Chiusura in ordine sparso per le Borse europee, mentre in Italia è volato alle stelle il titolo di Tim (+30,24%) dopo la proposta di quasi 11 miliardi di euro da parte di Kkr che punta a raggiungere la maggioranza del gruppo di telecomunicazioni per rilanciarlo. Il titolo ha chiuso le contrattazioni a 0,4513 euro, il massimo da febbraio 2020, per una capitalizzazione complessiva salita a 9,7 miliardi, 2,3 miliardi in più rispetto a venerdì.

A Piazza Affari il Ftse Mib è stato frenato dallo stacco cedole di nove big, che ha pesato per uno 0,5% sull’indice, chiuso a +0,17%, in Europa l’operazione di Kkr ha trascinato al rialzo le principali tlc, come Telefonica, Vodafone e Deutsche Telekom ma non è bastata a dare una direzione precisa alle Borse del Vecchio Continente, che hanno chiuso in ordine sparso. Il Ftse 100 di Londra segna +0,44%, l’Ibex 35 di Madrid +0,78%, il Cac 40 di Parigi -0,1%, il Dax 40 di Francoforte -0,27%. Lo spread Btp/Bund si è attestato sui 121 punti (+1,92%).

A Piazza affari in fondo al Mib sono finite le società protagoniste dello stacco cedola, come Banca Generali (-5,3%), Mediobanca (-3,8%) e Intesa Sanpaolo (-2,4%). Fuori dal listino principale, l’effetto Tim ha coinvolto anche Tiscali (+10,2%) che fa parte della società delle rete secondaria FiberCop assieme a Tim e Kkr.

Sul fronte dei cambi l’euro si conferma sotto la soglia di 1,13 dollari e passa di mano a 1,1262 (da 1,1271 venerdì in chiusura) e a 129,24 yen (da 128,22). Il cambio dollaro/yen e’ a 114,74.

È tornato a salire il prezzo del petrolio, con il Wti di gennaio che scambia in rialzo a 76,7 dollari (+1,1%) e il Brent a 79,8 dollari (+1,2 per cento).

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