Le premesse sono ottime: già a giugno erano stati venduti tutti gli spazi ampliati a terra (+14%) e in acqua (+19%). I biglietti venduti a 15 giorni dalla manifestazione superavano già dell’80% quelli dell’anno scorso (in totale le presenze del 2020 furono 71.168) e le giornate di sabato e domenica sono già considerate nevralgiche e a rischio contingentamento.

Si è aperto il 61esimo Salone Nautico con il supporto di numeri da capogiro per il settore: già da giugno quattro aziende su dieci segnalavano una crescita nel 2021 superiore al 20%. Nel primo semestre 2021 il fatturato globale è previsto a +23,8% (con un margine di errore che può essere del +5 o -5%, ma Confindustria Nautica è fiduciosa. «I portafogli ordini − anticipa Marina Stella, il direttore generale − sono già fissati per uno, due e anche tre anni».

Quello dell’anno scorso era stato il «Salone del coraggio − aggiunge Stella − in un momento particolarmente difficile avevamo lavorato molto sull’attività di internazionalizzazione e avevamo svolto appieno la funzione anticiclica. Le aziende erano rimaste soddisfatte per il pubblico qualificato. Grazie a questo clima di fiducia gli operatori hanno investito di nuovo.

Per Genova il Salone Nautico vale 65 milioni di euro: questa la cifra dell’indotto che la manifestazione offre alla città.

Il presidente di Confindustria Nautica Saverio Cecchi durante il convegno inaugurale ha chiesto «semplificazione e sburocratizzazione», ma anche un’inversione di tendenza sulla questione del leasing nautico, «che sta facendo perdere allo Stato italiano 40 milioni all’anno», anche se non di competenza del ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, presente all’inaugurazione. La riforma Ue recepita dall’Italia fa fuggire gli armatori a stipulare il leasing dove esso è più vantaggioso: Malta, per esempio.

Giovannini replica: «Dobbiamo sviluppare di più la nostra portualità e la nautica da diporto. Il Pnrr investe come non mai proprio sullo sviluppo della portualità, ma non riguarda la nautica. Lavoreremo insieme con le altre istituzioni per favorire anch’essa con altri fondi. Proprio il decreto infrastrutture, recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è l’inizio di questo percorso».

«Il Salone – aggiunge Cecchi − è un punto fermo, c’era negli anni difficili a sostenere il comparto e ora c’è in momenti di grande crescita come questo, in cui spinge la ripartenza del paese. È uno strumento fondamentale anche per incontrar il governo e le istituzioni».

 

 

 

 

 

 

 

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La nautica italiana esporta l’86% della produzione e proprio l’export, conferma Carlo Maria Ferro, presidente di Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, è tornato già a cifre pre-covid. «L’Italia è fra i due Paesi degli otto che ha segnato una crescita. Nel 2020 la crisi dell’export è stata di domanda. Chi ha radici più profonde quando la domanda si riprende germoglia più in fretta e così è stato».

Il ministro Giovannini pone l’attenzione anche sui lavoratori «così fondamentali per il successo di questo settore, hanno bisogno di stabilità e di prospettive. Sostenere questo settore vuol dire anche dare opportunità di lavoro ai giovani, alle donne perché la nostra occupazione è ripartita in modo straordinario, ma ancora abbiamo molta strada da fare, non solo per tornare ai livelli anticrisi, ma soprattutto per assorbire la disoccupazione che abbiamo». Due i temi chiave sottolineati dal ministro: «In primo luogo innovazione, in secondo luogo formazione. Sono gli elementi che fanno la crescita economica di un Paese nel medio e lungo termine. Anche attraverso il Pnrr dobbiamo sostenere il settore con investimenti sull’educazione, ma anche sull’innovazione perché l’innovazione fa la competizione rispetto agli altri Paesi. C’è un tema molto importante di prospettiva ed è qui che il sistema Paese deve operare».

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