Come sta andando la pandemia in Liguria alla luce della campagna vaccinale che su alcune fasce di età sembra ancora non fare presa? (qui l’articolo). Le dichiarazioni delle autorità regionali e sanitarie testimoniano che il 90% delle terapie intensive Covid è occupato da non vaccinati. I dati confermano che gli effetti sugli ospedalizzati si vedono eccome.

Gli attualmente positivi dell’11 agosto 2021 (1598) si avvicinano al livello del 23 settembre 2020, del 25 maggio 2020 e del 23 marzo 2020, nel primo caso però si trattava dell’inizio di quella che sarebbe stata la seconda ondata e picco assoluto dei contagi, nel secondo invece la cifra era nella parabola discendente della prima ondata, dopo il lockdown, mentre nel terzo si era agli inizi della pandemia. Tre momenti molto diversi, come si evince dai grafici interattivi delll’Istituto nazionale di fisica nucleare nel sito dedicato al Covid. La curva di questa ultima serie di contagi sembra già rallentare, per fortuna, senza la positiva eredità di un lockdown duro rispetto all’estate del 2020 e con i più le varianti contagiose.

Provando a scattare una fotografia, mettendo a confronto gli ospedalizzati nello stesso periodo, scopriamo che erano ben 894 il 23 marzo, quando mancavano dispositivi di protezione, con le terapie si andava a tentativi e il virus aveva sorpreso un po’ tutti. Il 25 maggio il lockdown duro aveva avuto i suoi effetti facendo scendere i ricoverati a 254. 167 gli ospedalizzati lo scorso 23 settembre, qui però si trattava di un punto in una curva che è risalita in modo rapidissimo, quasi verticale. Oggi la risalita dei ricoverati ha una ripidità non certo paragonabile a quelle precedenti, merito di vaccini uniti a un certo rispetto delle regole di distanziamento, mascherine e disinfezione delle mani. Dai dati non si evince quanto contino oggi le cure domiciliari per scongiurare un ricovero. Gli ospedalizzati all’11 agosto sono 65.

Gli effetti sulle terapie intensive hanno tempistiche diverse, di solito venti-trenta giorni dopo la risalita dei contagi. Il 23 marzo 2020 erano comunque 133 le persone intubate. Il 25 maggio erano scese a 18, stesso numero il 23 settembre, mentre sono 14 ieri. Una mancanza dei dati pubblici è l’assenza di comunicazione su quanti riescono a farcela dopo la terapia intensiva. Si può provare a capire meglio facendo un altro confronto con il grafico successivo a questo.

Ecco invece i decessi: in questo caso la fotografia delle date conta ancora meno. Per la cronaca: il 23 marzo 2020 morirono 41 persone, il 25 maggio 6, il 23 settembre 2 persone e una ieri. Consigliamo di notare il trend nel corso del tempo per capire che la situazione è tornata in un equilibrio gestibile nonostante l’aumento della contagiosità del virus a causa delle varianti, una variabile di cui occorre tenere conto nella riflessione su come sta andando la pandemia in Liguria alla luce della campagna vaccinale. Anche qui rileviamo una mancanza nei dati pubblici: il deceduto arriva dalla terapia intensiva o da altri reparti? Sarebbe utile saperlo.

Per confrontare ulteriormente questi dati occorre però vedere quello dei tamponi. Cercando i casi testati in rapporto ai positivi emerge che il 23 marzo non era ancora possibile verificare questa percentuale. Il 25 maggio in Liguria questo rapporto era del 3%, mentre il 23 settembre era di 5,6%, ieri era dell’8%, segno che comunque il virus si cerca di più, anche se, come ricorda sempre Fondazione Gimbe, è ancora insufficiente per cercare di tracciare i contagi attraverso i contatti.

Il rapporto tra tamponi e positivi si è naturalmente evoluto migliorate le possibilità e le disponibilità delle regioni a tamponare: il 23 marzo era del 47,7%, una delle percentuali più alte di tutto lo storico in Liguria, segno che si faceva il tampone quasi a colpo sicuro, il 25 maggio si era ridotto all’1,3%, il 23 settembre era del 2,9% e ieri del 2,7%.

I grafici sembrano confermare dunque che, nonostante la risalita dei contagi, la situazione ospedaliera e dei decessi è comunque molto più gestibile.

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