per tutto il settore. Tuttavia ci sono alcuni aspetti ancora carenti: su tutti la mancanza di una visione organica della macro area dei Lea e l’ammontare insufficiente delle risorse stanziate nel decreto».

Luca Pallavicini, presidente di Confcommercio Salute, Sanità e Cura, si fa portavoce delle preoccupazioni di un settore che “svolge quotidianamente un ruolo cruciale nella presa in carico dei cittadini anziani e con fragilità spesso sostituendosi allo Stato”.

I numeri che il servizio privato accreditato mette in disponibilità a livello nazionale, si legge nel comunicato Confcommercio, sono “importanti”: «Parliamo di circa 6 mila strutture per 220/260 mila posti letto, con un impiego di personale di circa 170 mila addetti − dice Pallavicini −. Un universo di realtà che, sia in pandemia sia di fronte al fardello del caro energia, hanno dovuto, devono e dovranno continuare a mantenere uno standard di prestazioni e servizi efficiente e di grande qualità».

A seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Dl 144/2022, Confcommercio Salute, Sanità e Cura, organizzazione che rappresenta a livello nazionale circa 3.000 realtà del settore assistenziale, sociale, socio sanitario ed educativo per un totale di circa 33.000 dipendenti, lancia un appello al Governo e alle Regioni su più fronti.

«Stanti le premesse sulla bontà dell’apertura al privato accreditato − spiega Pallavicini − riteniamo necessario sottolineare alcune criticità e avanzare le nostre proposte: l’ulteriore limite, introdotto nel decreto bollinato, al contributo una tantum per le strutture pari allo 0,8 del tetto di spesa assegnato per l’anno 2022 alle Regioni rischia di mantenere molto corta, se non insufficiente, la coperta degli aiuti; inoltre il comma 5 dell’articolo 5 del decreto stabilisce come le Regioni ‘possano’ riconoscere alle strutture il contributo, ‘ferma restando la garanzia dell’equilibrio economico del Servizio sanitario regionale’. Su questo punto, il dubbio relativo alle coperture e alla corretta e celere applicazione delle misure in tutti i territori è quanto meno lecito. Riteniamo dunque cruciale la convocazione in tempi rapidi di un tavolo interistituzionale che coinvolga Stato, Regioni e le organizzazioni di rappresentanza delle imprese, per trattare in prima battuta il tema specifico».

«Ci pare poi eccessivamente limitante la marcata divisione, tracciata dal decreto, tra Terzo Settore (ai cui sostegni si fa riferimento nell’articolo 8 del Dl) e imprese − aggiunge il presidente −. Da qui l’ulteriore valore e urgenza di un tavolo di confronto allargato, per avviare una volta per tutte una vera e profonda analisi strutturale del settore: tra le priorità, a nostro avviso, c’è senz’altro la necessità di valorizzare e tutelare chi investe in qualità e sicurezza, a prescindere dalla propria natura giuridica, avviando e promuovendo non più solo a parole un cambio di paradigma nell’approccio culturale e operativo verso il settore dei Lea».

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