Il mondo agricolo ligure continua a lamentare la gestione dell’emergenza peste suina nel territorio regionale.

Dopo oltre 6 mesi dall’inizio della diffusione della malattia tra gli ungulati la dotazione finanziaria destinata a sostenere gli interventi di biosicurezza, cioè le dotazioni necessarie a rendere sicure le aziende consentendo di riprendere l’attività di allevamento, sono considerati insufficienti. «È inaccettabile − dichiara Stefano Roggerone, presidente di Cia Liguria − il rinvio della messa a disposizione degli altri 35 milioni, destinati al risarcimento danni subiti dalla filiera suinicola e non solo, che dovranno attendere ancora uno specifico procedimento e le istruzioni per la presentazione delle domande. Le aziende hanno visto i loro volumi di affari precipitare, dovendo comunque far fronte a costi fissi importanti e crescenti. Per questo abbiamo deciso di avviare una ricognizione dei danni subiti dalle aziende attraverso una scheda di rilevazione che mettiamo a disposizione anche degli uffici regionali».

Ancora aperta la questione della riduzione della popolazione dei cinghiali che al momento non ha visto alcun intervento significativo, se non quelli realizzati per iniziativa di qualche sindaco. «Serve un’accelerazione che, a prescindere dallo stato di avanzamento della “recinzione della zona a rischio” la cui definizione dalle dichiarazioni della Regione è prevista per fine agosto − dice Roggerone − metta le attività agricole, ricomprese nella zona e quelle a ridosso della stessa, nella condizione di essere tutelata. Al di là degli annunci che non intendiamo discutere, non vediamo azioni concrete e coerenti che preparino la messa a terra di un piano di depopolamento così imponente».

Dubbi anche sulla realizzazione della rete per contenere il diffondersi dell’epidemia di peste suina all’interno della zona rossa. Coldiretti Genova − riporta l’agenzia Dire − lamenta come la Liguria sia una delle regioni più impervie d’Italia con un paesaggio collinare e tanti dislivelli, con la presenza di numerosi corsi d’acqua e tantissime gallerie e viadotti: “È stato raccontato che la presenza delle due autostrade avrebbe in qualche maniera migliorato e consentito con maggior facilità la posa di questa recinzione. Sono stati fatti proclami e date rassicurazioni in merito ai tempi ragionevoli di realizzazione sbeffeggiando per l’ennesima volta i nostri produttori che, lavorando duramente tutti i giorni nei campi sanno bene cosa vuol dire in termini di tempi di realizzazione e costi, difendere, innalzando barriere, il proprio terreno, il proprio lavoro ed il relativo reddito. Sono anni, infatti, che le nostre imprese sono costrette a spendere dei soldi in robuste recinzioni per non lasciarsi abbandonare alla razzia quotidiana degli animali selvatici; tutti i tentativi di difesa con il pastore elettrico e reti leggere nel corso degli anni sono stati pressoché vani perché la forza dei cinghiali, soprattutto quando corrono, è tale da fargli superare senza neanche accorgersene tali minime barriere”.

Da meno di un mese è iniziata in Liguria la costruzione della recinzione, spiegano da Coldiretti Liguria: “Dovrebbe avere, almeno a preventivo, un costo tra i 6 e i 10 milioni di euro; nell’immaginario degli addetti ai lavori ci si aspettava che si sarebbe proceduto con l’istallazione di reti elettrosaldate, mentre da sopralluoghi effettuati direttamente dai nostri dirigenti è emerso che si tratta di reti molto leggere, nemmeno ancorate al terreno del tipo di quelle che solitamente si utilizzano per la recinzione dei piccoli animali da cortile”. «Qualcuno deve prendersi la responsabilità di ciò che si sta realizzando − rimarca Luca Dalpian, presidente di Coldiretti Genova − dopo il balletto interminabile della nomina del commissario straordinario ora è arrivato il tempo di decidere se il problema dei danni causati dagli animali selvatici in Liguria si vuole risolvere o se ci si vuole semplicemente togliere di dosso delle responsabilità anche effettuando opere inutili e costose».  «Nel frattempo − spiega Paolo Campocci, direttore di Coldiretti Genova − le nostre aziende suinicole dell’area rossa non esistono più, tutti i maiali sono stati macellati o abbattuti senza aver ancora avuto neanche un euro di indennizzo né per il mancato reddito, né per i costi di un’eventuale riconversione produttiva. All’esterno dell’area rossa gli oramai pochi allevamenti, che con tanto coraggio non hanno ancora ‘buttato la spugna’, sono stremati dovendosi districare tra norme poco chiare, vincoli e divieti. Nel frattempo le aziende agricole tutte, in un anno calamitoso per quanto riguarda la siccità da record, per l’aumento delle materie prime e per il calo dei consumi in generale dovuto all’aumento dell’inflazione, sono costrette ogni giorno a fare i conti con i danni da cinghiali e caprioli».

«Questa recinzione, che una volta ultimata dovrebbe dare il via agli abbattimenti, così come viene realizzata non può funzionare − conclude Dalpian −. Sono mesi che chiediamo un piano di depopolamento dei cinghiali fuori dalla zona rossa ed indennizzi immediati per le imprese. Nella nostra regione gli ungulati vivono beati, passeggiano indisturbati per le strade, depredano i frutti del lavoro dei nostri produttori associati ed oramai non è più così raro vederli sui litorali, mentre la nostra agricoltura rischia il tracollo».

Coldiretti Genova ha documentato con alcuni video, realizzati in presa di diretta dal presidente Luca Dalpian e pubblicati sulla pagina Facebook di Coldiretti Genova oltre che sul sito istituzionale.

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