Anche se la percentuale si riferisce a un numero di casi molto basso rispetto a quelli della prima o seconda ondata, quel +104,4% di nuovi positivi nella settimana 7-13 luglio in Liguria fa abbastanza impressione. La regione ha perso il primato del numero più basso di casi attualmente positivi per 100 mila abitanti, che però sono ancora a un livello lontano dall’essere preoccupante. I dati sono stati diffusi da Fondazione Gimbe, nell’ormai consueto aggiornamento settimanale del monitoraggio indipendente sul Covid.

«Sul fronte dei nuovi casi – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – si registra un netto incremento settimanale, peraltro sottostimato da un’attività di testing in continuo calo, che rende impossibile un tracciamento adeguato dei contatti».

«Il trend dei pazienti ospedalizzati – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – prosegue la sua discesa sia in area medica che in terapia intensiva, dove l’occupazione di posti letto da parte dei pazienti Covid si attesta al 2%». La Liguria è leggermente sopra la media nazionale con il 3% di posti di terapia intensiva occupati.

Vaccini

A livello nazionale la percentuale di prime dosi sul totale delle dosi somministrate è in progressiva riduzione da 4 settimane consecutive: un calo del 73%.

Scende ancora la percentuale di over 60 che non hanno ricevuto nessuna dose di vaccino, ma resta comunque molto alta: 14,7% in Liguria.

Per quanto riguarda gli over 80 praticamente il 90% è vaccinato a ciclo completo, mentre il 3,7% ha ricevuto la prima dose, resta una minima percentuale di persone difficile da raggiungere evidentemente. Anche perché la settimana scorsa erano l’89,3%.

La fascia 70-79 anni supera ora il 70% dei vaccinati a ciclo completo (era al 67,4% la settimana scorsa). Tuttavia sono pochi i nuovi vaccinati. La somma tra chi ha completato la somministrazione e le prime dosi è 85,4% contro gli 84,9% della settimana scorsa. «Il balzo in avanti rispetto ai 5,75 milioni di over 60 non adeguatamente protetti della scorsa settimana – puntualizza Gili – è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali: in altri termini, non cresce il numero di over 60 che ricevono la prima dose, segno di una persistente esitazione vaccinale in questa fascia di età».

Il balzo in avanti più grande l’ha fatto la fascia 60-69 anni: ad aver completato il ciclo la settimana scorsa era il 38,2% della popolazione, questa settimana si è arrivati al 44,1%.

Sugli scenari futuri Gimbe sostiene che la gestione della pandemia non può prescindere da una revisione delle dinamiche della circolazione del Sars-CoV-2 e dell’impatto della Covid-19 sugli ospedali che tenga conto della diffusione della variante delta e delle criticità di fornitura e somministrazione dei vaccini.

La progressiva diffusione della variante delta determinerà, come già avvenuto in altri paesi europei, un incremento del numero dei contagi, la cui entità potrebbe essere sottostimata dall’insufficiente attività di testing & tracing che caratterizza il nostro Paese.
L’incremento dei contagi determinerà un aumento di ospedalizzazioni e decessi, evidenti rispettivamente non prima di 2 e 4 settimane, la cui entità sarà inversamente proporzionale alla copertura vaccinale completa della popolazione, in particolare di over 60 e fragili.

In altre parole, anche con una circolazione virale elevata, l’impatto dei contagi sui servizi sanitari sarà inferiore rispetto alle ondate precedenti.

«Come già previsto tre settimane fa – evidenzia Cartabellotta – la strategia attendista per fronteggiare la circolazione della variante delta non ha funzionato e adesso è necessario arginare le conseguenze dell’aumento dei contagi accelerando la copertura vaccinale completa di over 60 e fragili. Se per limitare la circolazione del virus rimangono fondamentali i comportamenti virtuosi, l’utilizzo del green pass sul modello francese per l’accesso a bar, ristoranti e altre attività, seppur auspicabile è poco applicabile a breve termine per vari ostacoli che dovrebbero essere fronteggiati e rimossi. Innanzitutto l’indisponibilità di vaccini per tutti coloro che vorrebbero riceverli e la non gratuità dei tamponi in tutte le Regioni genera un rischio di discriminazione; in secondo luogo, servono strumenti e risorse per controlli serrati e sistematici; infine, manca una legge sull’obbligo vaccinale per chi svolge mansioni a contatto col pubblico. Last, but not least, è indispensabile rimettere al centro dell’agenda politica il tema scuole: in assenza dei mancati adeguamenti strutturali e organizzativi, infatti, per il prossimo anno scolastico c’è il rischio concreto di dovere ricorrere nuovamente alla didattica a distanza, considerato anche che il 75% circa della popolazione 12-19 e oltre 216 mila persone impiegate nella scuola, il 14,8%, non hanno ancora ricevuto neppure una dose di vaccino».

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