In Liguria, ogni tre persone in età attiva, ovvero tra 15 e 64 anni, ce ne sono due in età non attiva, ovvero under 14 e over 65. È l’indice di dipendenza strutturale, fissato al 65,7%, che colloca la regione all’ultimo posto in Italia. Il dato emerge dal rapporto “Italia diseguale: disparità socioeconomiche regionali in Italia“, curato dalla Fondazione Ebert e illustrato questa mattina a Genova nel corso di un convegno organizzato dalla Cgil a Palazzo San Giorgio. Lo rende noto l’agenzia di stampa Dire.

Le province liguri sono tutte nelle prime posizioni del Paese: la prima in Italia è Savona con un indice del 67%, terza Genova con il 66,3%, sesta Imperia con il 64,6% e dodicesima La Spezia con il 63,2%.

«La fotografia della realtà ligure impone una svolta − commenta Maurizio Calà, segretario generale Cgil Liguria − Il rapporto tratteggia un Paese e una regione che viaggiano a diverse velocità». Per il sindacalista, è necessario un confronto costante con la Regione Liguria con un cambio di passo più dinamico «non solo sulle opere del Pnrr, ma sulle tante opportunità presenti nei fondi europei 2021-2027 e su una nuova capacità di programmazione delle risorse ordinarie del bilancio regionale per fare sintesi tra le diverse misure e intervenire, in modo strutturale sulle diseguaglianze e su una visione dello sviluppo di qualità che sappia affrontare le sfide della transizione ambientale, energetica e tecnologica e rispondendo alla crisi demografica».

Tra gli altri dati, anche quello relativo alla disoccupazione: nell’area metropolitana di Genova il valore scende dal 9,9% del 2020 al 7,7% nel 2021, ma nel Comune di Genova resta più alto, all’8,2%, e lo è anche rispetto a quello delle grandi aree metropolitane più ricche del Nord. Il dato medio regionale, invece, si attesta all’8,5%.

Tra le diseguaglianze rimarcate dal sindacato, quelle per la retribuzione nel lavoro dipendente: la retribuzione media lorda giornaliera di un lavoratore del settore portuale è pari a 103,21 euro, con una media di 212,1 giornate retribuite annue, contro i 51,91 euro nel settore turismo, con 131,3 giornate annue retribuite.

«A questo − spiega Marco De Silva, responsabile dell’ufficio economico della Cgil di Genova e della Liguria − va sommato il primato di Genova sul costo della vita, che è il più elevato tra le grandi città del Centro-Nord come Milano, Bologna, Firenze e Roma, e il costo alto degli alloggi, con un alloggio di edilizia residenziale pubblica a disposizione ogni 30 famiglie residenti, contro, per esempio, l’uno ogni nove di Milano. I nuovi primi accessi alla Caritas salgono del 48% e, infine, anche nel 2021 la città metropolitana ha perso 7.362 abitanti, registrando un’età media di 49,4 anni e una denatalità che continua inesorabile la sua corsa (-1,4% di nascite sul 2020)».

Tra gli altri dati a livello regionale, Savona ha una età media di 50 anni e si conferma la provincia più anziana d’Italia, nonché l’unica con un livello di ultrasessantacinquenni quasi triplo rispetto a quello dei ragazzi da zero a 14 anni; dal 2019 l’occupazione ha perso 5.000 e ben 10 mila dal 2009; le giornate retribuite annue dei lavoratori dipendenti del settore privato registrano una contrazione record tra il 2015 e il 2020 di 22 giorni. La Spezia, nel 2021, ha perso altri 1.008 abitanti, mentre la disoccupazione giovanile è sui livelli di Cosenza, 50,8 contro 51%, e sale al 55% per i maschi. Imperia, infine, è l’unica provincia del Nord ad avere il tasso di occupazione sotto il 60% e ha il tasso di disoccupazione più elevato del Centro-Nord (11,2%).

Per Calà, tuttavia, la Regione non è l’unico interlocutore: «A settembre verificheremo la disponibilità del governo a un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali perché i costi delle crisi continuano a scaricarsi prevalentemente sul lavoro e sulle famiglie. Diversamente ci mobiliteremo». Secondo il sindacalista, «c’è la necessità di inaugurare una nuova stagione di riforme, le precarietà sono un’emergenza nazionale come evidenzia l’ultimo rapporto Istat, e il governo, assieme alle Regioni, deve iniziare a ragionare su come rendere strutturali gli investimenti del Pnrr per evitare che ci si ritrovi con delle grandi e nuove infrastrutture, ma senza le risorse e il personale necessario per farle funzionare».

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