Non bastava la grave situazione economico-finanziaria causata dagli effetti di breve periodo della pandemia. Ad accentuare i problemi di oltre 15 mila micro e piccole imprese liguri c’è anche la recente escalation dei prezzi delle materie prime.

Proprio negli ultimi mesi le commodities hanno registrato un’impennata record: secondo i dati dell’ultimo bollettino economico della Bce, ad aprile 2021 i prezzi delle materie prime non energetiche, valutati in euro, risultano in salita del 33,4% rispetto a un anno prima. Quelle non alimentari arrivano a crescere addirittura del 51,4%. Il confronto su base annua risente del crollo dei prezzi registrato durante il lockdown di primavera del 2020, ma l’aumento rimane comunque elevato anche a confronto con i mesi precedenti, specie per le materie prime non alimentari. Allarmante il rincaro dei metalli di base: +65,7% su base annua (con picchi per il ferro, +88,1%, lo stagno, +77%, e il rame con il +73,4%). Parallelamente, salgono anche le commodities energetiche: i prezzi a marzo 2021 sfiorano il raddoppio (+93,6%) su base annua.

Le cause del rincaro sono diverse, a partire dalla ripresa della domanda mondiale a inizio anno (anche in Italia: gli acquisti di materie prime dell’estero nel trimestre dicembre 2020-febbraio 2021 crescono dell’1,2%). Una ripresa accompagnata però da restrizioni all’offerta di alcuni grandi esportatori mondiali, dall’aumento dei costi di trasporto e dalla scarsa disponibilità di container: le restrizioni anti-Covid hanno spesso dilatato i tempi di permanenza dei container nelle banchine portuali. Da tenere conto anche le politiche di espansione monetaria, che sta accompagnando gli ingenti interventi anticiclici per contrastare la recessione causata dalla pandemia da Covid-19, mentre i bassi tassi di interesse sostengono la domanda speculativa su prodotti finanziari che hanno come sottostante gli indice di prezzo delle commodities. A livello nazionale potrebbero anche incidere alcuni modelli organizzativi aziendali, ancora non reattivi per la ripartenza.

Uno shock che, partito dalla metallurgia, si sta estendendo anche ad altri settori manifatturieri (legno, gomma e materie plastiche, mobili) e all’edilizia (proprio in questa filiera l’incentivo fiscale del superbonus del 110% potrebbe aver generato un ulteriore fattore di spinta sui prezzi dei materiali edili). Tutti questi settori si caratterizzano per una grande impronta artigiana, in termini di numero sia di microimprese, sia di addetti.

«Le nostre imprese soffrono particolarmente la spinta sui costi delle materie prime, sui quali hanno poca capacità di controllo – osserva Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Di conseguenza, un contesto di questo genere determina la riduzione dei margini di guadagno e, se questi divengono addirittura negativi, costringono all’abbandono della commessa. Inoltre siamo al paradosso che, pur avendo gli ordinativi, non riusciamo a onorare le consegne a causa di una sempre più diffusa scarsità di materia prima. I risvolti di questa situazione potrebbero essere molto pesanti: l’attuale escalation dei prezzi delle commodities rischia di depotenziare una ripresa che rimane ancora fragile».

Le imprese liguri colpite dal rincaro

In Liguria sono 15.022 le imprese artigiane “sotto tensione” a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime (dati Istat). 29.243 gli addetti. La grande maggioranza, 13.378, sono attive nelle costruzioni (24.051 addetti). 910 appartengono invece ai settori della metallurgia e della fabbricazione di prodotti in metallo (3.312 addetti), 442 sono attive nella lavorazione del legno (902 addetti). 180 nella fabbricazione di mobili (394 addetti), 54 di apparecchiature elettriche (302 addetti), 48 nella produzione di articoli in gomma e plastica (245 addetti), 10 in quella di autoveicoli e rimorchi (38 addetti).

Il dettaglio per provincia: a Genova l’insieme delle microimprese artigiane interessate dal rincaro delle commodities comprende 7.453 realtà, che danno lavoro a 14.663 addetti. Di queste, 6.634 sono attive nelle costruzioni, 425 nella metallurgia e nella fabbricazione di prodotti in metallo, 210 nell’industria del legno, 107 nella fabbricazione di mobili, 40 in quella di apparecchiature elettriche, 32 nella produzione di gomma e articoli in plastica, 5 nella realizzazione di veicoli, rimorchi e semi-rimorchi.

A Savona le microimprese artigiane “sotto tensione” sono 3.429. Gli addetti sono 6.002. 3.100 microimprese lavorano nelle costruzioni, 196 nella metallurgia e nella fabbricazione di prodotti in metallo,  92 nell’industria del legno e sughero. 28 sono attive nella fabbricazione di mobili, 5 nella produzione di apparecchiature elettriche, altre 5 nella fabbricazione di articoli in gomma e plastica. Tre, infine, le realtà specializzate nella fabbricazione di veicoli, rimorchi e semi-rimorchi.

Veniamo a Imperia: qui le realtà artigiane interessate dal rincaro delle commodities sono complessivamente 2.486. Gli addetti che vi lavorano sono 4.815. Tra queste microimprese, 2.217 sono attive nella costruzione. Altre 163 realtà lavorano prodotti in metallo, 77 sono attive nell’industria del legno, 22 nella fabbricazione di mobili, 5 in quella di articoli in gomma e plastica, 2 in quella di apparecchiature elettriche.

Infine, La Spezia, con le sue 1.654 micro e piccole imprese artigiane toccate dall’impennata dei prezzi delle materie prime e i suoi 3.763 addetti. Si tratta di 1.427 realtà attive nel settore delle costruzioni, 126 nella metallurgia e nella fabbricazione di prodotti in metallo. 63 lavorano nell’industria del legno e dei prodotti in legno e sughero. 23 microimprese sono attive nella fabbricazione di mobili, 7 nella produzione di apparecchi elettrici, 6 realizzano articoli in gomma e materie plastiche. Infine, 2 realtà nella fabbricazione di veicoli e rimorchi.

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