Nel 2020 in Liguria è stato erogato il 30% in meno delle prestazioni sanitarie del 2019: si tratta di visite e attività ambulatoriali cancellate dalla pandemia.

Sono le ripercussioni del Covid-19 sul servizio sanitario regionale in Liguria, emerse dai dati forniti questa mattina in consiglio regionale dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti in risposta a due interrogazioni presentate dal Gruppo Partito Democratico-Articolo Uno in materia di liste d’attesa e riduzione delle prestazioni sanitarie in seguito all’emergenza.

«Il recupero delle liste di attesa sarà il tema sanitario del futuro − ha commentato Toti È chiaro che abbiamo perso prestazioni sanitarie, in tutta Italia, ma credo che la Liguria, che certamente nella prima ondata ha avuto uno stop delle attività di elezione medica molto potente, nella terza ondata è stata sicuramente una delle regioni che ha avuto un minore impatto su queste attività. Si tratta comunque di una sfida che non credo possa essere banalizzata».

«Abbiamo dirottato risorse imponenti sul Covid, abbiamo scelto di dedicare un numero gigantesco di terapie intensive e ovviamente di conseguenza di personale dedicato per il Covid: oggi rimettere il sistema sul territorio, stabilire le priorità, riportare le professionalità ai loro ranghi di appartenenza, ripartire con un potenziamento che ci farà smaltire le liste di attesa comporterà, esattamente come per la pandemia, leggi, organizzazione e risorse straordinarie».

«Si tratta di tema assai complesso, anche perché ancora oggi uno screening esatto delle prestazioni sanitarie perse a causa dell’emergenza Covid sull’intero territorio nazionale è tutto da verificare – prosegue Toti – È chiaro che non appena sarà possibile dovremo affrontare il tema delle liste di attesa, ma non si tratterà di una questione banale, perché va a scontrarsi con una capacità produttiva del sistema sanitario nazionale che spesso risente di lacci che sono difficilmente superabili. Sappiamo bene quali siano le difficoltà di reperire alcune specialità mediche, penso per esempio agli anestesisti, rianimatori, medici d’urgenza, ginecologi e ostetrici. Purtroppo formare i medici richiede tempi che non sono comprimibili: dovremo ragionare sull’utilizzo degli specializzandi che sull’allargamento dei poli formativi a tutti gli ospedali della Liguria, in modo tale da poter avere in corsia a dare un sopporto anche personale in corso di formazione».

«Occorre aumentare la produttività della nostra sanità per recuperare le fughe e liste di attesa – aggiunge Toti – Su questo mi auguro che il contratto collettivo di lavoro su cui si comincerà la discussione darà la possibilità al sistema pubblico di dare incentivi, incrementi e una organizzazione di lavoro tanto flessibile da rendere possibile un aumento della produttività, perché dovremo tornare a rispondere ai bisogni quotidiani dei cittadini e in più intervenire su ciò che si è accumulato. Si tratta di certo, comunque, di un ragionamento di lungo periodo».

Secondo i consiglieri del Pd sarebbe invece fondamentale ripartire subito, «o la situazione sarà devastante – spiega Davide Natale, consigliere Pd e primo firmatario del primo documento – Già a febbraio avevamo chiesto un piano straordinario sulle malattie non Covid e proposto di individuare strutture ad hoc, una per ogni Asl ligure, dove poter ricominciare con le visite ambulatoriali e gli screening. Le regioni vicine sono partite, in Liguria invece Toti ci dice oggi che si ricomincerà solo dopo la chiusura dell’emergenza. Noi non siamo d’accordo».

«Scopriamo anche – sottolinea Natale – che Alisa sul recupero delle liste d’attesa sta ancora verificando la situazione e a oggi non prevede ancora la soluzione delle principali problematiche poste dalla ripresa delle attività ambulatoriali, prima tra tutte reperire i professionisti sanitari. Quindi, di fatto, il piano annunciato da Alisa mesi fa è vuoto».

«Siamo tutti consapevoli che l’emergenza vera riguarderà questo tema – aggiunge Roberto Arboscello, primo firmatario della seconda interrogazione – Non facendo prevenzione oggi ci troveremo a curare domani. Io credo che questo provocherà conseguenze tragiche per le persone e cittadini e per il sistema sanitario regionale. Il dato che preoccupa è quello che si trova all’interno di uno studio dell’Agenas di alcuni mesi fa in cui la Regione Liguria viene definita “maglia nera” per la cura e prevenzione di una serie di patologie tra cui i tumori all’utero, ai polmoni, alla tiroide e per i ricoveri per patologie cardiologiche».

Sul tema è intervenuto anche il capogruppo del Pd in Regione Liguria, Luca Garibaldi: «Superata la fase acuta della pandemia, bisognava iniziare a organizzarsi per un grande piano di recupero delle liste di attesa e degli esami mancati perché c’è un buco di 2 anni che riguarda sia gli esami diagnostici sia gli esami di screening e prevenzione. Come dicono da Alisa adesso il buco è del 30% ma in realtà a causa della mancata prevenzione rischiamo che diventi molto più ampio».

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