È un bilancio positivo quello che emerge dal report dello screening mammografico del primo bimestre 2022 in Asl 5: i dati mostrano un significativo miglioramento dei numeri se confrontati con quelli prodotti dalle stesse attività nell’analogo periodo del 2021 utilizzando i principali indicatori proposti nelle linee guida del gruppo italiano di screening mammografico (GISMa) e del programma contro il cancro della commissione europea (European guidelines for quality assurance in mammography screening. 3rd edition. European commission. Europe against cancer programme).

Risultati ottimali sia relativamente alle prestazioni effettuate, il cui numero è salito da 678 a 2.729 esami con un incremento del 303%, sia al tempo medio di rilascio dell’esito sceso da 7 a 6 giorni lavorativi. Anche il tasso di adesione è risultato superiore alla soglia di riferimento per la popolazione di donne convocata già in carico al programma di screening.

Un ulteriore elemento da considerare è, inoltre, il miglioramento di tutti gli indicatori relativi al tempo di completamento del processo diagnostico: mostrano che nel 90% circa delle prestazioni effettuate gli esiti sono stati rilasciati in meno di 15 giorni per gli esami di I° livello con esito negativo e meno di 20 giorni per gli esami di approfondimento. Questo risultato assume una particolare rilevanza poiché riflette quanto una donna attende il responso dell’esame. Il massimo contenimento possibile di questo intervallo, soprattutto nei casi dubbi che hanno effettuato esami di approfondimento è indispensabile per attenuare il carico d’ansia indotto nella donna che ha aderito al programma di screening, elemento questo di non secondaria importanza.

L’unica criticità è la bassa percentuale di adesione delle donne non aderenti (sconosciute al programma di screening). Il motivo della mancata adesione va, probabilmente, ricercato nella modalità di reclutamento: pre pandemia attraverso chiamate ad personam e call center dove le pazienti lasciavano le generalità per essere successivamente richiamate per l’appuntamento, da marzo 2021 con l’invio di una lettera di convocazione.

«Le performance raggiunte sono state ottenute grazie al contributo del direttore della Struttura Complessa di Radiodiagnostica Teseo Stefanini e di tutti i medici, tecnici ed infermieri coinvolti nelle attività di screening mammografico – commenta Andrea Ciarmiello, direttore della Struttura Complessa di Medicina Nucleare di Asl 5 – I dati di questo report sono particolarmente incoraggianti poiché i programmi di screening concorrono significativamente all’individuazione del tumore in fase precoce. Questo elemento nell’ultimo ventennio ha contribuito a portare la percentuale di guarigione a circa il 90% riducendo la mortalità di circa il 2% all’anno. Per capirne l’importanza basterebbe riflettere sui numeri della riduzione della mortalità nelle donne sottoposte a screening nella fascia di età 50-69. Su tutta la popolazione invitata è stata stimata una riduzione di mortalità del 20% mentre se consideriamo solo quella aderente la mortalità si è ridotta del 40%. Oltre al miglioramento della prognosi una diagnosi tempestiva consente anche la riduzione degli interventi più demolitivi resa possibile dalle dimensioni limitate dei tumori diagnosticati in fase precoce».

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