Il mostro” di Matteo Renzi (Piemme) è senza dubbio un libro da leggere. Per diversi motivi. Il primo è che getta un fascio di luce su magistratura, politica e giornalismo. Contiene anche una interessante ricostruzione delle vicende che hanno portato all’elezione del presidente della Repubblica a fine gennaio scorso, ricostruzione divertente dove, per esempio, Renzi racconta della cena – pizza e champagne – offerta a Casini la sera in cui sembrava fosse svanita, come in effetti poi fu, la possibilità per l’ex presidente della Camera di andare al Quirinale. «Così, il giovedì sera – si legge a pag. 171 – chiamo Pier e condivido una buona bevuta scherzando e prendendoci un po’ in giro. Mi fa sentire il finale del primo discorso che avrebbe pronunciato a sedute riunite: bellissimo, con una citazione toccante di papa Giovanni Paolo II. “Bel lavoro, tienilo per il 2029” gli dico scherzando. Lui mi manda a stendere: “Me lo hai già detto sette anni fa”. E ovviamente ci ridiamo sopra come fanno due professionisti che sanno che in politica le cose non vanno mai come vorremmo». Ma tutto il libro è scritto con la spigliatezza e la vis polemica che il politico fiorentino ha sempre dimostrato nelle interviste, nei discorsi in Parlamento e in tv. E con l’abituale sense of humour, come dove racconta che, in seguito alla sua proposta di portare i giorni di ferie dei magistrati da 45 (!) a 30, il procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, nel suo discorso dichiarò: «il presidente del consiglio non ha trovato niente di meglio che ispirarsi al personaggio di Napoleone della Fattoria degli animali di orwelliana memoria, che aveva scoperto il grande rimedio di tutti i problemi della vita: far lavorare gli altri fino a crepare».

Il contenuto del libro è chiarito nel sottotitolo: «Inchieste, scandali e dossier – Come provano a distruggerti l’immagine». Si tratta, scrive l’ex presidente del consiglio, della «mole di ingiustizie e di scandalose aggressioni che mi hanno trasformato agli occhi di molti italiani in un mostro» (pag. 7). «Hanno arrestato – spiega – i miei genitori con un provvedimento subito dopo annullato, hanno sequestrato i telefonini ai miei amici non indagati, hanno cambiato nomi nei documenti ufficiali per indagare sulle persone a me vicine, hanno scritto il falso in centinaia di articoli, hanno pubblicato lettere privatissime tra me e mio padre, mi hanno fotografato negli autogrill e mentre uscivo dal bagno di un aereo, hanno controllato e pubblicato tutte le voci del mio estratto conto, hanno violato la Costituzione per controllare i miei messaggi su Whatsapp, hanno coinvolto strutture dei servizi di intelligence non solo italiani» (pag. 8).

Non possiamo qui esporre le vicende giudiziarie raccontate da Renzi, vedrà, e giudicherà, il lettore. Possiamo piuttosto riflettere su alcune affermazioni del battagliero senatore fiorentino. A pag. 9 leggiamo: «Bisogna smetterla con il pensiero unico che vuole la politica colpevole di tutto e i magistrati simbolo della santità e della perfezione. È una fotografia assurda prima ancora che falsa. E il principale colpevole di questo racconto è la pavidità pigra e mediocre della classe politica prima ancora che il protagonismo di qualche toga: è la paura che fa la differenza in questi casi. Troppi scelgono il silenzio perché temono conseguenze più gravi. Perché troppe volte la classe politica per convenienza o per viltà ha chinato il capo». Giusto. Il pesce, si dice, comincia a puzzare dalla testa. Del resto, come riconosce lo stesso Renzi, sono gli stessi magistrati che, nei vari gradi di giudizio, quando è il caso, ridimensionano il protagonismo di certi loro colleghi e ne smontano le tesi infondate, le accuse ingiuste, le vere e proprie buffonate. Rischiando, a volte, di compromettere la propria carriera, visto come ha funzionato, finora, il Csm. La maggioranza dei magistrati è fatta di persone serie e competenti.

I politici, dunque, sono vittime ma anche responsabili. Avrebbero dovuto regolare il rapporto tra politica e magistratura. Non lo hanno fatto. Per pavidità, come scrive Renzi. (La riforma della giustizia è opera di un tecnico, Marta Cartabia, e comunque non sono ancora stati approvati i decreti attuativi relativi al processo penale, che riguardano argomenti rilevanti come la messa alla prova o la riforma del Csm). Però, i politici chi li elegge? Chi ha eletto sindaco di Napoli Luigi De Magistris, e presidente della Regione Puglia Michele Emiliano? Chi ha dato l’8% dei voti a Idv (alle europee del 2009) e il 32% a M5S alle politiche del 2018? I pesci puzzano dalla testa, e a volte succede che abbiano nuotato in acque torbide.

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