Sensibilizzare i genovesi sull’importanza del recupero di un materiale riciclabile all’infinito, l’acciaio. Questo l’obiettivo di “Voglio rifarmi una vita!”, la campagna di comunicazione di Amiu e Ricrea (Consorzio nazionale per il riciclo e recupero degli imballaggi in acciaio, parte del sistema Conai), in collaborazione con Comune e Città metropolitana di Genova. La campagna, dopo il lancio della scorsa estate, si estende ora anche a questo materiale, che va conferito nei bidoni gialli insieme a plastica e alluminio.

L’iniziativa punta a sensibilizzare il cittadino sull’utilità del riciclo dell’acciaio, e a informarlo su come questo materiale sia riutilizzabile al 100%. La campagna, che partirà da metà ottobre, si avvarrà di cartelloni pubblicitari e attività mirate sui social media di Amiu Genova e Ricrea.

«Oggi ci concentriamo sull’acciaio – dichiara il presidente di Amiu Pietro Pongiglione – e il messaggio è iniziare a differenziare a casa. Quando si butta e si divide, si deve fare in modo corretto. L’interesse è della collettività, ma anche di ciascuno di noi».

La presentazione della campagna di comunicazione

Barattoli, scatolette, lattine, fusti, bombolette, tappi di bottiglia e coperchi di varia provenienza: dal recupero di questi oggetti, che compongono la maggioranza dell’acciaio usa e getta, si possono ottenere non solo nuove lattine, ma anche binari, tondo per cemento armato, acciai per strutture edilizie, materiale per arredo urbano. A Genova l’acciaio viene separato nell’impianto di via Sardorella insieme a plastica e alluminio. I numeri del capoluogo ligure sono ancora bassi: Ricrea ha registrato una raccolta di acciaio inferiore ai 2,4 kg per abitante contro una media nazionale di circa 4 kg. «I dati vanno comunque letti tenendo conto che il 2020 è stato un periodo difficile, anche per la raccolta differenziata», spiega l’assessore comunale all’Ambiente Matteo Campora.

Federico Fusari

Il trend è comunque in crescita, così come nel resto della Liguria, anche se resta uno dei fanalini di coda d’Italia. «Cumulativamente, nel 2020 su 500 mila tonnellate di acciaio immesso nel mercato italiano, se ne sono riciclate 370.963, oltre il 70% – specifica Federico Fusari, direttore generale di Ricrea – Siamo in linea con gli obiettivi europei di riciclo previsti per il 2030, che ci impongono di raggiungere l’80% di acciaio riciclato, e abbiamo già superato quelli previsti per il 2025, il 70%. Ma non ancora soddisfacenti in termini percentuali e di potenziale ecologico e produttivo. C’è però disomogeneità: il nord-est è molto virtuoso, con risultati pari a quelli dei migliori Paesi scandinavi. Il nord è complessivamente nella media. Alcune zone settentrionali, come la Liguria, e alcune del sud, sono un faro su cui concentrare l’attenzione per migliorare i risultati. Anche attraverso uno sforzo comunicativo che faccia capire al cittadino che la raccolta non è fine a se stessa».

L’impellenza delle scadenze e l’impronta ambientale non sono però le uniche ragioni che devono spingere i cittadini a fare la propria parte: «Il recupero è importante in un momento di difficoltà mondiale di reperimento della materia prima – osserva Campora – La sfida è quella di utilizzarla molte volte. Ce lo impongono anche i dati sugli approvvigionamenti delle commodity: impennata dei prezzi di minerale ferroso e lamierato, difficoltà di approvvigionamento in tutti i settori industriali, in primis nell’edilizia e nell’automotive, con conseguenti ritardi nelle consegne. Il messaggio è chiaro: dobbiamo recuperare tutto evitando di intaccare le riserve di materie prime».

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