La sentenza, depositata il 27 maggio, del Tar della Liguria conferma il divieto di effettuare ricerche minerarie nell’area del monte Tarinè.

«Una sentenza importante sotto tanti punti di vista – sottolinea il presidente del Parco del Beigua, Daniele Buschiazzo – Innanzitutto è un’ulteriore conferma della sentenza del 2020. Poi è un segnale che far valere nelle sedi opportune i propri diritti è l’unica risposta che si può dare per difendere il proprio territorio. Questa sentenza ci ripaga di tante arrabbiature. Non nego che sotto certi aspetti ci siamo sentiti presi di mira. Addirittura qualcuno si era spinto a dire che, dopo il rifiuto della sospensiva, la nostra era una causa persa. Più volte in questi mesi ci ha sfiorato l’idea, che in alcune situazioni assumeva anche le tinte della certezza, che anziché essere una risorsa il Parco fosse un problema. Nella difficoltà abbiamo raccolto tutte le nostre forze e fatto una scelta coraggiosa che ci ha ripagato di tutte queste frustrazioni».

«L’unico rammarico è aver dovuto spendere risorse per tutelare un diritto sacrosanto del territorio, dibattendo in tribunale di una questione che dall’inizio abbiamo ritenuto incompatibile con le strategie di conservazione e di sviluppo sostenibile che il Parco e i Comuni stanno portando avanti da più di 20 anni», conclude Buschiazzo.

Sulla sentenza si esprime anche Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria: «Avevamo richiesto a gran voce che si arrivasse presto a questa conclusione – dichiara  – Avremmo preferito si arrivasse con una soluzione politica, come richiesto con la manifestazione del 12 settembre 2021, con centinaia di manifestanti confluiti a Vara dai sentieri del Parco e dopo aver raccolto oltre 25 mila firme sulla piattaforma Change.org perché venisse ritirato il decreto 1211-2021 con cui la Regione Liguria ha concesso il permesso di ricerca per tre anni alla Compagnia Europea del Titanio. La Regione Liguria non ha voluto ascoltarci, ma la giurisprudenza ha dato ragione alle associazioni ambientaliste che da anni continuano a sostenere la popolazione locale che ha ben compreso i vantaggi di uno sviluppo sostenibile e in armonia con il territorio, portato avanti dall’ente Parco».

«L’auspicio – aggiunge Grammatico – è che allo stesso modo venga negato il permesso di ricerca minerario “Monte Bianco” per rame, piombo, manganese, zinco, argento, oro, cobalto, nickel, predisposto dal Ministero della Transizione Ecologica che coinvolge il Parco dell’Aveto e che le amministrazioni comunali di Sestri Levante, Ne, Casarza Ligure, Castiglione Chiavarese e Maissana hanno impugnato per l’area del Monte Verruga, Monte Zenone, Roccagrande, Monte Zatta, Passo Bocco, Passo Chiapparino, Monte Bossea, Punta Baffe, Punta Moneglia e Val Petronio. È necessario, infine, avviare il percorso affinché le aree protette liguri raggiungano il 30% di superficie regionale protetta entro il 2030, come prevede la strategia europea della biodiversità».

Per Marco Scajola, assessore regionale all’Urbanistica e alle Attività estrattive, «Quello che serve e chiediamo al governo di fornire strumenti adeguati agli enti locali in modo che possano decidere il proprio destino senza dover attendere i tribunali», e aggiunge: «il governo deve tutelarci dandoci strumenti idonei per programmare, insieme agli amministratori locali, quelle che sono le scelte più opportune nell’interesse di tutti».

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