Una ripresa trainata dai servizi ed estesa a tutti i principali settori, sulla quale pesano però l’inasprimento degli aumenti energetici e alimentari e le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, conseguenti allo scoppio del conflitto russo-ucraino, da cui deriva una profonda incertezza sulle prospettive per il 2022. Rincari che, in prospettiva,  potrebbero comportare anche un aumento delle famiglie liguri in condizioni di povertà.

Così la Banca d’Italia, nel suo ultimo rapporto, descrive l’andamento dell’economia ligure nel 2021. Un 2021 che, beneficiando anche dell’avanzamento della campagna vaccinale e del progressivo allentamento delle misure restrittive della mobilità, ha segnato, in generale, un netto recupero rispetto ai livelli del 2020, che in Liguria aveva fatto registrare una caduta del Pil di circa il 10%. Difficile però fare previsioni di medio-lungo periodo, considerando le tante variabili in gioco: piuttosto, è più ragionevole parlare di scenari, più o meno rosei, che potranno aprirsi a seconda dell’evolversi del conflitto, della sua durata e delle conseguenze economiche che ne deriveranno.

«In questo quadro − sottolinea Daniela Palumbo, direttore della sede genovese della Banca d’Italia − incidono anche gli effetti attesi dalla realizzazione del Pnrr, dal quale, anche grazie alla celerità dei processi, potranno trarre giovamento gli investimenti pubblici, cresciuti in Liguria del 21% nell’ultimo anno».

Le imprese

La produzione delle imprese industriali è aumentata quasi del 7%, anche se le vendite in termini reali sono rimaste sostanzialmente stabili: vi ha contribuito la rilevanza in regione di comparti con cicli produttivi lunghi, per i quali la fatturazione può seguire con molto ritardo l’esecuzione delle lavorazioni. La ripresa del settore edile si è rafforzata, beneficiando della prosecuzione dei lavori alle principali opere infrastrutturali e delle agevolazioni fiscali connesse con gli interventi di ristrutturazione edilizia: le ore lavorate sono salite del 25% circa.

Tra i comparti del terziario, i flussi turistici sono cresciuti significativamente, con le presenze che hanno fatto segnare un incremento di quasi il 38%; nella seconda metà dell’anno i pernottamenti sono tornati su livelli prossimi a quelli precedenti la pandemia.

Sono ripresi i transiti crocieristici, che si erano quasi completamente azzerati nel 2020. I traffici mercantili marittimi sono cresciuti (8,3%); tuttavia, dall’ultimo trimestre del 2021 quelli containerizzati hanno risentito delle disfunzioni delle catene logistiche internazionali.

Nell’intermediazione immobiliare è proseguito il recupero delle compravendite, sia nella componente abitativa, sia in quella non residenziale, salite rispettivamente del 38% e del 50% circa.

Il miglioramento del quadro economico si è riflesso sulla redditività aziendale: la quota di imprese che hanno dichiarato di aver conseguito un risultato di esercizio positivo è aumentata a oltre i tre quarti del totale, portandosi su livelli solo di poco inferiori alla media del triennio precedente la pandemia. I maggiori flussi di autofinanziamento e il sostenuto ricorso al credito bancario, cresciuto del 7% e favorito ancora dalla possibilità di accedere alle garanzie pubbliche, hanno determinato un ulteriore incremento della liquidità delle imprese, molto elevata nel confronto storico.

Sulle prospettive dell’anno in corso pesano, come detto, le conseguenze economiche del conflitto bellico. Gli scambi commerciali diretti con la Russia, l’Ucraina e la Bielorussia rappresentano una quota contenuta delle esportazioni e delle importazioni liguri, inferiore alla media nazionale. Tuttavia le imprese della regione, in particolare quelle che appartengono ai settori ad alta intensità energetica, risentono degli effetti del rincaro dei prezzi dell’energia e di alcuni input produttivi: «L’impatto potrebbe essere significativo − spiega Palumbo − I rincari che si sono verificati nel 2021, sia per le materie prime, sia per l’energia, hanno già comportato per le imprese liguri un incremento dei costi di produzione che noi abbiamo stimato attorno al 3,6%. Un dato destinato ad amplificarsi, per i successivi aumenti legati alla guerra e per le imprese energivore».

Il mercato del lavoro e le famiglie

I rincari di energia e beni alimentari non impattano solo sul mondo produttivo, ma anche sui consumi e quindi sui bilanci delle famiglie, specie quelle meno abbienti: «In prospettiva − osserva Palumbo − non si esclude un incremento della quota di famiglie in condizioni di povertà. Una quota che qui in Liguria è già significativa, nonostante questo territorio si caratterizzi per una ricchezza netta pro capite, 250 mila euro nel 2020, più alta anche di quella del Nord Ovest».

Per quello che riguarda il mercato del lavoro, nel 2021 la ripresa dell’attività economica ha determinato non solo un minore ricorso agli strumenti di integrazione salariale, ma anche un incremento dell’occupazione (2,6%), trainato da quella dipendente; i lavoratori autonomi hanno continuato invece a diminuire. Sono tornate a crescere le assunzioni nette a tempo determinato, che avevano risentito in modo particolare degli effetti della pandemia, anche per la rilevanza che in regione rivestono le attività caratterizzate da forte stagionalità (come quelle legate alla ricezione turistica).

Il miglioramento congiunturale ha sostenuto l’offerta di lavoro: ne è derivato un aumento del tasso di attività, salito al 69,4%.

Il credito erogato da banche e società finanziarie alle famiglie ha ripreso a crescere a ritmi sostenuti (3,9% alla fine di dicembre), in connessione con l’accentuato incremento delle compravendite di abitazioni e con la ripresa dei consumi. Grazie all’aumento del reddito disponibile, il grado di indebitamento è comunque leggermente diminuito, rimanendo su un livello inferiore rispetto al Nord Ovest e all’Italia.

Il mercato del credito

La crescita dei prestiti bancari al settore privato non finanziario si è rafforzata (5,5% alla fine dell’anno). Le condizioni di accesso al credito sono rimaste accomodanti, grazie sia all’orientamento espansivo della politica monetaria, sia alla possibilità di accedere alle garanzie pubbliche. Il progressivo venire a scadenza delle moratorie non ha determinato, al momento, particolari criticità sulla capacità di rimborso dei prestiti di imprese e famiglie; i flussi di nuove posizioni deteriorate si sono leggermente ridotti (la media dei quattro trimestri del 2021 è stata pari allo 0,9%).

In prospettiva, tuttavia, la qualità dei finanziamenti al settore produttivo potrebbe risentire dell’aumento dei prezzi dei beni energetici, che si riflette sui costi operativi delle imprese.

Sul lato del risparmio finanziario, le preferenze della clientela hanno continuato a orientarsi soprattutto verso le componenti più liquide (come i depositi bancari, cresciuti del 7,4%) e quelle che assicurano una maggiore diversificazione del rischio (come i fondi comuni di investimento, che sono giunti a rappresentare il 63% dei titoli a custodia presso le banche).

La finanza pubblica decentrata

Nel 2021 la spesa degli enti decentrati liguri è aumentata, in particolare quella destinata agli investimenti (cresciuta di circa un quinto). Quest’ultima, secondo Bankitalia, trarrà giovamento dalle risorse assegnate nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, finalizzate prevalentemente a interventi destinati al trasporto pubblico, alle abitazioni, all’edilizia scolastica e al rafforzamento dell’offerta sanitaria.

«Il Pnrr è una grande opportunità – ricorda Palumbo – Gli investimenti pubblici nel 2021 in Liguria sono cresciuti di circa il 21%. Il dato è molto positivo, perché la dinamica degli investimenti pubblici non dipende solo dalle risorse disponibili, in questo caso ci sono stati dei trasferimenti governativi, ma dipende anche dalla celerità con cui le amministrazioni realizzano progetti e bandi e dalla tempestività con cui vengono realizzate le opere. Su questi aspetti può incidere molto positivamente il Piano nazionale, non solo per le risorse, che in Liguria sono 1,4 miliardi, ma anche e soprattutto per la spinta alla digitalizzazione, per gli interventi alla semplificazione e revisione normativa. Tutto ciò muove nella direzione di un miglioramento della qualità e dell’efficienza delle azioni delle amministrazioni aggiudicatrici. Quindi la spesa pubblica, se correttamente governato, è uno strumento di grande utilità del territorio».

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