I lavoratori ex Ilva di Cornigliano lanciano un appello alla città dopo le lettere di messa in libertà, vale a dire sospensione senza stipendio per tutta la giornata di oggi, arrivate ad alcuni di loro questa mattina.

Lo fanno con un comunicato in cui ribadiscono di essere in lotta “per difendere la fabbrica e l’industria di Genova contro una multinazionale arrogante e un governo incredibilmente silente nonostante gli atteggiamenti inaccettabili dell’azienda”. I lavoratori di Genova sono pronti a tornare in piazza lunedì prossimo: lo sciopero continuerà fino a venerdì, ma lunedì, anticipa all’Agenzia Dire il coordinatore della rsu e delegato Fiom, Armando Palombo, «la città ci vedrà». Modi e tempi della nuova protesta, per ora, restano top secret.

Intanto i lavoratori hanno lanciato un appello alla città, alle associazioni e “a tutti i soggetti che si sentono coinvolti da questa battaglia e vicini ai valori del mondo del lavoro di aiutare e sostenere economicamente i lavoratori in questa lotta”. Nel comunicato è indicato anche l’Iban di un conto corrente, che è quello della società di mutuo soccorso Guido Rossa: IT84P0200801432000105050434 – Lavoratori Ilva Guido Rossa.

A proposito della sospensione, come riporta l’Agenzia Dire, Palombo spiega: «Abbiamo elementi tecnici certi che ci dicono che gli impianti in cui sono stati messi in libertà i lavoratori questa mattina erano già fermi per il principio di incendio denunciato nei giorni scorsi. Gli impianti, dunque, non sono stati fermati a seguito dello sciopero perché l’incendio è precedente».

«È un elemento grave e incancrenisce ulteriormente i rapporti in fabbrica perché è vissuto come un abuso − sottolinea il delegato Fiom − ai lavoratori, oltretutto, è stata comunicata la messa in libertà con un foglio appeso in bacheca e il capo reparto che comunicava a voce chi erano i lavoratori che dovevano uscire, un po’ come se fossimo al caporalato peggiore».

Anche per il segretario della Fim Cisl Liguria, Christian Venzano, «è inaccettabile quanto deciso dall’azienda sulla messa in libertà dei lavoratori, siamo di fronte all’ennesima forzatura: sono stati loro a rompere il tavolo delle trattative e questo atteggiamento provocatorio deve essere immediatamente biasimato dal governo. A Roma devono dare segnali, nei tavoli ministeriali va sempre tutto bene poi a livello locale l’azienda fa il bello e cattivo tempo, intanto i vari ministri interessati non intervengono mai». Per il sindacalista, «è l’ora di finirla: che cosa aspetta il governo ad alzare la voce contro l’azienda? Forse qualcuno ha scordato che il governo è azionista di Acciaierie d’Italia. Non si può andare avanti così. Chiediamo che tutta la città partecipi alla sottoscrizione che abbiamo attivato per un fondo a favore dei lavoratori».

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