Se non si utilizzeranno al meglio i fondi europei del Pnrr, la Liguria rischia di diventare una “periferia produttiva”, esclusa dal triangolo industriale che sposterà progressivamente a est, tra Milano, il Veneto e l’Emilia Romagna. È la fotografia che arriva da “Il sistema ligure alle prova del cambiamento”, il convegno organizzato da Cgil Liguria e Fisac Cgil per fare il punto sulle prospettive di crescita della regione che, nei prossimi anni, sarà al di sotto della media italiana.

L’istituto Studi, Ricerca e Formazione Lavoro Assicurazioni e Banche prevede una crescita del 9% già dal 2022 ma al di sotto della media italiana (+10%) e regioni come il Veneto (che crescerà dell’11,5%) e la Campania (+10,5%). E si dovranno fare i conti con un tessuto produttivo più debole rispetto al resto del Nord: il crollo dell’occupazione negli ultimi anni ha interessato particolarmente quello manifatturiero che in Liguria ha perso il 34% dei lavoratori già prima del Covid e due su tre sono legati al ridimensionamento delle grandi aziende.

Secondo l’analisi, le aspettative del Piano di Ripresa e Resilienza si concentreranno soprattutto su porti e infrastrutture ma si dovranno affrontare anche le nuove sfide legate a sanità e servizi pubblici essenziali.

«Questa è una fase cruciale se si vuole rilanciare la Liguria – spiega Fulvia Veirana, segretario generale Cgil Liguria – È fondamentale lavorare alla ricostruzione di un sistema che diventi attrattivo per gli investimenti e metta al centro il lavoro, le persone e il loro benessere. Ci aspettiamo che la Regione crei una regia tra enti locali, Università, centri di ricerca, lavoratori e imprese per progettare un nuovo modello di sviluppo che rilanci la Liguria».

E il ruolo del credito sarà quindi fondamentale per la realizzazione dei progetti. La Liguria parte da un problema demografico, l’indice di vecchiaia è il più alto d’Italia, una crescita ridotta e l’occupazione che aumenta prevalentemente nelle forme più precarie. Si rileva, inoltre, una progressiva riduzione della presenza delle banche sul territorio ligure che ha portato a un processo di “desertificazione della rete” soprattutto nelle aree entroterra.  Negli ultimi cinque anni ha chiuso quasi uno sportello su 4 (-24,1% a fronte del 22% di media nazionale) ma a preoccupare è soprattutto la perdita dei dipendenti bancari: in Liguria si registra una flessione del 20%, più del doppio della media nazionale (-9%) e venti volte in più del Nord Ovest (solo -1%).

L’impegno delle banche per supportare le imprese con più di 20 dipendenti si è poi ridotto del 21,3% più del doppio della media nazionale per cui sarà fondamentale un rilancio del sistema ripartendo dagli investimenti sul territorio.

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