Giovanni Toti lancia la proposta di una grande costituente politica-economica e sociale che chiuda il periodo della pandemia al meeting di Rimini, durante il convegno “Fra federalismo e centralismo, quali prospettive per le regioni“.

«Obiettivo avere entro il 2026 istituzioni rodate e una classe dirigente con consapevolezza di sé. Dobbiamo avere il coraggio di copiare i Paesi che funzionano meglio di noi, come la Germania con i suoi Lander, aggiungendo un organismo per un sistema governativo più forte, con una riforma del potere del primo ministro – afferma Toti – i Comuni, le Province e le Regioni dovranno essere la caldera della nuova classe dirigente di questo paese».

Per Toti la prima cosa che non ha funzionato nella divisione dei poteri tra Stato e Regioni è stata la mancanza di coordinamento dello Stato stesso, che «negli ultimi 20 anni ha fatto un passo indietro lasciando tutta la responsabilità alle regioni».

Il presidente della Regione Liguria sottolinea: «La nostra parte l’abbiamo fatta fino in fondo, basti pensare alle vaccinazioni che sono state fatte in gran parte con il personale del sistema sanitario regionale, così come gli accordi con i diversi enti. Se non valorizziamo il titolo Quinto della Costituzione con il desiderio di autogoverno verso la politica non costruiremo mai uno Stato efficace».

Toti ribadisce che non ci deve essere rivalità tra lo Stato centrale e le Regioni:  «Dalla tragedia della pandemia dobbiamo ripartire con una riforma importante. L’Italia dallo stress test della pandemia ne è uscita bene e abbiamo visto anche esempi di solidarietà e collaborazione tra le Regioni che hanno lavorato in sede di Conferenza anche per la ripresa della vita sociale ed economica del Paese. Da qui dobbiamo ripartire».

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