«Scorrendo il Pnrr abbiamo trovato interventi, spesso molto onerosi e di lunga e difficile realizzazione, ma dai quali difficilmente si può pensare dipenda il destino prossimo del nostro porto, dell’economia ligure, e di quella dell’intero nord ovest italiano, perché dall’efficienza del nostro porto deriverà sempre di più la sua capacità di stare sul mercato».

Paolo Pessina, presidente di Assagenti, lancia, dal podio dell’assemblea dell’Associazione (dal titolo “Obiettivo: solo il possibile”), un messaggio molto concreto sugli aspetti di competitività cittadini: «Vogliamo focalizzarci su ciò che è necessario, su ciò che è possibile, con l’obiettivo di concentrare gli interventi e i finanziamenti sulle opere vitali per il futuro immediato».

Secondo il presidente degli agenti marittimi genovesi, l’Italia sta subendo una vera e propria ubriacatura di nuove opere, con progetti che non saranno mai varati e infrastrutture che non potranno essere attuate.

«Quali opere, e in quali tempi, assicureranno al porto di Genova il salto di qualità che attendiamo da anni?»

Ma per cinque di esse non possono esistere giustificazioni, né fallimenti: la nuova diga del porto (oltre un miliardo di spesa e consegna nel 2027); il Terzo Valico ferroviario fra Genova e Milano, consegna 2026 a 114 anni dal primo progetto; il Nodo ferroviario di Genova, consegna 2024: «Nel dicembre scorso i lavori della Galleria Nuova San Tommaso sono stati ultimati portando all’83% dell’opera finale i lavori eseguiti. Quando la consegna? Quando saranno pronte le altre due gallerie? Il Nodo collegherà direttamente le banchine con la rete ad alta capacità provocando una rivoluzione epocale. Ma quando?»; la Gronda autostradale di ponente, inizio lavori 2023 e 10 anni per il completamento; e l’E-Port ovvero digitalizzazione di tutti i servizi e l’organizzazione portuale: 2023.

Il primo modulo dell’E-Port, ricorda Pessina, è stato inaugurato nel 2005. «A Genova arriveranno i cavi sottomarini di collegamento informatica tra Asia ed Europa nel frattempo il nostro Pcs ha necessità di sviluppo e con la chiusura a livello nazionale di Uirnet siamo nel limbo. Altrove, è duro confessarlo, il porto telematico è realtà da un ventennio. Dove sono gli intoppi? Cosa non funziona?»

Convitato di pietra è l’area siderurgica di Cornigliano. Secondo Pessina, un porto in affannosa ricerca di spazi per attività di movimentazione delle merci e di logistica non può più permettersi il lusso di ignorare un’area (ex Italsider) da un milione e 300 mila metri quadri incastonata al centro dello scalo marittimo. Area – ha sottolineato Pessina – che è stata sino a oggi un taboo e della quale non si poteva parlare all’insegna di una presunta difesa di occupazione nel settore siderurgico, «quando tutti sanno – sottoinea – che il problema occupazionale potrebbe essere facilmente risolto, rendendo l’area di Cornigliano il polmone produttivo del porto».

Assagenti lancia una sfida: «Per decenni – dice Pessina – abbiamo vissuto di passato, subendo il declino di quella che è stata battezzata la città più vecchia d’Italia. La nostra categoria ha deciso di passare il testimone ai giovani che lavorano nelle nostre aziende dando vita a un vero e proprio think tank che da luglio inizierà a lavorare sul futuro. E nel futuro ci sono prima di tutto le infrastrutture che abbiamo indicato».

Per raggiungere questo obiettivo verrà denunciato qualunque ostacolo venga posto sulla strada della realizzazione di queste opere, indicando chi e come stia remando contro il nostro futuro. «Dobbiamo pretendere − afferma Pessina − il rispetto dei tempi almeno per la realizzazione di quelle cinque opere di prima fascia dalle quali dipende non solo il destino del porto ma anche la ricostruzione di quello schema virtuoso di città-porto che in anni ormai lontani decretò il successo unico e irripetibile di Genova. Abbiamo la pretesa in questa assemblea di fissare nuove regole del gioco perché quelle vecchie in vigore sino a oggi, con la sola eccezione virtuosa e, fatemelo dire, miracolosa della ricostruzione del Ponte Morandi, non hanno funzionato».

Pessina ribadisce che non ci si può permettere il lusso di sbagliare, che i tempi devono essere certi e se non rispettati qualcuno dovrà assumersene la responsabilità, che eventuali revisioni di costi non dovranno arrestare o rallentare queste opere. Piuttosto si dovrà rinunciare o si dovranno posticipare altre opere, certo importanti, ma non vitali. Inoltre che l’informativa agli stakeholder, ovvero agli operatori portuali, ma anche ai privati cittadini dovrà essere costante. Per questo viene proposta la creazione di un sito con cinque timer che ci dicano ogni giorno il tempo che ci separa dalla conclusione dei lavori. Se un’opera è in ritardo dobbiamo saperlo tutti e subito.

Per Pessina Genova dovrà essere una grande casa di vetro e il suo porto dovrà diventare il laboratorio italiano di una sfida alla trasparenza. Se arriveranno intoppi su queste opere dovranno essere conosciuti in tempo reale, così come i nomi di chi li ha provocati o li sta provocando.

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