Riapre al pubblico il Museo di Palazzo Rosso a Genova grazie ai 2,8 milioni di euro del Patto per Genova e al sostegno della Compagnia di San Paolo.

Due anni e mezzo di interventi di adeguamento strutturale e impiantistico, ma anche due importanti operazioni conservative: è stata restaurata la Sala della Grotta del secondo piano ammezzato con la sua “alcova”, uno straordinario ambiente privato, che rappresenta un vero e proprio unicum fra gli interni dei palazzi genovesi e che viene aperto al pubblico per la prima volta. Restaurata anche la volta della Sala della Primavera affrescata da Gregorio De Ferrari, un autentico capolavoro della grande decorazione genovese barocca.

Le “Mezzarie” di Palazzo Rosso: uno spazio privato in una superba dimora

A partire dal 1705, Anton Giulio II Brignole Sale fa decorare un piccolo appartamento in un mezzanino che si trova fra primo e secondo piano nobile di Palazzo Rosso, proprio sotto alle sale dette “delle Stagioni” decorate da Domenico Piola e Gregorio De Ferrari su commissione del padre di Anton Giulio, Gio Francesco I.

Si tratta di uno spazio piuttosto insolito, una sequenza di ambienti molto più ridotti nelle proporzioni rispetto ai fastosi saloni dei due piani nobili, ed evidentemente destinati a un uso privato: una prima stanza forse destinata ad accogliere una raccolta di dipinti, una sala da pranzo detta “della Grotta” per la sua decorazione, da cui si accede a una stanza da letto con un’alcova fiancheggiata da un bagno e da una stanza guardaroba; e, in direzione opposta rispetto alla prima sala, un salotto decorato con specchi.
L’appartamento rappresenta un unicum fra gli interni dei Palazzi dei Rolli, e offre uno straordinario punto di osservazione sugli spazi di vita quotidiana degli aristocratici che abitarono il palazzo: un luogo di lusso, raffinatezza e saper vivere che finalmente il pubblico può ammirare.

Anton Giulio II era appena rientrato da un’ambasceria a Parigi (dove si era fatto ritrarre da Hyacinthe Rigaud), e si rivolge ad artigiani francesi per almeno una parte della decorazione, di gusto orientaleggiante, della prima sala; mentre gli affreschi sono di Gregorio De Ferrari.

I documenti segnalano che erano destinati a questi ambienti, probabilmente alla Sala della Grotta, i due gruppi scultorei dedicati alle storie di Giove in forma di cigno con Elena e Polluce e La lupa con Romolo e Remo rispettivamente di Bernardo Schiaffino e Francesco Biggi, normalmente esposti al secondo piano nobile e attualmente in prestito alla mostra “Superbarocco” delle Scuderie del Quirinale. Gli affreschi e i dipinti su legno della sala della Grotta, dedicati alle storie di Elena, sono opera di Domenico Parodi.

La camera da letto vede all’opera ancora Domenico Parodi per gli affreschi, mentre la straordinaria alcova nasce probabilmente su progetto di Gregorio De Ferrari, con la spettacolare decorazione che finge in stucco un grande drappo fiorito, il rivestimento di specchi sulle pareti e un parquet in eccezionale stato di conservazione.

La morte improvvisa di Anton Giulio II, nel 1710, interrompe i lavori, che vengono ripresi dal figlio Gio.Francesco II attorno al 1745; Gio.Francesco coinvolge il pittore Giacomo Boni nella realizzazione del salotto rivestito di specchi e arredato con piccole consoles di stile Reggenza.

 

L’amministrazione comunale ha coperto gli interventi per il rifacimento di parte dei serramenti, il restauro di arredi monumentali e la realizzazione di alcuni tendaggi, mentre la Fondazione Compagnia di San Paolo ha sostenuto, nell’ambito del protocollo quadro 2019-20 tra Compagnia e Comune di Genova, il restauro della facciata di Palazzo Rosso, la Sala d’Autunno, la Loggia delle rovine e ricompreso nell’intervento anche i giardini, con l’obiettivo di una completa riapertura dell’emergenza architettonica, rendendone la visita più attrattiva, interessante e ricca.

Dal 2000 il Comune di Genova e la Fondazione Compagnia di San Paolo hanno intrapreso un ambizioso progetto di riqualificazione e valorizzazione di quello che è diventato uno dei più importanti distretti museali del capoluogo ligure, in piena coerenza con l’Obiettivo Cultura della Fondazione che si impegna a preservare e conservare il patrimonio architettonico e artistico, nella convinzione che rappresenti una risorsa fondamentale del territorio e che meriti non solo grande attenzione, ma anche politiche di investimento di medio e lungo periodo.

I lavori di adeguamento hanno riguardato l’ammodernamento tecnologico e la messa a norma degli impianti (idraulici, meccanici, elettrici e speciali), con adeguamenti necessari per l’utilizzo delle reti informatiche che nei musei moderni permettono di offrire esperienze di visita del tutto differenti rispetto al passato.

Per la nuova progettazione degli impianti è stata dedicata particolare attenzione a trovare – d’intesa con la Soprintendenza – soluzioni che non danneggiassero l’apparato decorativo parietale del secondo piano nobile (l’unico affrescato) e i pavimenti di marmo. Il progetto aveva come finalità il ripristino degli impianti nel rispetto assoluto delle caratteristiche storiche del complesso e degli interventi eseguiti negli anni Cinquanta dall’architetto Franco Albini. Sono stati inoltre filologicamente sostituiti gli allestimenti in tessuto.

Le opere sono tornate nella loro collocazione lungo il percorso espositivo dei due piani nobili di Palazzo Rosso, ad eccezione di quelle in prestito alle Scuderie del Quirinale dove rappresentano la città, insieme a tanti altri capolavori genovesi, alla grande mostra “Superbarocco. Arte a Genova da Rubens a Magnasco”.

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