Per le amministrative genovesi il Pd ha scelto di partire da un’alleanza con M5S e la sinistra radicale per poi lasciare alle formazioni liberalriformiste la scelta se aderire o no. Una strategia opposta a quella, vincente, adottata per le comunali di Savona, e simile invece a quella delle regionali, terminate con la coalizione di Toti al 56,1% e quella di sinistra, che sosteneva Sansa, al 38,9%: uno scarto del 17,2%.

A Genova, in seguito a questa decisione del Pd, il mondo liberale-riformista si è diviso, alcune liste appoggiano il candidato della sinistra Ariel Dello Strologo, altre il suo avversario, il sindaco uscente Marco Bucci. I +europeisti genovesi hanno scelto Dello Strologo.

Come è avvenuta questa scelta? Lo chiediamo a Mauro Gradi, unico membro ligure della direzione nazionale di +Europa, il partito di Emma Bonino.

Mauro Gradi

«Noi come +europeisti genovesi, nella nostra autonomia locale e civica, abbiamo scelto di stare dalla parte del centrosinistra, sosteniamo un candidato di matrice riformista ed esprimiamo ben 14 candidati, tutti iscritti a +Europa, nella lista “Genova civica”: siamo presenti nei 9 municipi genovesi e per il consiglio comunale con un ticket donna-uomo: Giovanna Basile e Alessio Bonomi».

+Europa, però, non è presente ufficialmente con il proprio simbolo.

«No, +Europa non poteva aderire a una coalizione politica in cui è presente M5S, questa è la linea politica, omogenea, a livello nazionale».

Non ritiene che la scelta del Pd di partire da un’alleanza con M5S e sinistra radicale sia un errore strategico?

«Preferisco non parlare di errori a pochi giorni dal voto. Piuttosto vorrei richiamare l’attenzione su un fatto importante: il recente sondaggio di uno dei più stimati sondaggisti, Nando Pagnoncelli, pubblicato dal Corriere della Sera pochi giorni fa, assegna a Bucci il 51% delle intenzioni di voto. Certo, il sindaco uscente è in vantaggio, ma siamo vicinissimi al ballottaggio. E teniamo presente che, secondo questo secondo sondaggio, il 48% degli aventi diritto al voto è indeciso, voterebbe schede bianche o nulle oppure non voterebbe. Un bacino molto ampio, dove il centrosinistra potrebbe ottenere nuovi consensi se si andrà al secondo turno. In sostanza, secondo me, l’esito delle elezioni non è affatto scontato. Possiamo vincere».

Che cosa proponete per lo sviluppo di Genova?

«Sono quattro gli obiettivi che riteniamo prioritari: ridurre le distanze sociali, economiche, culturali e generazionali tra le persone che vivono a Genova, italiane e non, nel segno dell’equità sociale, superare l’isolamento migliorando i collegamenti da e per Genova, cogliere l’opportunità di un porto mercantile e crocieristico sempre più centrale e strategico e sviluppare l’aeroporto, puntare sulla vocazione turistica di Genova, sull’Università e l’alta tecnologia. Ma il problema dei problemi, che sta all’origine di tutto e determinerà la possibilità di centrare questi quattro obiettivi, è superare l’isolamento della Liguria dal resto d’Italia, dall’Europa, dal mondo. Mi sembra che non ci sia ancora piena consapevolezza di questa necessità».

Veramente, sia il Pd sia il centrodestra non hanno mai avuto incertezze sulla necessità di infrastrutture come il Terzo Valico e la Gronda.

«Sì, e le infrastrutture sono indispensabili. Ma non si tratta solo di realizzare queste grandi opere, occorre una visione globale e radicalmente nuova della mobilità. Oggi per arrivare a Roma in treno ci vogliono almeno cinque ore, e non parliamo dei collegamenti aerei. Inoltre sono determinanti la mobilità interna metropolitana e regionale. Va benissimo stabilire nuovi collegamenti con l’esterno ma poi chi arriva a Genova e in Liguria deve potersi spostare con modalità molto più efficienti e agevoli rispetto a quelle di oggi. Questo vuol dire, tra l’altro, diventare più accoglienti».

Accoglienza vuol dire anche turismo.

«Una grande risorsa per la città. Io credo che Genova non abbia nulla da invidiare alle altre grandi città d’arte europee. In più ha il mare, e un clima favorevole tutto l’anno».

Rispetto al passato il turismo nella nostra città ha fatto passi avanti. Prima degli anni Novanta era quasi inesistente.

«Si può fare molto di più: come dicevo, i fattori competitivi ci sono. Oltre a migliorare i collegamenti e la mobilità bisogna considerare il porto come una leva di sviluppo anche per il turismo. Ci porta passeggeri, che devono trovare una città accogliente e ricca di attrattive. C’è da lavorare in questo senso. Per esempio, il centro storico è affascinante ma non ancora del tutto risanato. Occorrono politiche in grado di trasformarlo in risorsa, in una grande attrazione. Ma dobbiamo essere noi genovesi ad avere per primi questa consapevolezza».

E per la funzione commerciale del porto che cosa proponete?

«Non possiamo non cogliere l’opportunità che ci offre il mutamento geopolitico in atto: i traffici si sposteranno dalla linea Est-Ovest a quella Nord-Sud. E il porto di Genova, anzi, il sistema portuale ligure, che comprende Savona, Genova e La Spezia e richiede una gestione integrata, diventa essenziale per i traffici tra Europa e Africa, destinata a essere sempre più importante come area di approvigionamento e di sbocco per i Paesi europei. Ma per cogliere questa opportunità non basta fermarsi alle banchine, bisogna rendere più efficiente tutto il sistema logistico che fa capo ai porti. Anche qui occorre una visione globale».

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