Tutti contro la vendita dell’ex Oto Melara ad aziende estere da parte di Leonardo.

La società, attiva nel campo della difesa e fondata a La Spezia, ha mantenuto lì una delle sedi operative. Dal 2001 parte del Gruppo Finmeccanica e dal 2016 nella divisione sistemi di Difesa nel progetto one company del Gruppo Leonardo, da dicembre 2018 è parte con la ex Wass della divisione Electronics, a diretto riporto dell’amministratore delegato, con la business unit Sistemi di difesa.

Negli ultimi giorni la trattativa con Fincantieri per la cessione all’estero di questa divisione si è arenata per l’interesse, secondo Affari Italiani, delle aziende tedesche Rheinmetall (la maggiore industria teutonica nel campo degli armamenti) e Kmw, mentre Repubblica, di recente ha parlato del Consorzio franco-tedesco Knds.

Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini ha partecipato all’incontro in prefettura promosso dal prefetto Maria Luisa Inversini, insieme al sottosegretario alla Difesa Stefania Pucciarelli, al sottosegretario alla Salute Andrea Costa, ai deputati Manuela Gagliardi e Lorenzo Viviani e alle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil. Assenti invece il ministro del Lavoro Andrea Orlando e la deputata Raffaella Paita per impegni precedenti.

«Ringrazio il prefetto Inversini per aver promosso questo incontro con le istituzioni locali, le sigle sindacali e i parlamentari e esponenti del Governo espressione di questo territorio che hanno subito dimostrato, con la loro presenza, la grande attenzione rivolta ai lavoratori di Leonardo e di tutto l’indotto – dichiara Peracchini – c’è’ grande preoccupazione per le decisioni che dovrà assumere il governo. Il nostro auspicio, corale e unanime, è che Leonardo rimanga in mani italiane, sia perché l’azienda rappresenta un’eccellenza e un orgoglio del nostro Paese, sia perché il rischio, altrimenti, sarebbe quello di uno smembramento dalle possibili conseguenze critiche per tutto il nostro territorio».

Fra due settimane è stato calendarizzato un altro incontro per fare il punto della situazione.

Dal territorio ligure è un coro di no: «La cessione dell’ex Oto Melara alla Spezia da parte di Leonardo non può essere l’ennesima dismissione di un’industria strategica nazionale − afferma il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti − tanta tecnologia, tanto delicata, nel settore della difesa deve restare saldamente in mani italiane. In Liguria, grazie alla presenza di tre cantieri navali di Fincantieri, c’è la possibilità di creare uno straordinario polo della difesa legato alle competenze del territorio e indispensabile al paese. Tanto più oggi che si torna a parlare di Difesa comune europea».

Anche dall’opposizione del Pd è arrivato un appello alla Regione Liguria per un intervento nei confronti del governo, «per mantenere il perimetro industriale in Italia e evitare lo spacchettamento dell’azienda che dà lavoro a più di mille persone» affermano il consigliere regionale Davide Natale e il capogruppo del Partito Democratico Articolo Uno Luca Garibaldi.

«L’ex Oto Melara è una ricchezza e un asset importante per il nostro Paese, che non si può spacchettare e cedere all’estero. Garantire l’occupazione e lo sviluppo del settore è quello che la Regione deve sostenere, chiedendo al governo di mantenere in Italia il perimetro industriale ed evitare lo spacchettamento delle attività». Per i consiglieri del Pd «si tratta di un’importante società attiva nel campo della difesa sia terrestre sia navale che rappresenta un asset industriale strategico per la il sistema Paese e, conseguentemente, per la Regione Liguria e in particolare per La Spezia. Un’azienda che, tra personale diretto e dell’indotto, occupa migliaia di lavoratori, solo nel sito della Spezia circa 1500 ingressi quotidiani». Per il Pd ligure la cessione, oramai decisa dai vertici aziendali, dovrà assicurare: il mantenimento dell’azienda in Italia, evitare lo spacchettamento delle attività, mantenere i livelli occupazionali e prevedere lo sviluppo industriale.

Antonio Apa, segretario generale Uilm Genova e Liguria, è ancora più esplicito nella difesa dell'”orgoglio nazionale”: «Si tratterebbe dell’ennesimo schiaffo della Francia all’Italia, terra di conquista come nemmeno ai tempi di Napoleone, dopo l’affondo di Macron sui cantieri Stx, scippati a Fincantieri, e la presenza di Vivendi in Tim per quanto riguarda il cloud nazionale, e altre colonizzazioni. Per non parlare delle insinuazioni riportate dalla stampa transalpina sulla presunta competizione di Fincantieri ai danni di Naval Group laddove l’operazione è felicemente a guida italiana, evidentemente costoro sottovalutano la capacità tecnologica progettuale e organizzativa di Fincantieri, tra le migliori del mondo».

Secondo Apa non c’è ragione per cui gli italiani dovrebbero continuare a pagare le imposte per veder svendere i propri asset al sistema franco-tedesco, «anche perché gli introiti finanziari e il valore aggiunto accrescerebbero il loro Pil ridimensionando Oto Melara e Wass in meri siti di produzione perdendo così tutte le capacità di sviluppo tecnologico che sta alla base del nostro sistema paese. Cosa ne pensano Draghi, Giorgetti, Franco, Orlando e anche le forze armate di un siffatto disegno, con perdita di sovranità tecnologica nel campo strategico del sistema difesa? Per questo ritengo che in merito al riassetto di Oto Melara e Wass, la giusta spinta verso la non più rinviabile Difesa comune europea non può passare attraverso la dismissione di asset nevralgici della nostra industria».

I deputati di Coraggio Italia, Manuela Gagliardi e Giorgio Silli, sottolineano: «Non è un mistero che siamo i migliori nel campo delle tecnologie della difesa e spesso le società italiane che operano in questo settore vengono individuate e seguite da chi, all’estero, avrebbe il desiderio di comprarle. Per questi e altri motivi siamo assolutamente contrari alla vendita della ex Oto Melara soprattutto se esiste il rischio che possa cadere in mani straniere. Chiediamo quindi al governo che in questo caso venga applicato il golden power e si esplori la possibilità di acquisto da parte di altre realta’ imprenditoriali nazionali».

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