La Spezia risulta al 17esimo posto tra i capoluoghi di provincia italiani per grado di perdite idriche totali sui volumi immessi nella rete, che raggiunge addirittura il 53,4%: su un totale di circa 16,87 milioni di metri cubi immessi in rete (498 litri per abitante al giorno), solo 7,86 vengono erogati per usi autorizzati. Lo rende noto l’ultima analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato, su dati Istat.

Nel Comune di Genova le perdite idriche sono il 32,1%: 64,7 milioni di metri cubi immessi in rete (312 pro capite), 43,9 quelli erogati. A Savona la dispersione idrica si attesta sul 28,2%: si contano 6,48 milioni di metri cubi d’acqua immessa (299 pro capite) e 4,65 milioni effettivamente erogati per uso autorizzato. Il Comune più “virtuoso” della Liguria è Imperia, con “solo” il 24% di perdita idrica sul totale: 5,4 milioni di metri cubi immessi (352 per abitante al giorno), 4,1 milioni quelli erogati per usi autorizzati.

La dispersione idrica, oltre al calo del 39,7% della produzione idroelettrica nei primi cinque mesi del 2022, è tra le principali criticità segnalate da Confartigianato: «Il risultato – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – è che buona parte dell’acqua immessa nella rete nazionale non arriva ai rubinetti dei cittadini e dei nostri artigiani, per i quali è indispensabile anche per la loro attività manifatturiera».

Guardando al resto d’Italia, la massima criticità si rileva a Chieti, con il 71,7% di dispersione idrica, mentre la situazione migliore si registra a Macerata, dove si perde “solo” il 9,8% dell’acqua immessa in rete. In generale, a livello nazionale, il 36,2% dell’acqua immessa nella rete, pari a 0,9 miliardi di metri cubi, non arriva ai rubinetti degli italiani.

Al problema della siccità, secondo l’analisi di Confartigianato, sono soggette soprattutto le micro e piccole imprese artigiane che operano nei dieci settori manifatturieri con la maggiore intensità di utilizzo dell’acqua: tra i settori più idro-esigenti Confartigianato indica quello estrattivo, seguito da tessile, petrolchimico, farmaceutico, gomma, materie plastiche, vetro, ceramica, cemento, carta e prodotti in metallo. In Liguria sarebbero 1.392 le microimprese interessate, che occupano 4.745 addetti: per la maggior parte, si tratta di realtà attive nel genovesato (678 con 2.261 addetti), seguite da quelle savonesi (297 con 989 addetti). Nella provincia di Imperia sono interessate 226 microimprese artigiane (con 705 addetti), mentre nello spezzino sono 191, con 790 addetti.

In Italia sono circa 71 mila le imprese artigiane “water intensive”, con 287 mila addetti all’attivo. Complessivamente, in questi dieci comparti manifatturieri con il più elevato uso di acqua si concentra il 69,3% dei consumi delle imprese di produzione, pari a 12,1 litri di acqua per euro di produzione, per un totale di 118mila aziende che occupano 1 milione e 268 mila addetti.

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