Potrebbe sorgere a Genova o a Savona il nuovo impianto di trasformazione dei rifiuti indifferenziati che contribuirebbe a chiudere il ciclo dei rifiuti in Liguria, anche grazie ai fondi del Pnrr: un impianto altamente tecnologico, da circa 160-200 mila tonnellate, che riuscirebbe a soddisfare quindi l’intero fabbisogno residuale territoriale, evitando così che la regione continui a dipendere dai territori limitrofi per lo smaltimento dell’indifferenziata. Lo fa sapere l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, intervenuto al convegno “Restart Liguria – Le risorse del Pnrr”, questa mattina a Palazzo Ducale a Genova. Più volte l’assessore ha sottolineato l’intenzione di rendere «la Liguria autonoma sul ciclo dei rifiuti».

La nuova soluzione rientra nell’ambito del nuovo piano regionale del ciclo dei rifiuti, approvato la scorsa settimana in giunta: con il nuovo piano e con la norma dell’Ato unico, oltre una serie di investimenti impiantistici, la Liguria sta ragionando con il governo affinché parte dei fondi per l’impiantistica arrivino proprio dal Pnrr, che, ricorda Giampedrone, «non finanzia solo grandi progetti di chiusura dei cicli, ma anche semplicemente i biodigestori, che rappresentano una parte importante di chiusura del ciclo dei rifiuti».

Il nuovo impianto in questione, che potrebbe rientrare nei filoni del Pnrr, «sta a metà tra la produzione di idrogeno e di biometanolo – spiega Giampedrone – Un tema che andrà molto discusso, ma che perlomeno ha aperto il dibattito. Il prodotto non viene bruciato, ma trasformato: si tratta di un impianto chimico, che ha quindi delle criticità da sviscerare, che produce idrogeno e biometanolo».

L’impianto sarebbe dunque in grado di valorizzare il rifiuto indifferenziato in uscita dagli impianti di trattamento meccanico biologico, mediante un approccio preferibilmente “waste to chemical”, cioè producendo “green fuels” quali idrogeno e metanolo, che possano essere impiegati in distretti verdi, con forte effetto di decarbonizzazione; in alternativa saranno valutate tecnologie di valorizzazione energetica. L’obiettivo è valorizzare questi rifiuti per rendere la discarica uno strumento residuale e compiere il passo decisivo per la chiusura del ciclo a livello regionale, evitando l’invio di rifiuti fuori regione, minimizzando gli impatti ambientali e ottimizzando i costi.

Lo spunto per questo tipo di impianto è arrivato dal Giappone, ha fatto sapere Giampedrone: «Bisogna essere anche un po’ visionari, noi abbiamo bisogno di superare il gap infrastrutturale della Liguria, altrimenti sei superato dal mercato − spiega Giampedrone − Non voglio che la Liguria continui a dipendere dalle altre regioni, e contribuire al loro ciclo di rifiuti, ma che sia autonoma. Ho chiesto al ministro Cingolani che questo progetto di chiusura del ciclo diventi un progetto bandiera per il Paese».

Il piano non localizza il nuovo impianto, per cui saranno necessari specifici canali di finanziamento, ma definisce criteri localizzativi che saranno alla base della futura scelta del sito, di intesa con gli enti interessati: «La strategia del ministro Cingolani è quella di utilizzare dei fondi che dialoghino con i porti green. Perché idrogeno e biometanolo si inseriscono in un percorso di sviluppo, non troppo astratto, di un sistema portuale legato anche a questo tipo di produzione. Genova è sicuramente candidata ma, in quest’ottica, con il polo di Vado, anche Savona, che tra l’altro ha fatto molti passi avanti nel ciclo dei rifiuti», fa sapere Giampedrone.

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