Continua il calo dei casi attualmente positivi per 100 mila abitanti (1.086) e della variazione percentuale dei nuovi casi (-23,3%) in Liguria nella settimana 16-22 febbraio. Lo testimonia il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe. Ancora sopra soglia i posti letto occupati da pazienti Covid in area medica (25,2%, la soglia è del 15%) e terapia intensiva (10,9%, con soglia 10%).

«Stabile la riduzione percentuale della pressione sugli ospedali – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – dove i posti letto occupati da pazienti Covid diminuiscono sia in area medica sia in terapia intensiva».

Per quanto riguarda i vaccini in Liguria l’83,3% della popolazione ha completato il ciclo. L’1,7% attende invece la seconda dose.

Andando a vedere la copertura nella fascia 5-11 anni, la Liguria resta ancora indietro con il 21,4% che ha completato il ciclo e con l 7,1% in attesa di seconda dose.

Per quanto riguarda la terza dose non cambia la posizione della Liguria, che resta penultima sulla copertura vaccinale (82,4%).

Per quanto riguarda la quarta dose con la circolare del 20 febbraio 2022 il ministero della Salute (con il Consiglio Superiore di Sanità, l’Agenzia Italiana del Farmaco e l’Istituto Superiore di Sanità) la raccomanda nelle persone immunodepresse che hanno completato il ciclo primario di tre dosi.

Si tratta di una dose con funzione di booster, somministrata a un intervallo di almeno 120 giorni dalla terza dose. Per quanto riguarda la popolazione generale, invece, già il 18 gennaio la European Medicines Agency (Ema) aveva chiarito che, al momento, non ci sono sufficienti evidenze scientifiche per raccomandare, o meno, la quarta dose di vaccino.

Qualora i dati dimostrassero la necessità di un richiamo annuale, è verosimile che la priorità sarà data alle persone anziane e fragili, sia perché più esposte al rischio di malattia severa, sia perché sono state le prime a ricevere la dose booster. Gli ultimi dati del Centers for Disease Control and Prevention e della UK Health Security Agency confermano la posizione dell’Ema: l’efficacia di tre dosi di vaccino nei confronti della malattia severa, nonostante un lento declino, rimane elevata (75% circa dopo 3-4 mesi). In ogni caso, al di là delle evidenze scientifiche, un ulteriore richiamo per la popolazione generale o per specifiche categorie a rischio, dovrà comunque essere preventivamente autorizzato dalle autorità regolatorie.

Sull’efficacia i dati dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano la riduzione dell’efficacia vaccinale a partire da 3 mesi dal completamento del ciclo primario e la sua risalita dopo la somministrazione del richiamo. In particolare: l’efficacia sulla diagnosi scende progressivamente dal 63,3% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 42,4% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 64,3% dopo il richiamo;
l’efficacia sulla malattia severa scende progressivamente dall’86,8% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni all’82,9% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 93,4% dopo il richiamo.
Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce l’incidenza di diagnosi (del 53,3-75,1%), ma soprattutto di malattia grave (del 71,3-88% per ricoveri ordinari; dell’80,7-92,9% per le terapie intensive) e decesso (dell’80,8-91,3%).

«La quarta ondata – sottolinea il presidente Nino Cartabellotta – è in piena fase discendente, con evidente riduzione della pressione ospedaliera e dei decessi. Tuttavia, 50 mila nuovi casi al giorno, tasso di positività dei tamponi al 10% e quasi 1,3 milioni di casi attualmente positivi dimostrano che la circolazione del virus è ancora piuttosto elevata. In altri termini, se i dati consentono di guardare avanti con ragionevole ottimismo, non è accettabile “approfittare” della fine dello stato di emergenza per confondere le carte in tavola: discesa della quarta ondata non significa circolazione endemica del virus né, tantomeno, fine della pandemia. Tali accezioni rappresentano distorsioni della realtà che disorientano la popolazione e rischiano di legittimare decisioni azzardate. Indipendentemente dal termine dello stato di emergenza, al momento è impossibile abolire misure di sanità pubblica come mascherine al chiuso e isolamento dei positivi, indispensabili per consentire la completa riapertura di tutte le attività. Infine lo sguardo deve essere sin da ora rivolto al prossimo autunno-inverno: se è ragionevolmente certa una tregua nei prossimi mesi, questo tempo prezioso deve essere sfruttato al meglio per un’adeguata programmazione. Perché con il nuovo inverno il risveglio dal “sogno collettivo” potrebbe essere molto brusco».

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