Peggiorano gli indicatori di fiducia delle imprese manifatturiere liguri, con giudizi maggiormente preoccupanti su ordini, export e livelli di produzione, sui quali pesa inevitabilmente il conflitto ucraino con tutte le sue conseguenze economiche su prezzi e reperibilità di commodity e beni energetici.

Il quadro emerge dall’ultima analisi del Centro Studi di Confindustria Genova sulle previsioni di andamento dell’industria manifatturiera in Liguria per il secondo trimestre 2022. Un quadro in cui è necessario considerare anche il minor potere d’acquisto delle famiglie, i cui redditi sono erosi dal caro-bolletta e dagli aumenti dei prodotti alimentari (mentre per il resto l’aumento dei prezzi appare ancora contenuto). Il rischio è di una contrazione della domanda.

Oltre alle decisioni di consumo, secondo le previsioni degli industriali verranno anche riviste cautelativamente quelle relative agli investimenti delle imprese, soprattutto in macchinari e impianti. Sul fronte occupazionale invece, le imprese manifatturiere liguri mantengono per ora indicazioni in linea con quelle rilasciate a dicembre. Tuttavia, in caso di peggioramento del contesto congiunturale non sono esclusi ricorsi a riduzioni temporanee degli orari di lavoro, anche tramite la cig. Ciò significherebbe una riduzione di unità di lavoro equivalenti a un occupato a tempo pieno e avrebbe minori impatti sul numero di occupati.

I settori industriali

Gli indicatori di fiducia delle aziende metalmeccaniche e impiantiste ritracciano rispetto alle ultime rilevazioni: le attese sono per un incremento della produzione più modesto rispetto alle previsioni dei due precedenti trimestri. L’export, che già aveva subito un rallentamento nei primi mesi dell’anno, è atteso stagnante nel breve termine. Le indicazioni sull’occupazione rimangono positive.
Regge la fiducia anche tra le aziende del settore dell’elettronica e information technology: fatturato, ordini e occupazione saranno in leggera espansione anche nel secondo trimestre dell’anno, ma le esportazioni virano in negativo: ne è prevista una, seppur modesta, contrazione.
Anche nel settore della cantieristica, che nell’ultima parte del 2021 e inizio 2022 era stato uno dei principali motori della ripresa, si avvertono preoccupazioni e le indicazioni qualitative delle imprese sono in chiaro-scuro: stabile l’export, contrastate le attese su produzione e ordini. Pesano le conseguenze che l’attuale scenario economico ha sui traffici commerciali e sulle esigenze delle compagnie di navigazione.
Nell’industria alimentare il rialzo delle commodity agricole porta le previsioni in territorio negativo: produzione in flessione, ma soprattutto emergono timori sulla raccolta degli ordini e la tenuta dei livelli di fatturato. Maggior ottimismo trapela dai settori della chimica, plastica e tessile: fatturato, ordini ed esportazioni sono attesi in aumento nonostante gli anomali aumenti delle materie prime su cui si basano le attività produttive.

Le province

Distinguendo per ambito territoriale, nel comparto manifatturiero genovese, gli indici di fiducia continuano a flettere. In particolare si attendono modesti progressi nella produzione industriale e l’export è previsto in calo. Reggono ordini e fatturato, ma aumenta il numero di pessimisti. Tra le imprese manifatturiere della provincia della Spezia migliora l’indicatore relativo all’export, che nel primo trimestre era virato fortemente in negativo. Prudenza su ordini e produzione. Nella provincia di Imperia indicatori in negativo e in peggioramento rispetto al primo trimestre: male fatturato, ordini e esportazioni. Le aziende operanti nel territorio di Savona ottengono invece i risultati migliori, con gli indici di fiducia che restano positivi.

I numeri

Con riferimento al livello di fiducia delle aziende manifatturiere per il secondo trimestre 2022, scende ulteriormente il numero di aziende ottimiste sul futuro andamento della produzione (una rapida discesa dal 44% del terzo trimestre 2021 all’attuale 19,5%), ma cala anche la percentuale di pessimiste, che si attesta al 13%. Il saldo ottimisti/pessimisti si erode quindi ulteriormente da +7 a +6,55. Diminuisce l’indicatore riferito al fatturato: la differenza tra il numero di ottimisti e pessimisti si attesta a +11,7 contro il +16 della scorsa rilevazione. Il risultato è da attribuirsi alla flessione degli imprenditori che hanno indicato attese positive sull’andamento del fatturato. Cala, ma in misura minore, il numero dei pessimisti. Con riferimento agli ordini, giudizi positivi sono stati espressi dal 27,3% del campione, poco inferiore al dato del primo trimestre; aumenta tuttavia la percentuale di quanti nei prossimi mesi si aspettano un minor numero di commesse, che passa dal 18% al 20,8%. Il saldo totale scende dunque da +10 a +6,5.

Per quanto riguarda l’export, il saldo peggiora ulteriormente: -4,8 rispetto al -2,8 frutto delle dichiarazioni espresse a dicembre scorso. La flessione è dovuta al calo della percentuale di aziende esportatrici ottimiste (15,9% contro il 16,7% precedente), mentre le pessimiste salgono al 20,8%. In diminuzione anche l’indicatore riferito all’occupazione: la percentuale di aziende che intendono ampliare i propri organici scende, passando dal 21% al 19,5% del campione. Contestualmente cresce il numero di imprenditori pessimisti (7,8%), cosicché il saldo finale si attesta a +11,7 dal precedente +17.

Infine, le dichiarazioni di investimento delle imprese manifatturiere: il 24,7% del campione dichiara di voler compiere interventi di ampliamento della capacità produttiva (era il 27%), mentre crescono di 1,6 punti percentuali le aziende che sosterranno investimenti di semplice sostituzione.

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