È andata come tutti, anche a sinistra, sapevano che sarebbe andata: ha vinto Bucci al primo turno. Non solo il sindaco ha ottenuto la riconferma, ma le sue liste civiche, Vince Genova e Genova Domani, insieme hanno raccolto il 23,77% dei consensi, lasciando il primo dei partiti, il Pd, al 20,95%. Lo stesso Bucci tiene a sottolineare che si tratta di due liste civiche, dove contano le singole persone, ma è indubbio che in larga misura si tratta di un suo successo personale.

I motivi di questo successo sono noti, Bucci si è trovato ad amministrare la città in un momento in cui c’erano opere da realizzare con urgenza e le ha realizzate. Come sindaco o come commissario non interessa all’elettore, le ha realizzate. E anche facendo la tara sui suoi meriti personali, considerando che si è giovato di una normativa ad hoc e della disponibilità finanziaria di Autostrade in condizioni straordinarie, resta che ha fatto e sta facendo bene quello che doveva e deve fare. Non solo il nuovo viadotto sul Polcevera e le altre opere più note, come Begato e il waterfront di Levante ma anche altre, come il nuovo bypass, la  strada a mare, denominata Via della Superba, inaugurata un mese dopo il crollo di Ponte Morandi, 1,7 chilometri che attraversando l’area Ilva hanno consentito al traffico portuale di evitare il traffico urbano ed evitato un tracollo del porto. Il merito non è solo di Bucci, ma anche. E se un appunto si può muovere al suo avversario, Ariel Dello Strologo, peraltro ottima figura che potrebbe dare un contributo prezioso in consiglio comunale, è stato quello di svalutare l’importanza delle grandi opere.

Al dibattito che si è svolto al Quadrivium il 31 maggio scorso il candidato del centrosinistra aveva dichiarato che la città «ha bisogno di qualcuno che la amministri, non di un realizzatore di opere pubbliche». Il che può essere vero in astratto ma Bucci ha avuto buon gioco  nel dire: «ora non è un problema di destra o di sinistra ma ci sono 10 miliardi da spendere bene. Vogliamo affidarli a chi ha fatto il nuovo ponte o a chi ha lasciato un buco davanti al San Martino per dieci anni?». La stessa cosa devono avere pensato molti elettori: le opere si vedono, i piani strategici no. Tanto più che Dello Strologo forse non ha saputo o fatto in tempo a declinare in proposte concrete e convincenti i quattro grandi punti tematici del suo programma.

Bucci quindi ha stravinto, anche nei quartieri tradizionalmente più difficili per il centrodestra, Begato, Bolzaneto e Ponente in testa  non a caso, ma anche nel centro storico, dove probabilmente è stata apprezzata la presenza rafforzata della polizia locale.

La sua vittoria lascia in secondo piano i problemi dei partiti, che del resto sono emersi in tutta Italia. M5S si sta avviando alla sparizione, a Genova ha raccolto il 4,40% dei voti, in molte città è sceso intorno all’1-2%. In questo scenario ha senso parlare, nel Pd, di “campo largo”? Quando il partito di Calenda a Genova ha contribuito alla vittoria di Bucci e in Italia i suoi candidati, sganciandosi da centrosinistra e centrodestra hanno ottenuto percentuali sul 12-15%. Anche i renziani hanno dei successi da vantare e a Genova hanno immesso loro candidati nelle liste del sindaco. E tutta la galassia di Azione, Italia Viva, +Europa e altri del mondo liberaldemocratico è molto più in sintonia con il governo Draghi, che il Pd  sostiene,  di quanto lo sia M5S.

Anche il centrodestra sarà costretto, calato il polverone post-elettorale, a discutere le proprie strategie. Toti, presidente della Regione e leader nazionale di Cambiamo! A Genova con la sua lista “Liguria al centro-Toti per Bucci” ha ottenuto il 9,16%, tallonando Fratelli d’Italia (9,33%) e superando la Lega (6,80%). Toti – che ai tempi dei trionfi di Salvini partecipava ai raduni di Pontida – ieri ha detto che il centrodestra a tre punte, formato da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, va superato e ha parlato della necessità di aprirsi al mondo civico, riformista e di centro «che non possiamo lasciare a se stesso o agli avversari».

Un’indicazione strategica che di certo non può essere elusa ma comporta una rivoluzione nel campo del centrodestra, dove, tra l’altro, la Lega guidata da Salvini è stata scavalcata dal partito di Giorgia Meloni in 22 grandi Comuni su 26 nei quali si è votato e a Genova sembra stia tornando ai livelli precedenti la fulminea ascesa del suo leader. E stando nella maggioranza di  Governo è combattuta tra l’ala filo-Draghi capeggiata da Giorgetti e sostenuta dai presidenti di Regione leghisti e la concorrenza micidiale di Fratelli d’Italia. Forza Italia ormai non ha più molto da dire e il ruolo di federatore che Berlusconi pare voglia assegnarsi sembra del tutto velleitario.

Per quanto riguarda le preferenze a Genova, non abbiamo i numeri completi anche se alcuni dati risultano evidenti. Nella lista principale di Bucci, Vince Genova, i suoi assessori più quotati, Piciocchi e Campora, si stanno piazzando al primo e al secondo posto, seguiti da Paolo Gozzi, consigliere comunale del Pd uscito dal partito nel 2015, su posizioni che si possono considerare di sinistra riformista, dai renziani Avvenente e Falteri, dall’ex Forza Italia Arianna Viscogliosi. Vince Genova avrà nove consiglieri, al momento entrerebbero anche Carmelo Cassibba, Lorenza Rosso ed Elena Manara. Vedremo il quadro definitivo e le singole liste, comunque già l’emergere di queste personalità sembra dare forza alle analisi di Renzi e Calenda ma anche a quella di Toti. Nel complesso tutti sentono che si deve cambiare, pochi hanno le idee chiare.

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