La storica torrefazione torinese Costadoro ha scelto Genova (piazzetta Banchero, in via Sestri) per aprire il secondo locale di proprietà nell’ottica di avviare una linea franchising da esportare in tutto il mondo. La terza apertura è prevista a Montecarlo.

Giulio Trombetta

Costadoro Social Coffee non è un bar nel senso classico del termine: «Per noi è un locale multiesperienziale – afferma Giulio Trombetta, amministratore delegato del gruppo Costadoro, che riassume la filosofia del progetto – qui dentro avremmo la presunzione di rendere il consumatore consapevole, perché nonostante l’Italia sia la patria dell’espresso, c’è ancora una cultura troppo bassa nel settore del caffè. C’è ancora un retaggio negativo sulle peculiarità di questo alimento: ogni caffè ha un diverso contenuto di caffeina, per esempio e una propria dolcezza o acidità».

Il Costadoro Social Coffee si rivolge a un consumatore che ha voglia di approfondire ed è attento non solo alla qualità, ma anche ai risvolti sociali del commercio: «Siamo un locale plastic-free – sottolinea Trombetta – negli arredi, con l’uso del legno riciclato e del ferro, persino nei grembiuli dei baristi, ma anche nelle stoviglie e nelle confezioni in vendita, tutte compostabili. La nostra miscela Respecto, è 100% arabica, 100% biologica e rispettosa del fair trade, ossia garantisce un guadagno equo a tutta la filiera».

Oltre alle miscele il locale offre anche la possibilità di degustare singole origini in purezza.

L’investimento solo per gli arredi del locale (oltre 200 mq) è stato di 400 mila euro. Anche sul bancone, per esempio, è stato fatto uno studio per lanciare un messaggio: «È più basso rispetto a quello classico da bar per stimolare il dialogo tra chi fa il caffè e chi lo beve». Sono undici i dipendenti del Costadoro Social Coffee, alcuni “prestati” da Torino, altri genovesi, formati direttamente dall’azienda: «Investiamo più in formazione che in promozione – aggiunge Trombetta – i nostri non sono baristi, ma coffee lover, oggi il bar è come la cucina, si evolve e si è alzata l’asticella. La formazione vale quanto il prodotto: inutile avere un’eccellenza senza un operatore all’altezza per quelle cinque o sei attenzioni che servono per preparare il caffè».

Menù in braille e in Caa

Costadoro Social Coffee ha predisposto anche un menù in braille per i non vedenti e, grazie alla collaborazione con la startup genovese Alos, ha creato anche le liste per la Comunicazione Aumentativa Alternativa (consultabili anche via tablet messi a disposizione dal locale) per le persone che hanno difficoltà nella comunicazione verbale.

L’obiettivo di Costadoro è rinfrescare il concetto della vecchia drogheria, con la possibilità di provare i caffè nei diversi metodi di estrazione (espresso, filtro, chemex, french press, V60, clever, aeropress, cold brew, syphon moka, napoletana) e poi farselo macinare per portarselo anche a casa.

Il 70% del “business” sarà la caffetteria, ma c’è anche una cucina per il menù del pranzo, la produzione della pinsa romana e di piccola pasticceria.

La scelta di Genova come seconda location dopo Torino è stata abbastanza naturale: «Tolto il Nord Est il nostro business principale è il Nord Ovest, in Italia, mentre il 55% del nostro caffè è esportato all’estero. La Liguria è contigua al Piemonte e da tanti anni abbiamo clienti sia a Genova, una sessantina, sia nelle Riviere, poi siamo forti anche in Costa Azzurra, ci sembrava logico. In più abbiamo avuto l’opportunità del locale che ci sembrava facesse al caso nostro».

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