Il fenomeno della pirateria nel Golfo di Guinea sta crescendo in complessità e in violenza, con centinaia di marittimi rapiti e sequestrati ogni anno a scopo di riscatto. Per questo, Confitarma il 18 maggio ha sottoscritto la dichiarazione “The Gulf of Guinea Declaration on Suppression of Piracy”, alla quale hanno aderito anche molte importanti compagnie di navigazione italiane.

Carlo Cameli

«Oltre 160 compagnie e organizzazioni marittime internazionali hanno aderito all’iniziativa – afferma Carlo Cameli, presidente della Commissione Navigazione Oceanica di Confitarma e presidente del Comitato per la sicurezza del Bimco, promotore della dichiarazione – e l’auspicio è che altri operatori aderiscano all’appello della comunità marittima internazionale che chiede l’urgente adozione di azioni comuni per porre fine alla pirateria nel Golfo di Guinea. Nell’Oceano Indiano, grazie all’azione coordinata dei Paesi marittimi di tutto il mondo che per tutelare la libertà di navigazione del traffico mercantile hanno inviato nell’area unità militari navali, nonché all’adozione di misure di difesa passiva (Best management Practices) e attiva da parte delle compagnie di navigazione, il fenomeno si è notevolmente ridotto. Ricordo, in particolare, l’importante azione svolta dal 2008 dalla Eu Navfor “Operazione Atalanta”, la prima operazione militare a carattere marittimo dell’Ue avente l’obiettivo di prevenire e reprimere gli atti di pirateria nell’area del Corno d’Africa (Golfo di Aden e bacino somalo), il comando della quale per ben nove volte è stato affidato alla Marina Militare Italiana».

«Oggi – aggiunge Cameli – la minaccia è in costante crescita nelle acque dell’Africa occidentale ove, dal delta del Niger, i pirati attaccano le navi mercantili prendendo in ostaggio gli equipaggi. Il 95% dei rapimenti di equipaggi  avviene nel Golfo di Guinea, rendendo ormai la situazione insostenibile. Sulla base delle esperienze maturate in Somalia ed in altre regioni, lo shipping mondiale ritiene che disporre di unità militari navali, anche di Paesi che non si affacciano sul Golfo di Guinea, sia il modo più efficace non solo per prevenire attacchi di pirateria e rapimenti di marittimi ma addirittura per ridurre il fenomeno fino all’80% entro la fine del 2023».

Alcuni Paesi europei si stanno già attivando in tal senso. In primis l’Italia che, dando riscontro concreto al forte allarme per la drammatica situazione della sicurezza nell’area più volte sollevato da Confitarma, dal 2020 ha autorizzato il dispiegamento di due operazioni di presenza e sorveglianza della Marina Militare nel Golfo di Guinea volte a garantire la vigilanza e la protezione degli interessi nazionali, nonché a sviluppare attività di cooperazione con le Marine partner e alleate presenti nella regione. Di particolare importanza anche le esercitazioni antipirateria che hanno coinvolto unità mercantili, organizzate grazie alla consolidata collaborazione di Confitarma con la Marina Militare e il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera.

«Oltre alla presenza militare – sottolinea Cameli – lo shipping mondiale guarda con favore alle iniziative avviate da alcuni Stati della regione e, in particolare, dalla Nigeria. Infatti, il problema che occorre risolvere quanto prima è quello delle circa 30 milioni di persone che vivono in condizioni difficili attorno al delta del Niger, da cui partono la maggior parte degli attacchi di pirateria. È evidente che la soluzione di questi problemi richiede tempo ed è per questo che, così come è stato fatto al largo della Somalia, si chiede l’intervento delle forze militari a tutela degli equipaggi e delle navi che transitano nel Golfo di Guinea. Senza sicurezza non ci può essere sviluppo e ciò vale in modo particolare per tale regione».

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