Il gruppo di ricercatori e piloti del Centro Droni e del laboratorio 3DLabFactory Dibris dell’Università di Genova ha effettuato per la prima volta un rilievo topografico ad alta precisione dell’area archeologica e delle grotte dei Balzi Rossi. Il rilievo ha consentito di realizzare una mappatura dello stato della falesia con una precisa documentazione dello stato di conservazione delle pareti esterne e di quelle interne delle cavità e dei lembi di deposito archeologico ancora in situ.

Il sito archeologico e la sua scoperta

 

Il sito dei Balzi Rossi, in riva al mare a pochi metri dal confine italo-francese e dai Giardini Botanici Hanbury, è considerato uno dei luoghi più importanti per lo studio della preistoria in Europa.

La scoperta di questa zona archeologica avvenne nel corso dell’Ottocento. Si devono al principe Alberto I di Monaco le prime ricerche archeologiche sistematiche nel sito; in quegli anni erano in programma gli scavi per la linea ferroviaria Genova-Ventimiglia ma il principe riuscì ad accordarsi con il proprietario dell’area per far precedere i lavori di cava da scavi archeologici. Con la collaborazione di Gustave Saige, conservatore degli archivi di palazzo del Principato di Monaco, il principe fece riprendere gli scavi secondo principi stratigrafici, attraversando la parte centrale del deposito della Barma Grande e poi saggiando per la prima volta il deposito della grotta del Principe.

Nel 1895 Alberto I di Monaco acquistò una delle grotte, la Barma del Ponte, da allora chiamata “Grotta del Principe” e incaricò il canonico Leonce de Villeneuve di avviare le ricerche secondo un metodo scientifico che lui voleva sperimentare. In un suo scritto sosteneva: “Perché uno scavo sia utile alla scienza la prima condizione è che il ricercatore conosca la stratificazione del giacimento che esplora. Gli strati di un deposito sono come i fogli di un libro, i fossili e gli utensili come le illustrazioni”.

La chiave per creare un corpus digitale aggiornato dell’arte parietale dei Balzi Rossi, attualmente in fase di costruzione, è l’uso di droni di diverse categorie, dotati di specifici sensori, con camere stabilizzate ad altissima risoluzione.

Il corpus digitale è costituito da una banca dati appositamente creata da studenti del corso di laurea magistrale in Computer Engineering dell’Università di Genova, composta da due dataset di immagini raw originali, dai relativi metadati tecnici e dalla precisa cronologia delle elaborazioni effettuate.

A gennaio di quest’anno, nelle fasi preliminari di ripulitura e annotazione delle immagini della Grotta del Caviglione, a circa 3,5 metri dall’attuale livello del suolo della caverna, sulla parete opposta a quella su cui è riportata la famosa incisione rappresentante ”il cavallo del Caviglione” (1971), le elaborazioni digitali delle immagini hanno permesso di individuare nuovi segni e tracce cromatiche che si aggiungono alle incisioni già note riferite al Paleolitico superiore.

«Oggi, nel 2022 – racconta Gianni Vercelli, responsabile della ricerca UniGe – il metodo scientifico può e deve essere aiutato dalle tecnologie di ultima generazione, come i droni dotati di sensori multispettrali e lidar, utili a costruire modelli 3D e acquisire immagini georeferenziate e ad altissima definizione. Per questo a settembre 2021 è nata la collaborazione con la Direzione Regionale Musei Liguria ai Balzi Rossi, partendo dal rilievo aereo della falesia e delle grotte. Da qui abbiamo iniziato a elaborare i modelli composti da centinaia di milioni di punti 3D e ad annotare alcune migliaia di immagini georeferenziate delle pareti, che potranno essere visualizzate in modo immersivo grazie alla realtà virtuale».

Il materiale raccolto nel corso dei rilievi consente la realizzazione di modelli tridimensionali dell’area archeologica a partire dalla nuvola di punti 3D georeferenziata. La nuvola ottenuta, composta da centinaia di milioni di punti, è stata rielaborata e ottimizzata per ottenere un modello 3D di circa 250 mila poligoni per la presentazione preliminare ai Balzi Rossi. La demo è stata presentata il 10 febbraio scorso a ricercatori e autorità, che si sono riunite in occasione delle celebrazioni dedicate al principe Alberto I di Monaco, Henry de Lumley, presidente dell’Institut de paléontologie humaine (IPH) di Parigi, a cui si devono le prime ricerche sul sito dei Balzi Rossi.

Il gruppo di ricerca

Nella demo è stata realizzata, oltre alla ricostruzione del contesto odierno, una prima versione di “capsula temporale” del sito risalente alla fine della glaciazione di Würm.

I visitatori, indossando un visore, hanno potuto osservare la trasformazione dell’area dei Balzi Rossi negli ultimi 30 mila anni ed esplorare luoghi altrimenti inaccessibili.

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