Basilico e insalata coltivati ad acqua nebulizzata: a Genova una serra e un punto vendita

Le startup Agricooltur e Urbancooltur avviano la produzione con una serra nel Parco della Memoria e un punto vendita in un container al Porto Antico

Basilico e insalata coltivati ad acqua nebulizzata: a Genova una serra e un punto vendita

Arriva a Genova l’agricoltura aeroponica urbana (una tecnologia di sviluppo in serra di piante senza l’utilizzo di terra e nutrite con acqua nebulizzata). Agricooltur, startup torinese nata nel 2018, e Urbancooltur, azienda della stessa proprietà e responsabile della parte più pratica del progetto, dopo la collaborazione col ristorante Il Marin in zona Porto antico, inaugurano una serra hi-tech (“Plant 240“) per la coltivazione aeroponica alla Radura della Memoria, in via Porro 16, e un punto vendita con infopoint in via Calata Cattaneo (in un container trasportabile chiamato Hortus di fianco all’edificio di Eataly).

Le piante vengono vendute al cliente, che può prendersene cura fino al momento del consumo usando mini-serre di diverse dimensioni fornite in comodato d’uso.

L’apertura a Genova segue quella dei centri di Milano, nel distretto commerciale City Life, che sono già operativi ma verranno inaugurati ufficialmente il 22 aprile. Le startup sono presenti anche a Torino e Milano; inoltre, a Nizza esiste un laboratorio per la formazione specifica del personale, mentre a Tortona è attivo un centro sperimentale. Sempre a Genova, si prospetta una collaborazione con Carrefour Market, ancora da definire.

La tecnologia aeroponica è ancora pionieristica in Italia: permette di coltivare le piante nebulizzando acqua direttamente sulle radici. Già diffusa nei paesi nordici, come la Danimarca e l’Olanda, dove il clima freddo e umido rende difficoltosa la coltura di molte specie vegetali, nasce per rendere possibile coltivare a bordo della stazione spaziale: utilizza pochissima acqua, circa il 98% in meno dell’agricoltura tradizionale. Questo è possibile sfruttando un sistema che condensa l’umidità dell’aria immettendola nuovamente in circolo, e rilasciando i nutrienti specifici per ciascuna verdura in modo automatico, direttamente nelle vasche. Occupa uno spazio talmente ridotto da essere definita a “centimetri zero”. Oltre al risparmio idrico, consente di ridurre anche l’impiego di fitofarmaci, concimi ed elementi chimici.

I sistemi sono totalmente isolati dall’esterno, e non c’è interferenza tra esterno e interno della serra. L’aria che viene prelevata dall’esterno viene filtrata, e l’aria presente all’interno viene rifiltrata, rendendo superflui i trattamenti invasivi. Il risultato è un prodotto organico ed equivalente a quello biologico, seppure per ragioni formali non possa ottenere questa certificazione. Inoltre, la serra rilascia l’ossigeno prodotto dalla fotosintesi che avviene all’interno, diventando un polmone artificiale per il quartiere di Rivarolo.

«Abbiamo sperimentato più di 80 tipologie di prodotti coltivabili in aeroponica – dice Alessandro Boniforte, direttore agronomo di Agricooltur – oggi in vendita abbiamo principalmente basilico, insalata, micro-ortaggi e aromatiche. Quello che proponiamo è un sistema per creare un legame diretto tra il consumatore finale e l’azienda. Siamo tra i primi ad adottare questa strategia nell’ambito dell’aeroponica in Italia. Le prospettive di futuro sono buone, anche perché siamo in linea con le esigenze attuali di rispetto dell’ambiente e gestione delle risorse, oltre a dare un contributo nella riqualificazione delle aree urbane. La nostra strategia: essere in prossimità del luogo di consumo. Non ci interessa fare siti grandi per incrementare la portata commerciale, quanto aumentare la capillarità della produzione dislocandola in tanti piccoli centri distribuiti sul territorio».

Tra gli obiettivi, anche quello di assumere persone. «Più siti faccio, più occupazione creo sul territorio – chiarisce Boniforte – in proporzione alla produzione. Se la clientela dovesse aumentare nel tempo, ci espanderemo. La nostra idea è quella di creare veri e propri contadini urbani».

Qual è il profilo ideale che ricerca Agricooltur?

«Cerchiamo un fantasista – spiega Boniforte – e non necessariamente uno specializzato. Idealmente, un giovane che voglia credere nel futuro, e nelle potenzialità che oggi ha in prospettiva il settore primario. Il verde non dà un vantaggio solo se lo vivi in un parco, ma sempre, quando ci sei in contatto. Spero che le nuove generazioni si appassionino a quello che è l’ambiente in maniera sana, ovvero: come una cultura, e non come una moda. È pur sempre un lavoro, ma può restituirti tanto. Non è detto che dobbiamo assumere per forza un laureato o un diplomato in agraria. Cerchiamo più la passione per la vita che la competenza tecnica. Il ragazzo che abbiamo assunto per dirigere la serra di Rivarolo ha quel profilo, ma per noi fantasia e passione sono sufficienti». L’occupazione sarà a tempo pieno, con l’operatore che dovrà dividersi tra i diversi centri di coltivazione. Agricooltur forma i propri dipendenti: ogni sito viene avviato con un corso di formazione interno all’azienda.

«In val Polcevera si fa agricoltura dall’alba dei tempi – spiega Simonetta Cenci, assessore all’Urbanistica per il Comune di Genova – ci è sembrato appropriato che l’innovatività di questo progetto prendesse piede da qui. Inoltre la Radura della Memoria, adiacente al luogo in cui sorse il viadotto Morandi, è un luogo dove la vita deve rinascere. Sono stati inseriti 42 alberi in memoria delle vittime, e allo stesso modo un orto come questo vuole esserne la simbolica continuazione. Un’altra funzione che avrà, è quello di luogo di istruzione sull’agricoltura per i bambini, che già vengono a giocare in questo parco. Per le nuove generazioni urbanizzate, che non cresciute in prossimità della natura, sarà un modo nuovo di apprendere ciò che appartiene agli uomini da sempre».

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