Da oggi in Liguria i tamponi antigenici per chi ha avuto il Covid e deve certificare la guarigione per uscire dall’isolamento saranno gratuiti e si potranno fare anche in farmacia. La misura va a integrare l’ordinanza, firmata dal presidente della Regione Liguria e assessore alla Sanità, Giovanni Toti, che prevede che i tamponi antigenici rapidi siano validi per certificare la diagnosi e la fine di isolamento e quarantena. In questo ultimo caso l’ordinanza prevede la possibilità, trascorso il periodo di isolamento previsto e trascorsi tre giorni senza sintomi, di uscire da casa per poter certificare la propria negatività. L’ordinanza entra in vigore oggi. Da oggi è anche possibile prenotare la dose booster a distanza di quattro mesi dall’ultima vaccinazione ricevuta, nel rispetto delle ultime indicazioni ministeriali.

«Voglio ringraziare i farmacisti per la disponibilità dimostrata – aggiunge Toti – fondamentale per la capillarità delle farmacie su tutto il territorio così da semplificare la vita dei cittadini ed evitare spostamenti più lunghi a chi deve accertare la propria guarigione».

Oggi in giunta è prevista anche l’approvazione di una delibera per stabilire la gratuità dei test rapidi di fine dell’isolamento. In questi casi l’ordinanza autorizza l’uscita dalla propria casa per recarsi nel centro più vicino dove effettuare il test rapido, adottando tutte le precauzioni necessarie (utilizzo di un mezzo proprio, indosso della mascherina Ffp2, rigoroso rispetto del distanziamento). Rimane la possibilità di effettuare i test antigenici rapidi anche nelle Asl, i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e i laboratori privati e gli erogatori accreditati.

Enrico Castanini, commissario per l’innovazione digitale della pubblica amministrazione della Regione Liguria, spiega che anche a livello informatico, da oggi tutti i test antigenici verranno equiparati ai tamponi molecolari, «compresi i circa 16.200 effettuati nei 21 giorni precedenti l’entrata in vigore dell’ordinanza che prevede specificamente questa retroattività. Ci sono tuttavia due eccezioni, in relazione a due specifiche situazioni: la prima riguarda chi avesse fatto un test antigenico fuori dal territorio regionale e, in questo caso, dovrà recarsi dal proprio medico per far registrare l’esito di quel test nel sistema informatico ligure Poliss. Un passaggio essenziale per esempio per ottenere in certificato di guarigione da parte del medico di medicina generale. Identica modalità dovrà essere adottata per i test che, effettuati nei 21 giorni precedenti l’entrata in vigore dell’ordinanza, siano stati registrati con sistemi diversi rispetto agli applicativi informatici regionali (Poliss), per esempio attraverso il sistema nazionale della Tessera Sanitaria. In questi casi – conclude Castanini – qualora il proprio tampone non risulti nel sistema ai fini delle diverse certificazioni, è indispensabile che il cittadino si rechi dal proprio medico, oppure nella farmacia dove ha effettuato il test, per far registrare manualmente gli esiti dell’antigenico sul sistema regionale Poliss».

«La Liguria e il Paese ripartiranno dopo le festività ed entreranno in vigore sia le misure previste nell’ultimo provvedimento del governo, sia l’ordinanza regionale che ho firmato due giorni fa e che spero possa semplificare la vita di molti cittadini, equiparando il tampone antigenico rapido e il tampone molecolare per l’accertamento della positività, per l’uscita sia dalla quarantena che dall’isolamento – commenta Toti – Nelle prossime settimane ci saranno ancora delle difficoltà, dei momenti di confusione ma il sistema regionale c’è, sta lavorando su tutti i fronti senza particolari punti di emergenza. La macchina è rodata. Sappiamo di dover contrastare una variante Omicron che si sta diffondendo molto rapidamente ma che ha anche alcuni vantaggi rispetto alla gravità della malattia, in particolare per le persone vaccinate. Riteniamo quindi di poterla affrontare con la prudente apprensione che serve ma conoscendo il nemico e avendo messo in campo gli strumenti necessari».

Per quanto riguarda l’andamento della pandemia, «gli ospedalizzati sono in lieve calo – prosegue Toti – e speriamo sia un segnale positivo rispetto a una crescita ancora molto rilevante dei contagi. Ci aspettiamo che anche le ospedalizzazioni possano crescere nelle prossime settimane. Per questo da domani potenzieremo ancora la disponibilità di posti letto nelle strutture territoriali a bassa intensità e inseriremo nuovamente anche la Protezione civile nella loro gestione per consentire di superare il picco senza particolari difficoltà. Questo è importante perché questa malattia si sta diffondendo con grande virulenza e produce anche un numero importante di malati ma certamente è qualcosa di molto diverso da quello che abbiamo visto nel recente passato. Devo anche dire che la capacità di gestione con gli anticorpi monoclonali e nuovi antivirali speriamo possa portare a un’ulteriore riduzione degli ospedalizzati, anche grazie all’aumento costante delle nuove prime dosi e delle dosi booster di vaccino».

Per quanto riguarda la campagna vaccinale «la prossima settimana – conclude il presidente della Regione Liguria – cercheremo di raggiungere le 100 mila dosi settimanali. Tutte le prime dosi sono possibili a presentazione, anche se il consiglio è di prenotarsi per evitare code e disagi. Le prenotazioni di Liguria Digitale sono già su quei numeri. Oggi siamo al 99% dei vaccini somministrati rispetto a quelli consegnati: conto di poter arrivare a 100 mila dosi settimanali entro un paio di settimane al massimo visto che il generale Figliuolo ha sempre accolto alle nostre richieste di vaccini».

Oggi si torna anche tra i banchi. Secondo il presidente della Regione «sarebbe stato surreale tener chiuse le scuole, dove ci sono regole molto ordinate, e poi lasciare i bambini andare in pizzeria con i genitori, giocare a calcetto o fare qualsiasi attività ludica senza però lasciar loro frequentare la scuola. Quando abbiamo chiuso le scuole, in passato, eravamo in lockdown. Domani invece il Paese riapre e le persone tornano al lavoro. Il governo ha dichiarato di impugnare ogni ordinanza che preveda la chiusura delle scuole da oggi, data decisa per la riapertura: noi non abbiamo mai pensato di agire con un’ordinanza, ben sapendo che nell’età scolare è un’età di ampia circolazione del virus ma nella consapevolezza che, in un Paese totalmente aperto, la chiusura delle scuole avrebbe costituito un disallineamento importante, anche sotto il profilo dei valori».

Filippo Ansaldi, direttore generale Alisa, fa il quadro sull’andamento settimanale dei contagi nella regione: «Anche questa settimana abbiamo osservato un incremento dell’incidenza dei contagi che ha sfiorato per la nostra regione i 1000 casi ogni 100 mila abitanti. L’incidenza è costante e abbastanza omogenea nelle quattro province liguri.
Ricostruendo l’andamento della pressione ospedaliera nelle ultime settimane, abbiamo osservato una importante crescita del numero degli accessi, fino al 15 di dicembre. Poi nei successivi 20 giorni l’incidenza relativa ai pazienti che entrano in ospedale è stata costante. Negli ultimi 5 giorni abbiamo avuto nuovamente un sostanziale incremento che ci ha messo un po’ in difficoltà. Dalle nostre elaborazioni grafiche si vede bene come la media intensità sta crescendo con un rt di 1.3 seguendo piuttosto fedelmente questo modello. Questo ha portato a superare già dai primi giorni di gennaio il limite che avrebbe potuto portare la Liguria in zona arancione, se anche gli altri parametri avessero seguito un medesimo andamento. Teniamo conto che circa un quarto dei casi di ricoveri in media intensità è riconducibile alla nostra struttura demografica. Ma la situazione è diversa per quello che riguarda la terapia intensiva. Qui il peso dell’età è inferiore, per questo la crescita è stata meno rapida. E di conseguenza siamo rimasti sotto la soglia della zona arancione».

Angelo Gratarola, responsabile Dipartimento interaziendale regionale di emergenza-urgenza e direttore dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Policlinico San Martino, afferma: «Si chiude una settimana di circolazione intensissima da parte del virus dove è stata riscontrata una conseguente impennata di ricoveri, però non paragonabile rispetto a quanto accaduto l’anno scorso. La malattia è molto diversa rispetto ad allora, grazie ovviamente alla vaccinazione, resta però forte la necessità di posti letto, in ospedale e fuori, per il naturale turnover richiesto, soprattutto da parte dei pazienti più fragili che hanno diverse difficoltà a rientrare nel loro domicilio. Il tasso di occupazione dei posti letto di terapia intensiva oscilla attorno a quel 19-20% che ci trova, in previsione del futuro, a farci vacillare tra zona gialla e arancione, numeri anche qui ben diversi rispetto a quelli a tre cifre dell’anno scorso. Gli stessi numeri evidenziano che i pazienti più gravi in terapia intensiva sono pazienti mai vaccinati e c’è da sottolineare che è altrettanto elevata la quota di pazienti positivi condizionati da patologie pregresse. Da qui alle prossime settimane, se guardiamo la tipologia media di pazienti rispetto alle vaccinazioni, ci dovremmo aspettare un ulteriore incremento di casi, le prossime settimane saranno strategiche, vediamo quale piega prenderà il dato relativo alla curva, se salirà ancora un po’ a causa della conclusione del periodo festivo o si appiattirà; la sensazione è che verso febbraio, marzo si possa arrivare a una normalizzazione della situazione complessiva, ce lo auguriamo».

Matteo Bassetti, responsabile del Dipartimento interaziendale regionale di Malattie Infettive e direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino,
sottolinea che il suo reparto è occupato al 100%: «I ricoveri sono contraddistinti da pazienti mai vaccinati, con un quadro impegnativo, difficile, che sono costretti a ricorrere al così detto casco, il C-PAP. Oggi continuiamo a veder entrare per la maggioranza, sia a San Martino sia nell’area genovese, soggetti, con tampone positivo fatto fuori dalla struttura o all’interno in fase di accesso ospedaliero, come screen, senza un quadro completamente Covid, perché ricordo che per esserlo, dovrebbero essere evidenziate delle polmoniti, mentre oggi entrano in struttura soggetti con altre sintomatologie. Questa è anche la settimana che chiude un’importante somministrazione di monoclonali e l’esordio della somministrazione anche della pillola anti Covid, dell’ormai noto Molnupiravir, ai pazienti delle rsa. L’utilizzo della pillola anti Covid permette di sgravare anche il peso derivante dalla somministrazione dei monoclonali negli ospedali, che ricordo comporta la necessità di dover chiamare un’ambulanza, trasportare pazienti fragili in ambulanza dalle rsa, mentre oggi con la pillola tutto diventa molto più facile e diverso. Sui monoclonali con il proliferare della variante Omicron, non sapendo se il paziente ha Omicron o Delta, tre dei quattro monoclonali non possono essere utilizzati. Negli ultimi giorni sono arrivate molte richieste di somministrazione, che però dobbiamo valutare a fondo prima di procedere, la somministrazione però resta numericamente importante e ben più che soddisfacente».

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