Sono poco più di 17 mila le aziende liguri che in cinque anni (tra 2016 e 2020) hanno deciso di investire in tecnologie e prodotti green. Il dato emerge dall’ultimo rapporto GreenItaly, arrivato quest’anno alla 12esima edizione. L’analisi è realizzata dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, con la collaborazione del Centro Studi Tagliacarne e con il patrocinio del ministero della Transizione Ecologica. Al rapporto hanno collaborato Conai, Novamont, Ecopneus, molte organizzazioni e oltre 40 esperti.

Il rapporto, presentato questa mattina, coglie «un’accelerazione verso un’economia più a misura d’uomo che punta sulla sostenibilità, sull’innovazione, sulle comunità e sui territori», sottolinea il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci.

Un’accelerazione che, come ha evidenziato anche il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, non è stata completamente frenata dall’impatto della pandemia, con ripensamenti che hanno interessato “solo” il 20% delle imprese: «il Covid non ha fermato gli investimenti green, perché sempre più imprenditori sono consapevoli dei vantaggi competitivi derivanti dalla transizione ecologica. Ma ancora oltre la metà delle imprese manifatturiere percepisce questo passaggio più un vincolo che una opportunità». E ha dunque sottolineato le aree su cui intervenire per dare ulteriore impulso alla transizione ecologica: carenza di competenze, attraverso percorsi di formazione adeguati, diffusione di una cultura d’impresa più sostenibile, accesso al credito bancario per facilitare il reperimento di risorse destinate investimenti ambientali. Ma anche norme e fiscalità, semplificando le procedure amministrative oltre a incentivi e agevolazioni, creazione di mercati per la sostenibilità e affiancamento da parte delle istituzioni alle imprese, sia nelle problematiche di carattere tecnico e tecnologico, sia di assistenza all’accesso a risorse e servizi.

«Le imprese hanno avuto la forza di continuare a investire, anche in pandemia, questa è una buona notizia − ha affermato Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, che ha partecipato questa mattina alla presentazione del report − Certo, grandi aziende hanno più capacità di investire e di rischiare e sono quelle che fanno anche più profitto. E per fortuna investono. È anche l’effetto delle normative che prevedono la redazione del bilancio di sostenibilità: l’obbligo di valutare l’impatto del sostenibile è stato fondamentale, ha cambiato la mentalità. E vorrei che questa mentalità permeasse anche nelle piccole imprese: certo non si può pretendere che una pmi rediga il bilancio di sostenibilità, ma nemmeno che questo sia solo una “lusso” per le grandi. Bisogna dare alle piccole imprese gli strumenti e i kpi per prendere coscienza e misurare l’investimento sostenibile. A volte non sanno nemmeno di farlo».

In Italia sono oltre 441 mila le aziende che nel quinquennio preso in esame hanno fatto degli eco-investimenti: il 31,9% delle imprese nell’industria e nei servizi ha investito, nonostante la crisi causata dalla pandemia, in tecnologie e prodotti green, valore che sale al 36,3% nella manifattura. Nella classifica nazionale, con le sue 17.008 imprese, la Liguria si piazza al decimo posto. Spicca la Lombardia con quasi 90 mila imprese che hanno investito nel green.

Per quello che riguarda i “green jobs”, il rapporto evidenzia 25.476 contratti previsti in attivazione nelle imprese liguri nel 2020, il 31,6% del totale delle assunzioni previste in regione (quasi uno su tre) e il 2,2% del totale assunzioni in Italia. I contratti nazionali relativi ai green jobs (con attivazione 2020) rappresentano il 35,7% dei nuovi contratti previsti nell’anno.

Genova, in cui, secondo il rapporto, più della metà delle imprese hanno effettuato eco-investimenti nel quinquennio, rientra anche nelle prime venti province per numerosità assoluta di contratti relativi a green jobs (sempre con attivazione prevista nel 2020). Mentre Milano (oltre 116 mila), Roma (circa 87 mila) e Napoli (quasi 54 mila) guidano la classifica, il capoluogo ligure si piazza al 18esimo posto con 16.425 contratti attivati, il 34,7% del totale nella provincia.

Secondo le previsioni del rapporto, tra 2021 e 2025 il 38% del fabbisogno di professioni richiederà competenze green. «Abbiamo un serio, anzi serissimo problema di formazione − sottolinea Cingolani − La transizione ecologica e quella energetica devono partire a 6 anni. Lo dico ancora, non facciamo quattro volte le guerre puniche tra medie ed elementari, spieghiamole una volta sola e poi portiamo queste nuove materie a scuola».

Le imprese eco-investitrici, come emerge dall’analisi, aumentano le loro performance anche in termini di fatturato.

Il rapporto completo si trova su www.symbola.net

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.