«Non bisogna avere paura del nuovo, di ciò che viene da fuori, e magari rinchiudersi all’interno della propria azienda o addirittura del proprio reparto, al contrario bisogna saper fare networking, condividere conoscenza con altre imprese e con i consumatori. Utilizzare sia idee e risorse interne sia soluzioni, strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, da tutte le realtà innovative. Le nuove tecnologie, grazie alle loro caratteristiche di rapidità ed efficacia, permettono la diffusione della conoscenza in tutte le direzioni. E la blockchain è uno strumento importante per quella che possiamo chiamare “open innovation”».

Giancarlo Vinacci

Lo spiega Giancarlo Vinacci, tra l’altro senior advisor per l’Economia e già assessore del Comune di Genova, consigliere di Janua, scuola superiore dell’Università di Genova, membro del Comitato scientifico di Angi (Associazione nazionale giovani innovatori).

Che cosa è la blockchain?

«La blockchain in pratica è un registro delle transazioni dove i dati non vengono memorizzati su un solo computer, ma su più macchine collegate tra loro via internet. Il collegamento avviene attraverso un’applicazione dedicata che permette di interfacciarsi con la “catena”, fatto di blocchi di dati che memorizzano transazioni. Per essere consolidato, ogni dato, e poi ogni blocco prima di essere inserito nella “catena”, viene sottoposto a un processo di validazione. Tutti i nodi possono partecipare al processo di validazione delle transazioni da includere nel registro. Le applicazioni sono tante, le potenzialità enormi, in gran parte ancora da capire. È certo comunque che l’adozione di un registro condiviso e immutabile che facilita il processo di registrazione delle transazioni e di tracciamento degli asset in una rete di business favorisce lo sviluppo e la crescita. Il business dipende dalle informazioni e la blockchain fornisce informazioni immediate, condivise e completamente trasparenti, archiviate in un registro immutabile a cui possono accedere solo i membri di rete autorizzati. Una rete blockchain può tracciare ordini, pagamenti, account e produzione. Inoltre rendere ogni operazione tracciabile e permettere a tutti quelli che sono autorizzati di attingere alle informazioni aumenta la sicurezza e la fiducia e quindi la propensione a investire. In Italia, se imprese e istituzioni capiranno l’opportunità che le nuove tecnologie ci offrono, potremmo colmare quei gap che negli ultimi anni ci hanno penalizzato nei confronti di economie più strutturate».

Sarà tutto più veloce e si può prevedere che verrà incrementato il processo di disintermediazione già in atto da tempo, grazie a internet. Con la blockchain si potrà fare a meno, in qualche misura, di banche, notai, di diverse istituzioni. Questo comporterà una perdita di funzioni e di posti di lavoro…

«Per un verso sì ma in cambio avremo più creazione di valore e quindi più opportunità di lavoro. Per esempio, io, altri esperti e l’Università La Sapienza di Genova stiamo lavorando a un progetto di tracciabilità dei container che se realizzato ridurrà molto lo sdoganamento di ogni singolo container. Ridurrà l’indotto relativo a queste operazioni ma semplificherà enormemente lo smistamento delle merci, consentendo a porti come quello di Genova privi di retroporto di aumentare in modo esponenziale i propri traffici, con tutto ciò che ne consegue».

Perché tutto questo si scopre ora e non si è scoperto prima?

«Perché oggi c’è la tecnologia 5G che permette di supportare questa innovazione».

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