«Una pugnalata alla schiena del centrodestra», una pugnalata poi confermata ed esaltata. Il segretario ligure della Lega, Edoardo Rixi, in una conferenza stampa tenuta questa sera insieme al capogruppo leghista in consiglio regionale Stefano Mai, al sottosegretario Stefania Pucciarelli e al senatore Francesco Bruzzone, così ha definito la decisione dei parlamentari di Cambiamo!, la lista guidata da Toti, di non votare Casellati, candidata del centrodestra alla presidenza della Repubblica. I dirigenti leghisti non hanno pronunciato la parola crisi («non sono i liguri che devono subire» hanno detto) ma hanno annunciato che chiederanno una verifica di maggioranza, «per accertare – ha precisato Mai – se ci sono le condizioni perché la maggioranza regga. Non solo Toti si è vantato di spaccare il centrodestra ma certe sue dichiarazioni e le sue assenze in consiglio regionale non fanno presagire nulla di buono».

La verifica riguarda, in termini concreti, la linea politica della Regione ma anche la formazione delle liste per le prossime elezioni comunali a Genova, La Spezia e Chiavari. «Dobbiamo capire – ha sottolineato Rixi – non possiamo correre il rischio di fare votare agli elettori del centrodestra candidati che poi possono trovarsi schierati con il centrosinistra. A Roma circola l’idea che Toti voglia fondare un partito assieme a Matteo Renzi: è evidente che, anche in funzione delle prossime scadenze elettorali, dobbiamo chiarire chi andare a sostenere, soprattutto dove ci sono candidati vicini a Toti: non possiamo rischiare di far votare agli elettori un candidato di centrodestra, per poi rischiare di vederlo passare al centrosinistra. Non voglio trovarmi nelle liste di Toti candidati di Italia Viva»». Quindi «Anche sul territorio bisogna ricostruire la coalizione. Chi non mantiene la parola per noi non vale nulla. I voti vanno e vengono, la parola rimane. Da oggi nulla sarà come prima. Tra una settimana avremmo una riunione di maggioranza, anche con FdI che ha mantenuto la parola, dove verranno presentate le liste per le amministrative. Ci dovranno essere dei chiarimenti. Siamo rimasti molto delusi».

I dirigenti leghisti hanno poi sottolineato l’inopportunità che un presidente di Regione giochi un ruolo di leader nazionale di un partito e criticato la concentrazione di incarichi nella persona di Toti, che oltre a essere presidente è assessore alla Sanità e al Bilancio. «Vi sembra normale – ha chiesto Bruzzone – che il 100% del bilancio sia gestito da una persona che in più è leader di un partito nazionale»? E hanno lamentato il fatto che la sanità ligure negli ultimi mesi sia peggiorata. Del resto, ha osservato Rixi «Se uno è sempre a Roma, non è mai in consiglio e fa anche l’assessore, la situazione è difficile. Ora basta, dobbiamo dare risposte al territorio».

Anche il fatto che di recente Toti sia stato a cena con l’ex presidente Pd della Regione Claudio Burlando, ha stupito e inquieta (Rixi: «ci lascia allibiti») gli alleati leghisti). Non   sappiamo di che cosa sia parlato durante la cena ma Burlando, per quanto ormai fuori da sette anni dalla politica attiva, è rimasto una voce autorevole nel mondo del Pd e della sinistra riformista. E oggi Toti non ha fatto mistero, in varie dichiarazioni, di pensare a un centro, a una federazione di moderati che potrebbe comprendere Renzi, Liguria popolare e schegge di Forza Italia e altri ancora. E ha trovato una sponda favorevole in Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera. Boschi al Messaggero ha confermato che può esserci spazio politico per una formazione di centro: «Le amministrative e le suppletive a Roma, con il 13% di IV, hanno dimostrato che c’ è un grande spazio e la vicenda del Quirinale dimostra che ci sono grandi temi come europeismo, atlantismo, difesa delle istituzioni, garantismo su cui c’ è una sensibilità comune che unisce varie formazioni politiche». Formazioni politiche che potrebbero fare parte di una federazione che potremmo definire di ispirazione “draghiana”. Il leader di Cambiamo! ha dichiarato all’Ansa che, nell’ambito di un complessivo ripensamento del centrodestra, questa federazione non sarebbe così lontana dalla Lega,  la quale, d’ altra parte, ha «tre ottimi ministri» nel governo Draghi. Ma al momento la Lega a questa federazione e allo stesso Toti non si sente affatto vicina.

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