«Le multinazionali portano via gli studenti, non riusciamo a coinvolgerli nel nostro percorso di formazione». Questa affermazione Giorgio Metta, direttore dell’Iit, durante l’evento speciale “Visioni del futuro. Intelligenza Artificiale e Robotica: dialogo tra scienza e società” nell’ambito degli incontri del G20 affidati dalla presidenza del Consiglio dei ministri a più interlocutori, riassume alcune delle problematiche legate alla ricerca nel nostro Paese e non solo.

C’è sempre più “fame” di professionalità di questo tipo. Non è un caso che sia stato chiesto proprio all’Iit di organizzare un evento del genere a Genova.

L’incontro, moderato dall’editorialista del Corriere della Sera Massimo Sideri, ha sollevato un dibattito sull’influenza che Intelligenza Artificiale (AI) e robotica avranno sul nostro futuro: dal mondo del lavoro, agli aspetti etici, dalle frontiere dell’esplorazione spaziale, fino all’applicazione dell’IA in campo musicale. In questo contesto si inseriscono le attività di ricerca Iit che prevedono un utilizzo dell’intelligenza artificiale volto a migliorare la qualità della vita delle persone e supportare gli esseri umani in tutte le aree scientifiche in un’ottica di inclusività, sostenibilità e etica.

«Quando il ministero ci ha chiesto di organizzare un evento sull’AI, abbiamo ritenuto fosse opportuno inserire anche l’ambito della robotica che per noi in Iit è anche strettamente connesso con l’intelligenza artificiale − dichiara Metta − Ieri a Morego si è svolto un evento “tecnico” con numerosi professionisti del settore, il nostro obiettivo è quello di riconnettere ciò che abbiamo ascoltato ieri alla società tutta, abbattendo barriere obsolete. Reputo questo evento un’ottima possibilità per Iit, ma anche per Genova, per dimostrare che qui si sta consolidando quella massa critica necessaria per valorizzare la tecnologia avanzata in tutto il Paese. Noi, dal punto di vista scientifico, possiamo mostrare le nostre competenze, poi sono gli investitori italiani ed europei che devono credere nelle potenzialità che la ricerca racchiude. Rispetto al Pnrr credo che sia un’occasione unica, sarebbe interessante capire come si possa proseguire questo programma oltre i 5 anni. In quest’ottica il Pnrr è una spinta necessaria per ottenere i risultati previsti per il 2050».

Intervenuta in collegamento da Roma anche la presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza: «Noi come scienziati e ricercatori siamo abituati a muoverci nel mondo − spiega − L’idea della “torre d’avorio” è superata da tempo. Nell’ambiente della ricerca abbiamo bisogno di investitori pazienti e competenti perché i tempi di sviluppo sono imprescindibili, e perché è importante che gli investitori siano edotti. Conosco Giorgio Metta da tempo e abbiamo storie personali simili, e possiamo testimoniare che gran parte della attività di cui ci occupiamo nascono da investimenti pazienti e sapienti dell’Unione Europea che risalgono anche a 15 anni fa. Ed è così che dobbiamo auspicarci di andare avanti. Dobbiamo far sì che la scienza presenti alla politica le evidenze scientifiche e che la politica le sappia usare per il bene dei cittadini».

«Questo convegno chiesto dal G20 è particolarmente coerente con i nostri progetti − ha dichiarato Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria − Ci siamo candidati con Erzelli a essere uno dei poli d’eccellenza della ricerca e di ospitare il primo Istituto di Ricerca e Cura a indirizzo tecnologico. Abbiamo illustrato i nostri obiettivi anche al ministro Gelmini in visita a Genova la settimana scorsa perché riteniamo di avere le competenze anche di impresa, una delle quali proprio dell’Iit, nell’Università di Ingegneria, del Cnr, per mettere insieme per la prima volta ricerca, robotica, scienza e medicina».

Per PierPaolo Bombardieri, segretario generale della Uil, « il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle regole e nell’utilizzo delle nuove tecnologie è essenziale, affinché non si registrino abusi nella gestione dei lavoratori, attraverso l’utilizzo indiscriminato di algoritmi e tecnologie che non tengano conto dei diritti».

A proposito di lavoro e nuove tecnologie, è intervenuta Ersilia Vaudo Scarpetta, chief diversity officier dell’Esa: «Negli ultimi anni abbiamo visto un’esplosione di interesse verso lo spazio sia dal punto di vista del pubblico che degli addetti ai lavori. Lo spazio non ha più solo una valenza scientifica ed è diventato un’infrastruttura imprescindibile perché c’è consapevolezza dell’indotto economico che genera, parliamo della space economy. Nei primi mesi del 2021 c’è stato un picco di interesse con un team a grande presenza femminile e un’ottima presenza di candidati italiani».

Di spazio ha parlato anche il cosmonauta Walter Villadei: «Le cose nel mondo dello spazio parlando di ricerca e trasferimento tecnologico stanno correndo molto. Riuscire a creare una filiera tra centri di ricerca d’eccellenza per promuovere degli esperimenti a Terra prima di portarli nello Spazio per periodi più lunghi è una sfida che potrebbe vedere l’Italia protagonista nei prossimi anni a livello europeo».

«Quando noi facciamo i robot, non riusciamo a liberarci dal modello augustiniano: memoria e intelletto dell’uomo che vi è dietro, dunque dell’etica. Le tecnologie sono fondamentali per il benessere della nostra società ma non dobbiamo mai dimenticare di tenere al centro l’essere umano», ha concluso monsignor Carlo Maria Polvani.

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