«Il ministro Orlando ci ha detto che da parte del premier Draghi c’è la volontà di accelerare il più possibile i tempi per l’ingresso dello Stato nell’azienda: positivo, ma non risolutivo. Ci saremmo aspettati dal governo un intervento più deciso per chiedere all’azienda di fermare la cassa integrazione. Orlando ci ha detto che un passaggio lo ha fatto, ma che gli è stato risposto di no: ora, però, speriamo di raccogliere fatti concreti. Aspettiamo l’8 luglio, ma non è più accettabile andare oltre». A dirlo, come riporta l’Agenzia Dire, è il segretario della Camera del lavoro di Genova, Igor Magni, dopo l’incontro di questa mattina in Prefettura con il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, sulla vertenza ex Ilva.

Stamattina è scattata la cassa integrazione ordinaria, che ricalca in massima parte le modalità di quella per Covid. Se l’azienda volesse inasprirla, dovrebbe inviare comunicazione specifica ai lavoratori, ma a quel punto dallo stato di agitazione rinnovato oggi si tornerebbe in sciopero. La scelta dell’8 luglio per la riunione al Mise non è casuale: «Il governo si aspetta che entro il 30 giugno si insedi il nuovo consiglio di amministrazione, che dovrà affrontare il piano industriale con una certa logica», ha affermato il coordinatore della rsu e delegato Fiom dell’ex Ilva di Genova, Armando Palombo.

«I lavoratori non devono pagare le inefficienze dell’azienda, ma devono poter lavorare − affermano il segretario generale della Cisl Liguria, Luca Maestripieri, e il segretario della Fim Cisl Liguria, Christian Venzano − il ministro Orlando, dopo averci ascoltato, si è impegnato nella verifica della congruità della cassa integrazione ordinaria e ha assicurato il suo intervento non appena verrà depositata la domanda all’Inps».

I sindacalisti aggiungono che «da anni chiediamo investimenti che non sono mai arrivati. Abbiamo denunciato il rapporto con l’azienda che non è più sostenibile. L’intervento del governo dovrà concretizzarsi in tempi brevi sulla nuova società partecipata dallo Stato, con la quale vanno ripristinate relazioni industriali costruttive, con un piano industriale mirato al rilancio della siderurgia che deve tenere conto dell’occupazione, delle produzioni e dell’ambiente».

Oltre al ministro Orlando, contestato questa mattina al suo arrivo a Genova, anche le istituzioni locali sono finite nel mirino dei lavoratori: il sindaco Marco Bucci e il governatore Giovanni Toti sono stati accusati di non aver mostrato nessuna vicinanza ai lavoratori e, anzi, di aver preso le distanze accusandoli di essere dei facinorosi.

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