«L’ospedale di Cairo diventerà un vero e proprio polo sanitario della vallata, capace di servire un bacino di 36/37 mila abitanti». Lo ha detto il presidente della Regione Liguria e assessore alla Sanità Giovanni Toti in merito al cronoprogramma degli interventi previsti sull’Ospedale di Cairo.

L’ospedale, secondo quanto ha detto Toti, sarà potenziato grazie agli investimenti previsti nell’ambito del Pnrr e prevederà, oltre all’ospedale di comunità per la media e bassa complessità, uno o due moduli di degenza riabilitativa post acuti multidimensionale (respiratoria, cardiologica, neurologica), un punto di primo intervento per l’emergenza, il tutto integrato con una casa di comunità in grado di assicurare l’attività diagnostica anche di alto livello con Tac e risonanza, unitamente all’attività ambulatoriale medica e di chirurgia ambulatoriale complessa polispecialistica. I posti letto, attualmente 20, passeranno a 60 e il Polo diventerà anche l’hub di medicina generale e dei pediatri di libera scelta integrato con la rete degli studi individuali dei singoli professionisti che assicureranno l’assistenza territoriale sui diversi punti del territorio. Il tutto governato dalla Centrale Operativa Territoriale (Cot) presente nel Polo e chiamata a gestire accessi, percorsi e uscite dai punti di risposta del sistema in relazione all’entità del bisogno, sanitario oggi e anche sociale domani quando sarà terminato il percorso di integrazione avviato con i Comuni, espresso dalla popolazione.

«Abbiamo deciso di anticipare i tempi – spiega Toti – anche accelerando rispetto al Pnrr e dando inizio all’attuazione del presidio medico dalle prossime settimane perché siamo ben consapevoli del fatto che la valle ha problemi logistici che rendono necessario accelerare gli interventi. Ribadiamo quindi la volontà di fornire alla Val Bormida un presidio sanitario pubblico attraverso investimenti pubblici, per un ospedale con una vocazione ben precisa e coerente con la revisione della medicina territoriale».

Il progetto al San Giuseppe è di realizzare il modello più avanzato di quella che è la strategia di risposta della Liguria al fabbisogno sanitario e socio sanitario che oggi esprimono i cittadini Liguri in ragione della loro età, ma che nel 2050 diventerà quello della popolazione italiana. «Un polo avanzato di cultura dell’assistenza territoriale destinato a diventare un fiore all’occhiello della nostra regione ed è per questo che da tempo ho avviato un confronto con i sindaci del territorio e tutte le forze coinvolte. È quindi inutile fare insinuazioni e disinformazione creando falsi allarmismi e timori nella comunità su un progetto che sta andando avanti coinvolgendo tutte le realtà del territorio».

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