Circa 180 milioni a rischio per oltre 130.000 persone e operazioni edili, che complessivamente coinvolgono fra famiglie impegnate nelle ristrutturazioni, imprese, operai, progettisti, geometri, da 3 ai 3 milioni e mezzo di persone che hanno creduto agli impegni assunti dal governo.

Nel bel mezzo della polemica e dello scontro tutt’ora in atto all’interno del governo, con dichiarazioni del presidente Draghi favorevole alla cancellazione del Bonus del 110% proprio all’indomani dell’approvazione del decreto che prevede sino a tre cessioni di credito possibili proprio per favorire i lavori previsti nel superbonus del 110%, Ance Liguria presenta i numeri relativi alle conseguenze di un possibile congelamento del bonus.

«Bonus – ricorda il presidente di Ance Liguria, Emanuele Ferraloro – che di fatto è l’unico appiglio al quale si aggrappa il Pil del Paese».

I numeri parlano chiaro: grazie al superbonus del 110% in Liguria sono stati approvati e avviati 1596 interventi edilizi, 362 dei quali in condomini, 760 in edifici monofamiliari (in prevalenza villette) e 474 in unità immobiliari, come capannoni, di tipo diverso. In totale sono stati investiti 259 milioni di euro, 166 dei quali in interventi che si sono completati. 93 milioni di interventi non completati sono a rischio. A questi ultimi vanno aggiunti con una stima molto prudente al ribasso, almeno altri 90-100 milioni di euro di lavori già progettati e previsti per i rimanenti 6-8 mesi del 2022.

E tentando una proiezione media, formulata al ribasso specie per quanto riguarda i condomini, sulla base di 30 persone interessate per intervento, nella sola Liguria si possono calcolare oltre 75.000 persone che hanno deciso di beneficiare (alcune oggi in totale incertezza) del superbonus.

«Sulla base delle proiezioni nazionali effettuate sui 140.000 interventi da superbonus, in gran parte, al contrario della Liguria, relative a condomini, si può calcolare che ogni singolo intervento ha coinvolto una trentina di persone, con ruoli differenti: famiglie di 4/5 individui, imprese con una media di 10/20 operai, più i progettisti, i geometri, gli imprenditori. Tutte persone – sottolinea Ferraloro – che oggi rischiano di trovarsi senza rete. E di certo il minuetto in atto fra presidenza del Consiglio, governo e Parlamento non fornisce l’immagine di affidabilità che, nonostante tutto, i cittadini si attenderebbero ancora dalla pubblica amministrazione».

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