Il sistema produttivo culturale e creativo in Italia vale 88,6 miliardi, ma la Liguria resta indietro

Dal rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere emerge una regione indietro rispetto alle altre del Nord Ovest e con valori al di sotto anche della media nazionale

Il sistema produttivo culturale e creativo in Italia vale 88,6 miliardi, ma la Liguria resta indietro

Un sistema produttivo che nel 2021 in Italia ha dato lavoro a 1,5 milioni di persone e ha prodotto ricchezza per 88,6 miliardi di euro: è quello della cultura e della creatività che conta 270.318 imprese e 40.100 realtà del terzo settore (11,1% del totale delle organizzazioni no profit).

Nello specifico, 48,6 miliardi (il 54,9%) sono stati generati dai settori culturali e creativi (attività core) e altri 40 miliardi (il 45,1%) dai professionisti culturali e creativi attivi (creative – driven).

In questo scenario, la Liguria, purtroppo, non brilla. Il valore aggiunto prodotto dal sistema culturale della regione nel 2021 è stato pari a 1.918 milioni di euro e gli occupati stimati 32.600 circa.

A dirlo è il rapporto Io sono cultura, curato da Fondazione Symbola e Unioncamere, che annualmente fotografa il sistema produttivo culturale e creativo italiano.

Dal rapporto 2022 emerge una regione indietro rispetto alle altre del Nord Ovest (peggio di noi solo la Valle d’Aosta) e con valori al di sotto anche della media nazionale. L’incidenza percentuale del valore aggiunto prodotto dal comparto sul totale dell’economia è pari al 4,1%, contro una media del Nord Ovest che si assesta al 6,5% e quella nazionale al 5,6%.

Genova non compare neppure tra le prime province italiane per incidenza di ricchezza e occupazione prodotte. E lo stesso vale per le altre tre province liguri: tutte fuori dalla classifica che tiene conto dell’incidenza del comparto culturale e creativo sulll’economia locale.

Il rapporto analizza il sistema produttivo culturale e creativo, ovvero tutte quelle attività economiche che producono beni e servizi culturali (core), ma anche tutte quelle attività che non producono beni o servizi strettamente culturali, ma che utilizzano la cultura come input per accrescere il valore simbolico dei prodotti, quindi la loro competitività, che nello studio sono definite creative-driven.

Le attività culturali e creative sviluppate da soggetti pubblici, privati e del terzo settore, attivano valore anche in altri settori dell’economia (in primis turismo, trasporti e manifattura), valore stimato nel 2021 di 162,9 miliardi di euro. Secondo il report l’impatto della cultura e della creatività sale così a 252 miliardi di euro, con una incidenza sull’intera economia pari al 15,8%.

All’interno del core coabitano attività molto diverse tra loro, accomunate dalla produzione e veicolazione di contenuti culturali e creativi. Dalle attività di conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico (attività dei musei, biblioteche, archivi, monumenti), alle arti visive e performative (attività dei teatri, concerti, etc.). A queste si aggiungono attività che operano secondo logiche “industriali” (musica, videogame, software, editoria, stampa), quelle dei broadcaster (radio, televisione), fino ad arrivare ad alcune attività appartenenti al mondo dei servizi (comunicazione, architettura, design).

Il rapporto, arrivato alla dodicesima edizione, è realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, con la collaborazione del Centro studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, insieme a Regione Marche e Istituto per il Credito Sportivo.

 

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