Il “modello Genova” nato dalla reazione alla catastrofe di ponte Morandi può essere adottato anche per accelerare la messa a terra del Pnrr. L’unione delle forze con cui la città ha reagito, accelerando il processo di ricostruzione, è un caso pilota che va replicato in una logica sistemica. È il criterio guida con cui Sonia Sandei, vicepresidente di Confindustra Genova con delega all’execution del Pnrr e alla Transizione ecologica del porto, ha costituito all’interno dell’associazione una task force che favorisca la collaborazione tra imprese e istituzioni perché il territorio, dopo il trauma del Covid, possa sfruttare al meglio le grandi opportunità offerte dal Piano, adeguandosi con rapidità ai nuovi scenari.

«Stiamo vivendo un momento – dichiara Sandei a Liguria Business Journal – in cui è necessario accelerare la transizione, una transizione che comunque sta avvenendo dal punto di vista energetico, ecologico, burocratico e sociale. Un processo che coinvolge tutto il sistema in una stretta correlazione tra le varie componenti, perché, per esempio, la transizione energetica non può avere luogo senza la transizione burocratica, senza un’accelerazione che ci consenta di realizzare più rapidamente i progetti. E la transizione ecologica porterà con sé una transizione sociale che io vedo anche in termini positivi perché produrrà nuovi posti di lavoro in nuove aree che neanche possiamo immaginare in questo momento. I dati ci dicono che nel 2030 avremo un 30% di nuovi posti di lavoro che neanche riusciamo a immaginare come nome e nel 2050 il 50%. È un mondo che realmente sta cambiando».

A Genova il Pnrrr che cosa porterà?

«Nella nostra città – il sindaco lo ha anticipato più volte – ci sono progetti che potranno riguardare il Pnrrr per 5-7 miliardi, fondamentalmente nell’ambito del trasporto e delle infrastrutture, della mobilità, e ovviamente di tutte quelle attività che io metto sotto l’ombrello della rigenerazione urbana. Rigenerazione di intere aree della città, sto pensando al waterfront ma non solo, ci sono molte altre aree interessate, e non parlo solo di edilizia, la rigenerazione urbana è anche sociale, ambientale, è un modo diverso di pensare la città. In questi 5-7 miliardi non sono compresi i vecchi progetti ma di certo alcuni di essi sono collegati a quelli vecchi, nel senso che ne rappresentano una prosecuzione: penso ai quattro assi del trasporto pubblico».

La transizione tecnologica produce nuovi posti di lavoro ma ne sopprime altri. Anche se il saldo totale è positivo rimane il fatto che alcuni perdono il lavoro e non è garantito che possano riciclarsi nelle nuove attività richieste dal mercato. Come si può fare per mitigare gli aspetti negativi della transizione?

«Sicuramente devono intervenire le istituzioni, e mi riferisco anche all’Università e al mondo dell’istruzione in generale, perché chi ha un mestiere che sta cambiando va accompagnato verso un nuovo mestiere ma anche la competenza di certi vecchi mestieri rimane fondamentale per il nuovo mondo che si va a delineare, quindi bisogna che il sistema, con il supporto delle delle istituzioni, di quelle che afferiscono alla cultura, università, scuole, eccetera… risponda sia traghettando alcune figure professionali sia trasmettendo competenze nuove, anche con strumenti come scuola-lavoro, apprendistato, affiancamento. Ma per ottenere un boosting effettivo dobbiamo pensare in tempi rapidi perché le richieste ci sono già, e questo non è facile, alla rapidità decisionale non siamo abituati, perché la lentezza burocratica affligge anche il sistema dell’istruzione e della cultura in generale».

A Genova esistono le competenze per accelerare questi processi?

«I progetti trainano ciò che è necessario perché siano realizzati: le competenze necessarie o le prendiamo sul territorio o le importiamo, quindi vedo i progetti stessi come driver di comptenze. E i progetti ci sono, per esempio quelli che riguardano il trasporto pubblico. Di certo ci sono ancora provvedimenti che devono essere emanati, ma altri, che per esempio riguardano la transizione ecologica del porto, sono già stati emanati, sia da parte del Mite sia da parte del Mims».

Lei è ottimista, tutto considerato?

«Io sono ottimista, perché abbiamo capito, con le vicende di ponte Morandi, che se uniamo le forze possiamo superare enormi difficoltà enormi. Ne abbiamo superata una molto grande. In questo momento di crisi sistemica si tratta di fare esattamente quello che abbiamo fatto dopo la tragedia dell’agosto 2018: coordinarci, unire le forze, cercare di accelerare i processi dove è possibile accelerarli e funzionare come caso pilota perché noi un’esperienza di questo genere l’abbiamo già vissuta. Il modello Genova può essere un modello per accelerare alcuni progetti che riguardano il Pnrr. I progetti infrastrutturali di sicuro ma si tratta di una logica sistemica che può funzionare come modello anche in altri contesti. Tra l’altro, proprio per essere subito di supporto nei confronti delle imprese e guardare in modo costruttivo al Pnrr che è uno strumento nuovo e in divenire, per il prossimo 2 dicembre ho organizzato un convegno, a cui parteciperà anche Tiziano Treu che ha ricevuto dal presidente Draghi una delega sul tema Pnrrr in particolare per il partenariato economico, sociale e territoriale. Nel corso del convegno esamineremo alcuni alcuni progetti concreti che entrano nel Pnrr e non interessano direttamente solo il nostro territorio ma anche altri territori. L’errore che non dobbiamo commettere è di guardare solo al nostro ombelico. Un confronto tra grandi progetti di innovazione in territori diversi è il modo più concreto per capire come sfruttare il Piano, se ci sono delle best practice in giro bisogna cercare di trarne vantaggio. Questo è l’inizio di un lavoro di affiancamento delle imprese attraverso il lavoro di una task force, una squadra che ho costituito, che guarda alle filiere e non alle singole imprese in relazione ai progetti del Pnrrr. Perché uno degli aspetti fondamentali per la crescita di un territorio è proprio la crescita delle sue filiere industriali. Si tratta di una task force all’interno di Confindustria, che funziona attraverso intersezioni in una logica di filiera e rivolta al trasporto sia terrestre sia marittimo e alla logistica ma anche alla digitalizzazione».

Come opererà la task force?

«L’idea è quella di considerare i progetti che già ci sono e portarli in accelerazione, metterli più velocemente a terra, cercare di attingere alle risorse che esistono sul territorio. Il momento convegnistico aiuta per fare capire alle imprese in che cosa si concretizza il Pnrrr e come altri territori si stanno attrezzando da questo punto di vista. La task force, essendo interdisciplinare, ha anche la funzione di fare dissemination nelle varie sezioni delle informazioni provenienti da ogni singola sezione. Per quanto riguarda le istituzioni si tratta di segnalare quali competenze servono in certi processi, competenze che le istituzioni a volte non hanno e le aziende invece hanno e possono offrire: è un po’ la strada che il presidente Draghi ci ha indicato e che io cerco di portare avanti da una decina d’anni».

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