La mutilazione dei genitali femminili (purtroppo) non è solo un fenomeno dei Paesi in via di sviluppo, dobbiamo fare il possibile per contrastarlo anche nel nostro territorio. È praticata principalmente in circa 30 paesi dell’Africa e del Medio Oriente, ma anche in alcuni paesi dell’Asia e dell’America Latina. E seppur sia illegale nell’Ue e alcuni stati membri la perseguano anche quando viene eseguita fuori dal paese, si stima che circa 600mila donne che vivono in Europa siano state vittime di questa pratica, e che altre 180mila siano a rischio in 13 paesi europei. In tale contesto e in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne l’Ospedale Galliera attraverso il responsabile scientifico dell’evento, Franco Gorlero, direttore di Ginecologia e ostetricia, supportato dall’Ufficio Formazione diretto da Micaela Pagliano hanno organizzato un evento rivolto a docenti di scuola secondaria di secondo grado, operatori del terzo settore che si occupano di migranti, assistenti sociali e avvocati presso l’Auditorium dell’Istituto Nautico di Genova.

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Da parte sua Alisa, l’Azienda Ligure Sanitaria della Regione Liguria, con delibera n. 457 del 10.12.2020 ha deliberato per il 2021, lo stanziamento di 83.166,86 a favore delle Aziende Sanitarie/Enti/Istituti del SSR, per la realizzazione di iniziative formative – di cui all’art. 4, della legge 9 gennaio 2006, n.7 – che coinvolgano un ampio numero di personale, al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti, anche in un’ottica di prevenzione e di promozione della salute delle donne immigrate nel territorio ligure, con particolare attenzione alle donne che hanno subito mutilazioni genitali.

Più di 200 milioni di donne e ragazze nel mondo oggi sono vittime di mutilazioni genitali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il termine mutilazione genitale femminile definisce tutte le procedure che comportano la rimozione parziale o totale degli organi genitali esterni femminili per motivi di natura non medica.

Oltre ai gravi danni fisici, le MGF provocano anche pesanti problemi psicologici derivati dalla traumaticità dell’evento e dal fortissimo dolore che provano durante “l’operazione”.

Questa violenta pratica sulle donne riguarda principalmente le ragazze tra l’infanzia e  i 15 anni di età. Le motivazioni sono legate a ragioni culturali e sociali, come pressioni e tradizioni sociali e la convinzione che questa sia una pratica supportata dalla religione e collegata agli ideali di bellezza e purezza, ma in realtà la mutilazione genitale femminile riflette la profonda disuguaglianza tra i sessi.

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