Al via all’ospedale San Martino di Genova la prima ricerca sul danno associato all’emeralopia o cecità notturna. Il progetto, promosso dall’Associazione Retinite Pigmentosa Liguria ODV con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e insieme a Clinica Oculistica Universitaria e Ospedale San Martino, è mirato al riconoscimento del grado di invalidità da attribuire ai pazienti colpiti da distrofie retiniche che causano forti problemi nella luce crepuscolare o notturna. È stato presentato questa mattina a Palazzo Tursi. .

L’emeralopia, o cecità notturna stazionaria congenita, è un disturbo visivo altamente invalidante che, con il sopraggiungere dell’oscurità e in ambienti scarsamente illuminati o in penombra, limita fortemente la visione rispetto alla norma nelle persone affette da malattie oculari come le distrofie retiniche. Tra queste, in Italia la retinite pigmentosa colpisce circa 30mila persone oltre a una parte del milione e 400mila individui affetti da degenerazione maculare.

Lo studio mira a quantificare e definire opportuni gradi del danno funzionale che l’emeralopia comporta in relazione alla sua gravità. Un obiettivo che rappresenta un primo e imprescindibile passo dell’iter da compiere per il riconoscimento formale e legale di invalidità per le persone che soffrono di emeralopia, con la conseguente definizione del sostegno e dell’eventuale indennità economica. Il riconoscimento giuridico di questa condizione permetterebbe, ad esempio, di adattare l’orario di lavoro alle necessità della persona affetta da emeralopia, che potrebbe continuare la sua attività in piena autonomia con vantaggio per sé e per la resa lavorativa.

Attualmente, per il riconoscimento dell’invalidità visiva, la legge 138/2001 tiene conto dei parametri di acutezza e campo visivo. Nonostante i suoi indiscutibili meriti per aver colmato molte delle mancanze normative del passato, la legge presenta comunque dei limiti. Oggi che la tecnologia offre nuove vie di indagine e la consapevolezza sociale del problema è cresciuta, ci sono le condizioni per individuare parametri obiettivi che definiscano l’emeralopia, un disturbo che limita gravemente la vita quotidiana di molte persone.

Nell’ambito del progetto è già stato acquistato, e fornito in dotazione alla Clinica Oculistica Universitaria, lo strumento AdaptDx. Si tratta di uno strumento diagnostico che consente la misurazione di un parametro, che indica l’eventuale alterazione della capacità di adattamento al buio. Questo parametro identifica il tempo di recupero della sensibilità al buio, fornendo la misurazione obiettiva e sensibile della funzione retinica.

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