Caduta e risalita. Dopo i 6,2 miliardi di fatturato toccati nel 2008 la nautica era precipitata a 2 miliardi nel 2013. Poi la ripartenza con i 4,8 miliardi del 2019, dati simili nel 2020 e ora un +23,8% previsto nel 2021. «Penso che alla fine saremo più vicini al +24%, stiamo vivendo un momento eccezionale» afferma Saverio Cecchi, presidente di Confindustria Nautica a margine del convegno in cui sono stati presentati i numeri del settore nel primo giorno di apertura del Salone Nautico. C’è però fame di professionalità, difficili da trovare.

Tra le motivazioni di questo successo c’è anche il Covid stesso: «Dicono che la gente ha riscoperto di andare per mare – sottolinea Cecchi – che ha voglia di spensieratezza e di sicurezza. Faccio mie le parole dell’avvocato Galassi del gruppo Ferretti: gli armatori stanno comprando un’isola privata in movimento. Quando poi si parla del lusso noi italiani abbiamo una marcia in più sul bello».

Nel 2020 il comparto ha registrato un +2,4%, superando di poco i 24 mila addetti diretti. Il problema però sta nel trovare manodopera specializzata: «Le aziende più grandi cercano di fare corsi specifici, ma spesso le aule sono vuote − evidenzia Cecchi − come Confindustria Nautica siamo in contatto con le Confindustrie territoriali, in Liguria soprattutto con La Spezia e Imperia, che si adoperano con i cantieri per spingere i ragazzi che non hanno voglia di studiare a lavorare. Oggi chi impara un mestiere ha introiti più redditizi di un ragioniere».

Secondo Cecchi il pregiudizio ideologico nei confronti della nautica sta diminuendo: «Consideriamo che il 94% del parco barche sono natanti, ovvero imbarcazioni sotto i 10 metri. Esportiamo il 90% dei megayacht, ma bisogna anche considerare che su una nave da 100 metri ci lavorano 500 capi famiglia: elettricisti, idraulici, carpentieri, falegnami, arredatori».

Marco Fortis, direttore e vicepresidente della Fondazione Edison, evidenzia il record delle esportazioni: «Negli ultimi 12 mesi terminanti a giugno la nautica ha ottenuto un risultato storico: 2,8 miliardi, credo che l’Italia consoliderà questi dati in tutto il 2021. La nautica si inquadra nell’ottica della continua modernizzazione e innovazione. L’Italia raccoglie quali la metà degli ordini mondiali di superyacht. È l’emblema del made in italy perché coniuga il design con l’innovazione meccanica».

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