Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva nella settimana 5-11 gennaio 2022, rispetto alla precedente, un netto aumento di nuovi casi. In Liguria l’impennata dei nuovi casi è del 208,7%, complice anche l’aggiornamento dei positivi retroattivo con i tamponi antigenici. In totale i casi attualmente positivi per 100 mila abitanti sono 1.259. I posti letto in area medica occupati da pazienti Covid sono il 37,8% del totale, quelli in terapia intensiva 19,5%.«Nell’ultima settimana – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – si è registrata un’ulteriore impennata di nuovi casi, con un incremento che sfiora il 50%».

Tra le Province in cui l’incidenza supera i 2.000 casi per 100.000 abitanti ci sono tutte e quattro le liguri: La Spezia (2531), Genova (2377), Savona (2349), Imperia (2206).

«Aumentano ancora – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – i posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +20,5% in area medica e +32,2% in terapia intensiva». All’11 gennaio, il tasso di occupazione nazionale da parte di pazienti Covid è del 26,6% in area medica e del 18,2% in area critica.

Il direttore generale di Alisa Filippo Ansaldi precisa: «A fronte dei 219 posti letto di terapia intensiva della nostra regione, i posti attualmente occupati sono 40. Siamo quindi ben lontani dalla saturazione delle terapie intensive che sembrerebbe apparire dai dati di Gimbe».

Il problema è che se tutte le terapie intensive fossero occupate da pazienti Covid, tutti gli altri pazienti che avrebbero bisogno di questi posti letto dove andrebbero?

Per evitare la saturazione di questi reparti occorre incrementare le vaccinazioni il più possibile: «Le elevate coperture vaccinali – spiega Cartabellotta – ammortizzano in maniera rilevante l’impatto della circolazione virale sui servizi ospedalieri. Tuttavia, l’enorme quantità di nuovi casi in continua crescita sta progressivamente saturando gli ospedali sia perché “incontra” una popolazione suscettibile troppo numerosa: in Italia sono 2,2 milioni i bambini da 0-4 anni non vaccinabili, 8,6 milioni gli adulti non vaccinati e oltre 15 milioni in attesa della terza dose . Inoltre bisogna tener conto dell’impatto, minore, dei fenomeni di escape immunitario della variante omicron». La tabella riporta il numero di posti letto ancora disponibili – all’11 gennaio – che, in caso di occupazione da parte di pazienti Covid, porterebbe ciascuna Regione in zona arancione e in zona rossa, al netto di eventuale incremento dei posti letto che rimane nell’autonomia regionale.

Per quanto riguarda i vaccini la Liguria è lievemente sotto la media nazionale per la percentuale di persone che hanno completato il ciclo.

Andando a vedere la situazione della dose booster si scopre che la Liguria è terz’ultima come copertura: 56,6%.

Per quanto riguarda la vaccinazione nella fascia 5-11 anni, la Liguria è ancora indietro, quart’ultima.

Per quanto riguarda l’efficacia Gimbe ricorda che i dati dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano la riduzione dell’efficacia vaccinale a partire da 3 mesi dal completamento del ciclo primario e la sua risalita dopo la somministrazione del richiamo. In particolare: l’efficacia sulla diagnosi scende progressivamente dal 77,6% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 41,6% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 75% dopo il richiamo;
l’efficacia sulla malattia severa scende progressivamente dal 95,7% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni all’88,8% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 97,8% dopo il richiamo.
Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce l’incidenza di diagnosi (del 35,3-80,3%), ma soprattutto di malattia grave (dell’85,8-94,1% per ricoveri ordinari; del 92,6-97,2% per le terapie intensive) e decesso (dell’81,1-95%).

«Ci troviamo in una fase estremamente critica della pandemia, in cui distorte narrative ottimistiche appannano l’insufficienza delle misure per rallentare la curva dei contagi e sottovalutano i rischi per la salute delle persone e per l’economia del Paese. Innanzitutto, l’ingente numero di nuovi casi, in continua crescita, dopo aver mandato in tilt i servizi territoriali sta determinando la progressiva saturazione degli ospedali, con limitazione degli interventi chirurgici programmati – anche in pazienti oncologici – e la riduzione delle capacità assistenziali, anche perché il personale sanitario è ormai allo stremo. In secondo luogo, l’enorme numero di persone positive sta progressivamente paralizzando numerosi servizi essenziali: dai trasporti alla scuola, dalla sanità agli uffici pubblici. Infine, a meno di “iniezioni” di posti letto dell’ultimora o di modifica dei criteri per classificare i pazienti Covid ospedalizzati, entro fine mese numerose Regioni andranno in zona arancione e qualcuna rischia la zona rossa. Un colore che certificherebbe il fallimento nella gestione della quarta ondata, nonostante la disponibilità di vaccini molto efficaci nel prevenire la malattia grave».

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