«Ciò che è mancato alla Liguria nell’ultimo decennio è stata la spinta degli investimenti, che sono calati bruscamente dal 2011 e ancora nel 2019 erano sotto di più di 30 punti percentuali rispetto ai livelli del 2008, a fronte di un aumento di Germania e Francia rispettivamente di 20 e 10 punti percentuali. Occorrerà ripartire proprio da lì. I prossimi anni saranno decisivi per l’economia italiana e anche per quella della Liguria. Il Pnrr potrà favorire un intenso processo di riforme per poter rilanciare infrastrutture, investimenti in digitale, transizione green, formazione e ricerca, con un’attenzione particolare a giovani, donne e precari». È quanto si legge nello studio “L’economia ligure nell’attuale scenario macroeconomico” effettuato dalla Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo.

Secondo lo studio,  la Liguria si caratterizza per una buona diffusione di imprese (89 ogni 1.000 abitanti vs 87 in Italia) principalmente di dimensioni piccole e micro: il 72,3% degli addetti sono impiegati in unità locali con meno di 50 addetti; in particolare le micro-imprese (1-9 addetti) impiegano il 51% degli addetti (vs 42% nel NordOvest e 47% in Italia).

La vocazione industriale è relativamente contenuta: in Liguria solo il 9,6% degli occupati lavora nell’industria (vs 18,2% nel Nord-Ovest e 15,6% in Italia). La provincia che si caratterizza per la maggior quota di occupati nell’industria è La Spezia (con l’10,7%); in fondo alla classifica, invece troviamo Imperia (con il 5,4%). La bassa vocazione industriale incide sulla propensione all’export, anch’essa limitata: 17% vs 33,2% del Nord-Ovest e 29,3% dell’Italia (Imperia 10,5%, La Spezia 14,7%, Genova 17,4% e Savona 21,9%). Tuttavia, nell’ultimo decennio sono emersi importanti segnali positivi, con una crescente presenza sui mercati esteri. Le esportazioni della regione, infatti, tra il 2008 e il 2019 sono aumentate di 1.906 milioni di euro (+37,7%). Il punto di massimo per l’export ligure è stato raggiunto nel 2017 con esportazioni pari a 8 miliardi di euro. Chimica, Meccanica, Raffinazione del petrolio, Agroalimentare, Life science (Farmaceutica e apparati medicali) e Metallurgia sono i principali settori esportatori e in maggior crescita sul lungo periodo. I paesi verso i quali le esportazioni liguri sono cresciute di più sono Stati Uniti, Cina e Tunisia. Nel 2021 le esportazioni liguri risultano superiori ai livelli non solo 2020, ma anche 2019 (+10,5%). Tuttavia, escludendo la cantieristica navale, settore i cui flussi di export sono molto altalenanti per via del legame con importanti commesse, l’andamento dell’export della Liguria rimane in aumento rispetto al 2020, ma il confronto con il 2019 risulta negativo (-6,3%). Sono, infatti, ancora sotto i livelli del 2019 le esportazioni di alcuni importanti settori come Life Science, Meccanica, Chimica, Automotive, Prodotti e materiali da costruzione e Elettrotecnica. Il primo mercato di sbocco delle esportazioni liguri rimangono gli Stati Uniti seguiti da Francia, Germania, Cina e Spagna.

L’agricoltura ha un peso economico relativamente contenuto in regione (1,1% del valore aggiunto regionale), ma è alla base di alcune eccellenze alimentari liguri, come l’olio di oliva, il pesto e i condimenti (tra cui 22 produzioni DOP e IGP, 12 delle quali sono vini). In regione è presente anche una specializzazione nella coltivazione di piante e fiori (distretto florovivaistico nel Ponente Ligure).

Decisamente rilevante, invece, è il peso economico del terziario che occupa l’86,2% della forza lavoro (78,7% in Italia). Le imprese appartenenti al settore del turismo (14.700 circa) rappresentano il 10,8% del totale. Il territorio accoglieva a regime oltre 15 milioni di turisti all’anno (dati 2019, pari a circa il 3,5% dei turisti che scelgono l’Italia), che si concentrano in provincia di Savona (5,3 milioni); a seguire Genova (4 milioni), Imperia (3,2 milioni) e infine La Spezia (2,5 milioni), ranking invariato dal 2008.

Genova è sede di un polo ICT, sviluppatosi storicamente nel segmento delle telecomunicazioni ed elettronica per la difesa, con circa 1.400 unità locali e 10.000 addetti. Inoltre, è genovese la sede scientifica dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), polo di eccellenza nazionale nel campo della ricerca scientifica e tecnologica i cui risultati di ricerca sono in larga parte patrimonio pubblico impiegato a beneficio della società, attraverso il trasferimento di tecnologie alle imprese. Dal 2006 ad agosto 2021, Iit ha prodotto oltre16.000 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali e oltre 300 invenzioni, che hanno generato oltre 1.100 domande di brevetto.

L’economia della Liguria è strettamente legata al funzionamento dei suoi porti sia per quanto riguarda i trasporti di merci e persone, che per il traffico crocieristico. Il Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale comprende i porti di Genova, Pra’, Savona e Vado Ligure, ha una superficie operativa di 7 milioni di mq, movimenta annualmente 70 milioni di tonnellate di merci e 4,2 milioni di passeggeri totali (viaggiatori più crocieristi, dati pre-Covid). La Spezia, invece, appartiene al Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale con Marina di Carrara e movimenta merci per quasi 16 milioni di tonnellate. Nel 2019, con ben nove porti crocieristici totali, la Liguria è stata la regione italiana con la maggior quota di traffico crocieristico a livello nazionale con oltre 2,7 milioni di passeggeri movimentati.

Il conflitto in Ucraina sta frenando la ripresa economica attesa nel 2022. La Liguria non risulta particolarmente esposta in termini di export verso Russia e Ucraina (124 milioni di euro nel 2021), con un’incidenza contenuta di questi mercati sul totale esportato (1,6%). Per alcuni settori però si evidenzia un’esposizione più rilevante: è il caso della Chimica (4,9%) e della Meccanica (3,9%). Il maggiore canale di trasmissione della guerra sul territorio è rappresentato dai rincari dei prezzi delle materie prime. Il balzo dei prezzi di petrolio e, soprattutto, del gas naturale, penalizzerà in modo significativo il reddito disponibile dei consumatori e i margini delle imprese con effetti sia sui consumi che sugli investimenti.

Il conflitto in Ucraina rende ancora più urgenti i temi dell’ambiente e della tecnologia che possono favorire il risparmio di materie prime, l’efficientamento dei processi e la diversificazione dei mercati di sbocco. Al contempo, se i problemi di approvvigionamento innestati dalla pandemia e poi amplificati dall’invasione russa porteranno a una regionalizzazione su base continentale delle catene globali del valore, si potranno aprire opportunità per i territori italiani caratterizzati dalla presenza di filiere strutturate a livello locale, e anche per la Liguria.

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