Quello che si avvia al rush finale è stato uno shopping natalizio caratterizzato dalla voglia di tornare alla normalità, ma anche da tanta incertezza a causa del rischio, sempre dietro l’angolo, di nuove restrizioni in merito agli spostamenti delle persone e agli orari di apertura di negozi e pubblici esercizi.

Secondo l’indagine nazionale condotta da Ipsos per Confesercenti, quest’anno gli italiani hanno speso in media 238 euro a persona per i regali e, complessivamente, 3,3 miliardi, con la gran parte degli acquisti (il 54%) concentrati nell’ultima settimana. Tra i regali dell’ultimo minuto, libri e capi d’abbigliamento sono senz’altro i più gettonati, indicati per un acquisto rispettivamente dal 41 e dal 40%. Seguono i prodotti di profumeria (36%), i regali gastronomici (28%) e, naturalmente, giochi e giocattoli, presenti nella lista del 27% degli intervistati, quindi vini (24%), prodotti tecnologici (23%) e accessori moda.

A Genova, secondo la presidente provinciale Fismo Confesercenti, Francesca Recine, le vendite di Natale si sono contraddistinte per la riscoperta degli esercizi di vicinato: «Dopo tutte le peripezie dell’ultimo anno e mezzo, è tornata la voglia di comprare in negozio: possiamo dire che si è recuperato il valore dell’acquisto fatto di persona. Il presidio del territorio portato avanti dall’impegno di ogni singolo commerciante e dal lavoro congiunto tra Centri integrati di via e Comune ha evidentemente dato i suoi frutti, a cominciare dalla campagna #Comprasottocasa. Gli affari sono stati molto vivaci sia in centro che nelle delegazioni. Parlando di abbigliamento, in attesa del vero freddo per ora la parte del leone l’ha fatta la maglieria, più che i capispalla: dal caldo e classico maglione natalizio alle sciarpe e ai filati».

Detto della corsa ai regali, l’altro fronte caldo del periodo natalizio è quello della tavola che, a casa o in ristorante, continua ad essere il principale momento di aggregazione, pur tra le mille difficoltà legate alla gestione del Covid-19. «In queste ultime settimane abbiamo avuto una buona affluenza – riferisce, tra i ristoratori, Matteo Zedda, titolare del Tiflis ai Giardini Luzzati – la sensazione è che la gente ne abbia approfittato per anticipare cene con parenti e amici nel timore di nuove ed ulteriori restrizioni fra Natale e Capodanno. E proprio per questo motivo le prenotazioni a cavallo delle feste sono poche, in particolare per il cenone della Vigilia, proprio perché c’è ancora tanta incertezza, ma resta la speranza che, passato il Natale, il telefono ricominci a squillare per il veglione di Capodanno. Per quanto riguarda l’asporto, dopo il boom dell’anno scorso, quando si trattava dell’unico servizio possibile, possiamo dire che ormai i numeri siano rientrati nella media».

Come sta andando, invece, tra quanti continuano a preferire le riunioni casalinghe? «Rispetto alla situazione pre-pandemia, stimiamo un calo delle vendite nell’ordine del 20%: gli ordini vengono fatti per quantità più ridotte perché, evidentemente, a causa del Covid è sempre più complicato riuscire a riunire tutta la famiglia sotto allo stesso tetto – spiega Alfonsa Carvelli, titolare della gastronomia pasta fresca “Il primo piatto”, a Sampierdarena – la paura per nuove chiusure, inoltre, ha spinto molti ad anticipare gli acquisti. Naturalmente il discorso cambia rispetto allo scorso anno, quando eravamo in zona rossa, per cui è ovvio che quest’anno si sia acquistato molto di più. Il green pass, poi, paradossalmente sta favorendo la consumazione sul posto, o quantomeno non la penalizza, perché rafforza il senso di sicurezza degli avventori».

«Va comunque meglio dello scorso anno quando, ad esempio, si era lavorato pochissimo anche alla vigilia di Natale, giornata che tradizionalmente è invece sempre stata molto importante – aggiunge Stefano De Micheli, dell’omonima gastronomia di via dei Macelli di Soziglia – gli ordini per i prossimi giorni non mancano, al netto di qualche disdetta da parte di chi ha avuto notizia di una positività in famiglia: purtroppo questo clima di incertezza continua a pesare, ma chi punta sulla qualità dei prodotti viene sempre premiato. Per quanto riguarda le preparazioni più richieste, nettamente al primo posto c’è il cappon magro, che a Natale non può mai mancare sulle tavole dei genovesi, seguito da insalata russa e cima».

Non c’è pranzo o cena di Natale che non si concluda con un dolce all’altezza. Su questo fronte, a fare il punto è Simone Ghiotto della storica Cremeria Buonafede di via Luccoli: «Siamo soddisfatti. È andata molto bene, con un’importante affluenza di genovesi e turisti in tutto il centro storico, in particolare nei fine settimana. Il pandolce genovese, sia alto che basso, continua ad essere richiesto, ma il prodotto che va più forte è senz’altro il classico panettone milanese, farcito con creme spalmabili, soprattutto al pistacchio, oppure con semifreddi o gelato: e in questo caso i gusti che vanno per la maggiore, oltre, ancora, al pistacchio, sono zabaione, nocciola e, naturalmente, la panera genovese».

Comprensibilmente difficile è, invece, la situazione per gli albergatori, per i quali prova a tracciare un bilancio Fabio Serpi, coordinatore cittadino di Assohotel: «L’obbligo di tampone anche per i cittadini comunitari ha senza dubbio inciso, negativamente, sulle presenze straniere: non tanto sulle disdette, che sono state tutto sommato contenute, quanto proprio sulle prenotazioni a monte, che a un certo punto si sono fermate, specie per Capodanno. In generale, provando a fare un confronto con il 2019, ultimo anno prima del Covid, possiamo dire che i pernottamenti si sono ridotti del 50%, d’altra parte questa situazione rende molto difficile programmare un viaggio e, di conseguenza, anche la nostra pianificazione è pressoché impossibile. Limitazioni e restrizioni continuano a essere comunicate all’ultimo minuto, basti pensare a quanto accaduto a San Valentino, per cui viviamo tutti alla giornata. Così è molto difficile andare avanti, tanto più a fronte di costi in continuo aumento, a cominciare da quello per l’energia che, su una struttura ricettiva incide, sia direttamente, sia indirettamente: le lavanderie, ad esempio, prevedono rincari medi dell’8%.

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.