Lunedì 14 giugno alle 18 inizierà un webinar aperto a tutti per raccontare il progetto Life Claw, per la conservazione del gambero d’acqua dolce italiano, che ha chiamato a raccolta più di 200 volontari per le azioni di contenimento dei gamberi alloctoni nelle province di Parma, Piacenza e Genova. L’evento si intitola “La biodiversità delle zone umide e il gambero di fiume. Minacce e azioni concrete di conservazione”.

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Interverranno in qualità di relatori: Piero Genovesi, responsabile del servizio per il coordinamento della fauna selvatica di Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale); Daniela Ghia, dottoranda in Scienze della Terra e dell’Ambiente all’Università di Pavia; Tobia Pretto, dirigente veterinario al centro specialistico ittico dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie; Elena Tricarico, docente del corso di invasioni biologiche all’Università di Firenze; Massimo Zanetti, dell’Ente Tutela Patrimonio Ittico della Regione Friuli Venezia Giulia; Gianluca Fea, docente di Conservazione e Gestione della Fauna ittica dell’Università degli Studi di Pavia. A moderare l’evento sarà Bruna Valettini, Biologa dell’Acquario di Genova.

Il progetto Life Claw, dedicato alla conservazione del gambero di fiume italiano (Austropotamobius pallipes) nell’area dell’Appennino nord-occidentale di Emilia-Romagna e Liguria, avvia le indagini sulle popolazioni di gambero d’acqua dolce autoctono, per valutarne lo stato di salute, la variabilità genetica, la distribuzione, l’abbondanza relativa, unite alla valutazione dello stato di salute degli ecosistemi acquatici.

Nell’ambito dell’azione di contenimento delle specie alloctone, vista la vastità dell’area ormai interessata da una cospicua presenza di gamberi invasivi, il progetto prevede il coinvolgimento di volontari. Più di 200 persone, tra guardie ecologiche volontarie, pescatori, guide ambientali escursionistiche, studenti universitari e appassionati di natura, hanno risposto con entusiasmo alla chiamata del progetto Life Claw. I volontari, provenienti dalle province di Parma, Piacenza e Genova, hanno partecipato a tre incontri in modalità webinar. A breve, concluderanno la formazione con una prova pratica sul campo in cui sperimenteranno la messa in opera delle nasse e il successivo prelievo dei gamberi alloctoni, affiancati in ogni momento dai ricercatori dell’Università di Pavia. A quel punto i gruppi di volontari, strettamente coordinati dall’Università di Pavia e dal Consorzio di Bonifica di Piacenza (responsabile dell’azione) saranno pronti per attuare il contenimento dei gamberi alloctoni e avere così un ruolo concreto nella conservazione del gambero di fiume autoctono.

Successivamente, saranno attuate diverse azioni volte alla conservazione quali la caratterizzazione molecolare delle popolazioni di gambero autoctono per valutare il livello di variabilità genetica e selezionare così i riproduttori più idonei per avviare l’allevamento di A. pallipes, la produzione di giovani gamberi da reintrodurre, il ripristino degli habitat dove vivono i gamberi autoctoni qualora fosse necessario, il controllo sanitario per evitare la diffusione della peste del gambero, e la costruzione di barriere artificiali per controllare l’espansione dei gamberi invasivi.

Il gambero di fiume italiano (A. pallipes) è una specie autoctona (nativa), la cui sopravvivenza è gravemente compromessa a causa di diverse minacce principalmente legate alla crescente antropizzazione degli ecosistemi acquatici e all’introduzione di specie alloctone (non native) invasive. In particolare, i gamberi alloctoni invasivi costituiscono una forte minaccia in quanto portatori asintomatici della peste di gambero, una malattia responsabile della rapida estinzione delle popolazioni autoctone. A causa di questi fattori, nel corso degli ultimi 50 anni, le popolazioni di gambero di fiume autoctono hanno subito un forte e diffuso declino in tutta Europa e attualmente, in Italia, la loro presenza è principalmente limitata a piccoli corsi d’acqua in cui i gamberi alloctoni invasivi non si sono ancora espansi e l’antropizzazione dell’habitat è limitata o assente.

Il progetto Life Claw, sostenuto dall’Unione Europea attraverso lo strumento finanziario Life e coordinato dal Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, ha l’obiettivo di migliorare lo stato di conservazione delle popolazioni di gambero di fiume italiano nell’area dell’Appennino nord-occidentale di Emilia-Romagna e Liguria, attraverso un programma a lungo termine che coinvolge diversi partner in entrambe le regioni.

I partner del progetto Life Claw che affiancano il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano sono: l’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale, il Parco Naturale Regionale dell’Antola, il Consorzio di Bonifica di Piacenza, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’Università degli Studi di Pavia, Acquario di Genova-Costa Edutainment, il Comune di Ottone e il Comune di Fontanigorda.

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