In Liguria ammontano a oltre 160 milioni di euro i crediti fiscali già acquisiti o in lavorazione da Intesa Sanpaolo, provenienti da imprese edili. Più in dettaglio, la direzione Piemonte Sud e Liguria sta acquisendo dalle imprese della provincia di Genova oltre 135 milioni, da quelle del Levante ligure 7 milioni, dal Ponente oltre 18 milioni.

I dati emergono in occasione del programma Eco-Sisma Bonus Tour, realizzato in collaborazione con Deloitte, con l’obiettivo di approfondire il tema delle agevolazioni fiscali, anche alla luce delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2022, e fornire un quadro del mercato edile di riferimento.

Alla tappa ligure del webinar in live streaming hanno partecipato, per Intesa Sanpaolo, Andrea Perusin, direttore regionale Piemonte Sud e Liguria, e Paolo Melone, responsabile Coordinamento Marketing della Direzione Sales & Marketing Imprese. Per Deloitte sono intervenuti Antonio Piciocchi, Senior Partner Ecobonus Leader e Manuel Pincetti, Senior Partner Strategy Banking Leader.

Alle pmi collegate sono stati illustrati il mercato dell’edilizia di riferimento e i vantaggi provenienti dalle agevolazioni previste dalla nuova normativa in tema di efficienza energetica e riqualificazione degli edifici. Inoltre, sono stati forniti aggiornamenti su nuove scadenze e percentuali di detrazione per il settore edile, per il quale a livello governativo è stato previsto quest’anno un pacchetto da circa 37 miliardi di euro, prorogando scadenze e benefici del Superbonus 110% ed estendendo fino al 2024 altre agevolazioni, tra cui il Bonus facciate al 60%.

«Anche nel nostro territorio le imprese stanno riservando grande attenzione ai temi della transizione green e alla lotta al cambiamento climatico, contribuendo a dare maggior impulso al settore del Sistema Casa e alla messa in opera del Pnrr – sottolinea Andrea Perusin – Nel complesso, la direzione regionale ha in acquisizione, sommando le attività di Piemonte Sud e Liguria, crediti fiscali per 620 milioni di euro, di cui 220 milioni dalle imprese. Siamo pienamente consapevoli di quanto l’attività legata ai bonus edilizi sia strategica per la ripresa e confermiamo che continueremo a supportare imprese e famiglie senza alcuna interruzione del servizio, adeguando i nostri processi alle progressive modifiche normative. Le nostre procedure sono molto controllate, anche grazie alla partnership con Deloitte, che ha consentito di operare nel rispetto delle norme e nel corretto utilizzo del denaro pubblico. Monitoriamo nel contempo con attenzione l’ammontare complessivo dei crediti acquisiti in relazione all’ampia capacità fiscale del Gruppo, a seguito delle significative imposte e contributi versati ogni anno».

Il Gruppo Intesa Sanpaolo, già prima dell’avvio dei regolamenti attuativi del decreto Rilancio ad agosto 2020, è stato pioniere nel predisporre per i propri clienti una piattaforma di consulenza informativa e di gestione delle richieste per tutte le tipologie di crediti fiscali edilizi, a supporto di privati, condomìni e aziende. Con la consulenza tecnica di Deloitte, la Banca ha operato in piena trasparenza e correttezza nell’ambito delle verifiche documentali, a tutela dei propri clienti e della corretta gestione delle pratiche legate ai bonus edilizi, acquisendo a livello nazionale 2,5 miliardi di euro di crediti, di cui circa 1,4 dalle imprese che hanno praticato il cosiddetto “sconto in fattura”, e ulteriori 10 miliardi di richieste sono in lavorazione.

Questa iniziativa di supporto alle aziende del sistema casa contribuisce ad attuare uno dei pilastri di “Motore Italia”, il programma strategico presentato nel 2021 da Intesa Sanpaolo per sostenere le pmi con nuovo credito e liquidità per gli investimenti. Da qui al 2026 il Gruppo Intesa Sanpaolo programma erogazioni a medio lungo termine per oltre 410 miliardi di euro, di cui 120 destinati alle pmi, con i quali contribuire attivamente alla ripresa economica del Paese in stretta correlazione con gli obiettivi del Pnrr.

La filiera delle costruzioni in Liguria

Il settore delle costruzioni riveste un ruolo importante nell’economia ligure (tra i pochi settori a creare lavoro nell’anno della pandemia). Secondo l’analisi della direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, nel 2020 occupava quasi 47 mila persone con un valore aggiunto vicino ai 2 miliardi di euro, con un peso sia sugli occupati che sul valore aggiunto nazionali del 3%. Significativa è la spinta che questo settore può offrire al resto dell’economia italiana, attivando una filiera che interessa diversi comparti: estrazione, prodotti e materiali da costruzione, elettrotecnica, elettrodomestici, chimica e molti comparti specializzati in beni intermedi. Nel 2020 il valore degli investimenti in costruzioni ha sfiorato i 135 miliardi di euro, il 45% del totale, con le abitazioni che superano i 67 miliardi. Di questi, 42,5 miliardi riguardano le ristrutturazioni, il segmento più interessato dal Superbonus.

La normativa incentivante sta comportando un rapido recupero del ciclo dell’edilizia: dopo la chiusura temporanea dei cantieri durante il lockdown della primavera 2020, l’attività edilizia ha conosciuto un rimbalzo già a partire dalla seconda metà del 2020 proseguito nel 2021. Secondo i dati di Contabilità Nazionale, gli investimenti in costruzioni nei primi nove mesi dell’anno sono cresciuti del 24,5% nei confronti dello stesso periodo del 2020, portando i livelli dell’11,6% superiori rispetto al pre-pandemia, contribuendo in maniera significativa al rimbalzo registrato dal pil italiano. Nello scenario macroeconomico della direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, a consuntivo 2021 gli investimenti in costruzioni dovrebbero registrare un balzo del 20,8%, a prezzi costanti, e proseguire lungo un percorso di crescita anche nel biennio 2022-23 (+4,5% medio annuo), pur scontando un fisiologico rallentamento.

Il sistema di incentivi introdotto rappresenta inoltre un elemento chiave per il raggiungimento degli obiettivi in termini di riduzione delle emissioni di gas serra, attribuibili per oltre il 36% agli edifici. Gli interventi sugli immobili, oltre che dare un contributo importante alla lotta al cambiamento climatico, alleggeriscono in modo permanente la bolletta energetica, contribuiscono ad aumentarne il valore e a migliorare la qualità della vita.

L’analisi del patrimonio immobiliare italiano evidenzia l’ampio potenziale di applicazione di sismabonus e ecobonus. Le zone sismiche 1, 2, 3 (che beneficiano del bonus) rappresentano quasi l’80% del territorio nazionale: qui vivono 48 milioni di persone e sono censiti 11 milioni di edifici. In Italia è alta la percentuale di edifici residenziali realizzati tra il 1946 e il 1970, anni caratterizzati da bassa qualità edilizia e dall’assenza di normativa antisismica. Anche la Liguria, sebbene in misura minore rispetto ad altri territori italiani, è soggetta al rischio sismico. In particolare, sono 40 i comuni in Zona 2 (alta sismicità), 172 quelli in Zona 3 (bassa sismicità), mentre i restanti 22 sono in Zona 4 (sismicità molto bassa).

Tutte le regioni italiane inoltre mostrano un patrimonio edilizio piuttosto “datato”: la quota di edifici costruiti prima del 1980, quando ancora non vigevano le prime norme sull’efficienza energetica, sono il 74,1% del totale; la Liguria si colloca al primo posto in Italia con una quota dell’86,7%. Le province della regione ordinate per percentuale maggiore di anzianità vedono al primo posto Genova (91,8%), seguita da La Spezia (84,9%), Savona (84,3%) e Imperia (81,7%). La città di Genova, inoltre, spicca al secondo posto in Italia tra i capoluoghi (preceduta solo da Firenze) per una quota di immobili costruita prima del 1980 del 97,3%. Secondo il Cresme il 90% del patrimonio edilizio italiano ha ancora oggi una classe energetica misurabile tra F e G.

Prima dell’introduzione del superbonus, emergevano differenze significative in termini di intensità di recupero edilizio e di riqualificazione energetica: nel periodo 2011-2019 l’importo medio nazionale portato in detrazione per abitazione era di 1.603 euro, con in testa alla classifica regionale il Trentino-Alto Adige con 3.400 euro ed Emilia-Romagna (2.507 euro). La Liguria si collocava sopra la media con 1.950 euro. Molto attardate le regioni del Mezzogiorno.

Secondo i dati diffusi dall’Enea, la Liguria occupa la terz’ultima posizione in Italia in termini di interventi asseverati per il superbonus al 110%, con un importo complessivo pari a 90,9 milioni di euro al 31 ottobre 2021. La classifica vede, invece, ai primi posti la Lombardia (con 1,45 miliardi di euro) e il Veneto (953,4 milioni di euro). È interessante osservare come ai primi posti della classifica vi siano anche regioni che tradizionalmente hanno beneficiato in misura contenuta degli incentivi, come Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. In termini di propensione a intervenire sul patrimonio esistente, la Liguria conta 209 edifici interessati dagli interventi di efficientamento ogni 100 mila, meno della metà della media nazionale, pari a 464.

Il superbonus sta dando anche una spinta importante all’utilizzo del fotovoltaico. Dalla mappa stilata dal GSE della distribuzione regionale della potenza installata di impianti fotovoltaici nel settore domestico spicca il primato del Friuli-Venezia Giulia (121 Watt per abitante a fine 2020), seguito da altre regioni del Nord-Est e dalla Sardegna. In Liguria sono ancora ampi i margini di miglioramento: l’incidenza per abitante al momento si ferma a 23 Watt. Complessivamente in regione la potenza installata di impianti fotovoltaici in ambito domestico è pari a 34 MW.

Gli interventi di riqualificazione energetica possono avere effetti rilevanti sul risparmio energetico: scegliere di vivere in un edificio efficiente significa consumare un quantitativo di energia che è 4/5 volte inferiore a quella necessaria a garantire un comfort adeguato in un edificio non riqualificato, costruito tra gli anni ’70 e ’90. I risparmi energetici conseguibili attraverso interventi su strutture e impianti di un edificio variano in funzione della collocazione geografica, dell’epoca e della tipologia costruttiva, degli impianti esistenti e del numero e delle abitudini dei residenti. Risparmi tra il 30% e il 50% sono ottenibili agendo sull’isolamento termico dell’involucro dell’edificio; tra il 10% e il 20% di risparmi è conseguibile sostituendo una vecchia caldaia con un impianto più efficiente.

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