Continuano gli scavi presso l’area archeologica di San Clemente ad Albenga, seppur tra mille difficoltà dovute al livello costantemente alto del fiume nell’ultimo mese. Grazie all’intervento del Comune che ha provveduto all’apertura della foce del Centa, l’acqua dovrebbe defluire meglio e la speranza è che si possa quindi operare più agevolmente nell’area.

Le indagini, dopo aver messo in luce l’intera struttura della grande piscina dell’edificio termale di età romana, si sono ora spostate all’interno dell’edificio di culto cristiano per documentare le fasi più antiche della chiesa. Proprio qui nei giorni scorsi è accaduto un fatto ben raro nella normale attività degli archeologi.

All’interno della navata sinistra è stato rinvenuto il frammento di un’epigrafe funeraria relativa a un personaggio che qui era stato sepolto. Due giorni dopo, nella fossa di fondazione di un pilastro della stessa navata, è stato rinvenuto un secondo frammento che, in modo inaspettato, è risultato perfettamente combaciante al primo. Grazie a questa fortunata scoperta, ora si sa che alla fine del V secolo un tal Leoninus morì ad Albenga e il suo corpo venne posto in una tomba per il viaggio nell’aldilà proprio nell’area di San Clemente. Non sappiamo ancora chi fosse questo Leoninus, se nativo di Albenga o giunto da terre lontane, ma la sua sfortunata fine offre agli archeologi importanti indizi per accrescere la conoscenza del passato dell’intera comunità ingauna.

Grazie ad una prima analisi condotta dal professore Giovanni Mennella, vicepresidente dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri e già professore di epigrafia latina presso l’Università di Genova, questo ritrovamento appare eccezionale in quanto sono poche le epigrafi di epoca paleocristiana conosciute nel territorio. Inoltre, il nome Leoninus prima di questa scoperta non risultava ancora testimoniato nell’Italia nord-occidentale. La lapide risulta, infine, di ottima fattura il che prova la presenza ad Albenga ancora nel V secolo di maestranze in grado di realizzare prodotti in marmo di alta qualità e un contesto sociale ed economico assai florido che rispecchia l’importanza della città in quel periodo.

Con il prosieguo delle ricerche la speranza è che la terra faccia riemergere gli altri frammenti mancanti di questo prezioso documento storico, o addirittura la stessa sepoltura, per raccogliere così ulteriori elementi utili a ridare una precisa identità a questo uomo vissuto ad Albenga millecinquecento anni fa.

 

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